Un Angelo ai remi di nome Sarah

Sarah Tait e la figlia a Londra 2012
Sarah Tait e la figlia a Londra 2012

Due anni di lotta e di sofferenza. Un lungo braccio di ferro con il cancro della cervice uterina, diagnosticato durante la gravidanza del secondo figlio. Tre Olimpiadi in archivio, l’ultima color argento a Londra 2012 dopo una splendida finale a Londra.  Sarah Tait, in gara nell’otto anche ad Atene 2004 e Pechino 2008, purtroppo non ce l’ha fatta.

La malattia ha avuto la meglio gettando così nello sconforto principalmente il marito Bill, tecnico della Nazionale, e privando così i due bambini di un punto di riferimento fondamentale per la loro crescita. Con grande dignità, Sara si era ritirata nel febbraio 2014 per affrontare una lunga sessione di dolorose ma necessarie cure. “Sarah ha lasciato una forte impronta nel canottaggio e nello sport australiano: la sua dedizione verso lo sport che tanto ha amato è stata pari a quella successivamente dimostrata nei confronti della sua famiglia” ha detto, commosso, l’head coach Chris o Brien. In bacheca anche una medaglia per colore, oro e argento nell’otto e nel due senza a Gifu assieme al bronzo vinto nel due senza a Bled 2011.

“Sapevo da martedì che Sarah Tait avesse poche ore di vita – mi dice Sara Bertolasi – Abbiamo, gareggiato a Londra insieme, da avversarie, e ci allenavamo sullo stesso lago, quello di Varese, prima delle Olimpiadi. Ci siamo, quindi, incrociate diverse volte con i nostri 2 senza. Non pensavo potesse lasciare un vuoto dentro di me”.

 

 

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