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SABAUDIA SI COLORA D’AZZURRO CON 14 MEDAGLIE

L’Italia non tradisce le attese dei suoi fans. A Sabaudia, tornata a ospitare un appuntamento internazionale dopo oltre 40 anni, la squadra del DT Cattaneo conquista la bellezza di 14 medaglie (6 oro, 6 argento, 2 bronzo) tra cui 7 nelle specialità olimpiche (oro nel quattro senza e nel quattro di coppia senior maschili, argento nel quattro di coppia senior femminile, otto maschile e nei due doppi pesi leggeri, maschile e femminile, bronzo nel doppio senior femminile). Le altre 7 nelle specialità non olimpiche, in gara ieri, e tutte nei pesi leggeri: oro nel quattro di coppia femminile e nel singolo, due senza e quattro di coppia maschile, argento nel singolo maschile e in quello femminile, bronzo nel due senza maschile.

In chiave olimpica, da segnalare lo slancio ripreso dal 4 senza con l’inserimento di Lodo e Vicino insieme a Rosetti e Castaldo. La vittoria di oggi, davanti a una Gran Bretagna diversa da quella di Lucerna, costituisce una bella iniezione di motivazioni e fiducia in vista di Tokyo. Sarà questo l’equipaggio che vedremo in Giappone? L’obiettivo, verso l’Olimpiade dei fantasmi (tante, troppe nazioni “invisisibili” come ad esempio l’Australia) è competere per l’oro. E’, quindi, possibile che si valuti ancora la situazione con molta attenzione prima di assumere una decisione definitiva. Di Costanzo e Abagnale nel 2 senza, Oppo e Ruta nel doppio Pesi Leggeri: una medaglia e una vittoria sfuggiti per un pugno di centesimi. Prendiamo sempre il lato positivo: “imprevisti” degli ultimi metri che oggi fanno relativamente male e tengono alta l’attenzione su quei dettagli che in chiave olimpica possono fare la differenza.

il 4 di coppia, in presenza della famiglia Mondelli e in assenza dell’Olanda, ci tiene sempre lassù con una rassicurante regolarità di prestazione. L’equipaggio è di spessore sempre più consolidato con un clima di fiducia reciproca positivo. Il veterano Venier e i giovani Panizza, Rambaldi e Gentili: felice alchimia tra esperienza, freschezza e irruenza, saggezza e tanta voglia di fare e stupire.

Patelli e Ondoli danno la scossa nel doppio, lasciando Buttignon e Guerra giù dal podio, ed è estremamente positiva anche la gara del 4 di coppia femminile, preceduto solo dalla Germania (come un propositivo otto maschile). Silvia Crosio ben sostituisce provvisoriamentr Valentina Rodini al fianco di Federica Cesarini nel doppio leggero. Avanti così

MIRABILE-NARDO. LA PARALIMPIADE DI TOKYO È REALTÀ

Gian Filippo Mirabile (Sportiva Murcarolo) e Chiara Nardo (Canottieri Padova) andranno alle Paralimpiadi nel doppio misto.

Un sabato di festa, una gioia incredibile per aver agguantato qualcosa che a lungo avevano prima solo sognato, poi piano piano costruito attraverso la programmazione e il lavoro e infine raggiunto con una tappa di qualificazione paralimpica, a Gavirate, davveri magistrale.

Un traguardo importante che ha gratificato in modo particolare il lavoro di tutta la squadra presente a Gavirate, a cominciare dal Capo Allenatore, Giovanni Santaniello, e i suoi collaboratori, i tecnici Pierangelo Ariberti, Cristina Ansaldi e Sara Prandini.

Ecco il pensiero di Chiara Nardo. “Sono felicissima e sinceramente ho creduto in questo risultato fin dalla batteria (vinta). Per me non è stato sicuramente facile raggiungere questo obiettivo perché ho iniziato a remare alla fine del 2019 e se pensiamo che la mia prima gara ufficiale è stata l’Europeo di Varese di aprile scorso, potete capire quanta poca esperienza agonistica nel canottaggio io abbia. Devo dire che mi reputo un’atleta con tanta testa e cuore e la lucidità e la freddezza in gara non mi sono mai mancate, con l’esperienza che ho acquisito nel mondo dell’ippica. Quando devo preparare una gara mi sento letteralmente investita da una gioia immensa perché adoro gareggiare. Dopo l’incidente del 2015, l’unica cosa che veramente mi mancava era gareggiare e dopo aver provato vari sport mi sono avvicinata al canottaggio che è risultato lo sport più compatibile con il mio fisico e con la mia testa. Devo dire che mi ha veramente preso il cuore perché, anche se gli allenamenti sono sicuramente duri, quando salgo in barca mi sento letteralmente al settimo cielo”. 

Così Gian Filippo Mirabile. “

“Oggi abbiamo fatto una gara perfetta. Pronti via eravamo tutti apparati ai 500, Australia davanti poi noi e Canada a fianco. Ai 1000 chiedo a Chiara un allungo, lei risponde ottimamente e mettiamo la punta avanti a tutti: da quel momento adrenalina pura con la barca pronta a volare ai 250 finali”. Le dediche. “Questa vittoria è dedicata alla Sportiva Murcarolo, al presidente Luca Cecchinelli che circa tre anni fa mi ha proposto di fare canottaggio, al mio allenatore Stefano Melegari, al mio primo coach nell’atletica leggera Sergio Lo Presti e al mio allenatore di paratriathlon Simone Biava per il supporto nel miglioramento a livello mentale, fisico e aerobico.  Ringrazio tutti i miei famigliari, i miei figli Ivan, Yuri e Dennis che quando vado via da casa mi aiutano con le mie gatte, tutti i miei amici che mi sostengono e  un ringraziamento particolare va ai miei datori di lavoro del centro medico Antietà che mi permettano sempre di partecipare ai raduni della Nazionale. Naturalmente grazie anche a tutto lo staff della nazionale: dal CT Santaniello a Sara Prandini passando per i miei compagni che hanno già qualificato la barca. Sono felice, è un sogno che si realizza: grazie soprattutto alla mia compagna di barca Chiara Nardo, siamo stati grandi”.

ITALIA SOLIDA E COMBATTENTE ANCHE A LUCERNA

Le Olimpiadi sono sempre più vicine. Due mesi. Oggi un primo e importante assaggio con avversari di qualità in tutte le specialità nonostante l’assenza di alcune tra le nazioni ed equipaggi più rappresentativi. L’Italia, forse meno brillante rispetto agli Europei di Varese, è ai primissimi posti in 6 delle 14 specialità olimpiche. Soffre di più ma lotta anche di più e tira fuori il carattere anche in situazioni difficili. Dove non arrivano le medaglie c’è comunque la voglia di esser tra i migliori. Due argenti, un bronzo, due quarti e un quinto posto, insieme alle tre medaglie di ieri nelle specialità non olimpiche: oro (Torre) e argento (Goretti) nel singolo pesi leggeri maschile e bronzo (Fede Cesarini) nel singolo pesi leggeri femminile.

Senza la Croazia, Lodo e Vicino conservano la seconda posizione continentale nel 2 senza: certo, in previsione olimpica, vanno tenute d’occhio sia l’affermazione della Serbia sia l’avvicinamento della Romania ma il fatto che questa finale non soddisfi pienamente nemmeno gli azzurri iridati 2017 in questa specialità è il segnale della giusta mentalità con cui si affrontano le sfide titaniche. La sazietà non è una sensazione che appartiene a Matteo e Peppe. Non dà gli esiti attesi il cambio di posizione in barca tra Rambaldi e Panizza nel 4 di coppia: insieme a Venier e Gentili, dopo l’alloro europeo, questa volta è “solo” argento di fronte a un Olanda che si riprende lo scettro di specialità con un colpo in acqua più efficace nel tratto centrale del percorso. Pippo, dall’alto, certamente spronerà l’equipaggio verso la rivincita che non potrà esser presa a Sabaudia (orange presenti solo con la punta) ma direttamente a Tokyo.

Valentina Iseppi, Alessandra Montesano, Veronica Lisi e Stefania Gobbi firmano il bronzo del 4 di coppia femminile. Un risultato di base già ampiamente soddisfacente, ancor più se considerato la vicinanza alle tedesche argentate. Solo mezzo secondo di differenza, con la Cina invece padrona incontrastata.

Oggi, nel doppio Pesi Leggeri, il messaggio lanciato dall’Irlanda è davvero forte. “Per batterci a Tokyo, dovrete impegnarvi allo spasimo”. E forse oltre, se consideriamo la facilità con cui dopo i 1000 O Donovan e Mc Carty si staccano dal gruppo di testa. Impetuosi e maestosi. Pietro Ruta e Stefano Oppo sono sempre tra i migliori: questa volta, rispetto a Varese, si avvicinano moltissimo ai tedeschi (12 centesimi) ma non basta per il podio perché tra irlandesi e Germania si inserisce la “vecchia” Norvegia, apparsa in netta crescita tra batteria e finale.

Matteo Castaldo, Bruno Rosetti, Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo chiudono con un finale rabbioso. Quarta piazza nel 4 senza ma la loro prova, per 1500 metri, non corrisponde alle aspettative. Sesti e ampiamente staccati dalla Gran Bretagna e dalla zona podio prima di rifarsi sotto e risalire la china, complice il crollo verticale della Polonia. Chiudono quinte  Stefania Buttignon e Clara Guerra nel doppio senza mai mollare.

LETTERA DELLA FAMIGLIA MONDELLI

La famiglia Mondelli, vista l’impossibilità di rispondere singolarmente alle centinaia di messaggi che hanno ricevuto per la perdita di Filippo, ha voluto scrivere una lettera pubblica di ringraziamento.

Non ci immaginavamo tutto questo, nel bene e nel male che tutto ciò ha comportato. Ancora a metà tra realtà e fantasia, con queste parole desideriamo restituire almeno una parte della vicinanza che abbiamo sentito stretta attorno a Filippo e a noi.
È impossibile rispondere a tutti senza dimenticare qualcuno, ma allo stesso tempo è impossibile dimenticare ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto che non solo in questi giorni, ma da molto tempo, abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere.
Filippo in questi mesi non è mai stato lasciato solo: dai compagni di barca agli amici d’infanzia, dagli allenatori ai dirigenti, dai colleghi ai superiori, dai medici agli infermieri ai fisioterapisti di Como e Bologna, da chi l’ha conosciuto di sfuggita a chi l’ha compreso nel profondo. Non solo in paese, ma da ogni parte d’Italia. Sono stati sentimenti veri, parole sincere, espressione di quello che lui era, speranze convinte, aiuti concreti.
Curiosità e banalità non hanno avuto la minima voce nel silenzio che è risuonato autentico nell’ora più dura.
Filippo si è sempre sudato tutto, forse anche questo momento. Ha smesso di soffrire, ma non possiamo dire che ora sia felice lassù. Lui era felice qui, aveva ancora tante cose da portare a termine, tante da inventare, tante da sudare sì, ancora, ma altrettante di cui essere soddisfatto. Perché lui è sempre stato soddisfatto dei suoi traguardi, che fossero le Olimpiadi o le sue galline.
Sentire tanto affetto attorno a noi, come avere tante piccole grandi famiglie pronte a sorreggerci, rende possibile pensare a un domani. Proprio pensando al domani di altri ragazzi come Filippo, vogliamo che ogni gesto in suo ricordo sia convogliato in qualcosa di concreto, non in struggenti manifestazioni di rimpianto. C’è bisogno ancora di tanta ricerca per evitare che questa malattia così particolare ci strappi qualcun altro, per questo vi abbiamo chiesto di trasformare ogni lacrima, ogni fiore, ogni annuncio in fondi a sostegno di Beat It Indoor Rowing Onlus.
Nel ringraziarvi dunque, uno per uno, sappiamo che Filippo lascerà in ciascuno di voi un segno tanto profondo quanto quelle fatiche e quelle soddisfazioni che sono così ben riassunte in questa foto, una delle sue preferite.
Monica, Guido ed Elisa

Per donazioni a Beat It Indoor Rowing Onlus
IBAN IT89L0873501600049000490934

Ciao Pippo, grazie di tutto. Non ti dimenticheremo mai!

Il momento che mai avremmo voluto vivere è purtroppo arrivato. Non abbiamo mai smesso di credere all’opportunità di sconfiggere quella fottuta malattia (quel maledetto osteosarcoma), di vederlo tornare a remare e coronare il sogno olimpico, meritatissimo alla luce di una carriera fatta di rincorse, di capacità di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, di voglia di crescere e raggiungere obiettivi ambiziosi.

Attoniti, sgomenti, increduli. Apprendiamo che il nostro Filippo Mondelli non è più tra noi. Tra un mese e mezzo avrebbe compiuto 27 anni, dal gennaio 2020 aveva iniziato a combattere in un campo diverso da quello di regata: l’intervento al Rizzoli di Bologna, vari cicli di chemioterapia e un calvario tremendo da affrontare con al fianco mamma Monica, il papà Guido e la sorella Elisa oltre ovviamente al supporto della Canottieri Moltrasio, delle Fiamme Gialle, della Federazione e dei compagni di squadra della Nazionale che gli sono stati vicini sino all’ultimo.

Sci e calcio nei suoi primi approcci con lo Sport. Rincorre i primi palloni alla Ardisce Spera e poi, nel 2007, inizia a remare alla Canottieri Lario. Passa poi alla Canottieri Moltrasio, una grande famiglia, così come lo sarà per sempre il canottaggio, passione di famiglia dato che il nonno Guido, per diverso tempo, guida la Canottieri Cernobbio.

Pippo e la Nazionale. Tanta, tantissima gavetta. I risultati non arrivano subito, molti di noi al suo posto avrebbero gettato la spugna e si sarebbero concentrati su altri aspetti della vita, magari più ludici, ma non lui. Non una persona pronta a mettere il 1000 per cento delle proprie energie per rincorrere il suo sogno. Le medaglie sono figlie di un grande impegno e di una perseveranza che, di fronte alle delusioni, lo porta continuamente a ricaricarsi senza mai perdere di vista la strada dell’eccellenza. Un gigante. Una inesauribile fame agonistica, una grande motivazione lo porterà nel 2015 a vincere il Mondiale nel 4 con Under 23 e nel 2017 a entrare nel Gruppo Olimpico: nell’ultimo quadriennio, con un fantastico gruppo di amici e compagni, vincerà il titolo mondiale nel 4 di coppia il 15 settembre 2018 a Plovdiv, in mezzo ai due bronzi di Sarasota 2017 (doppio) e Linz 2019 (4 di coppia), e si laureerà due volte campione d’Europa.

Il resto è storia d’oggi. In questi ultimi 15 mesi, siamo entrati a contatto l’energia del Mondelli lottatore, con la positività trasmessa dai suoi post e dai suoi video sui social dal letto d’ospedale. Filippo è stato il seme della speranza, un faro per tutti noi: noi non potremo mai dimenticare né il suo carattere né la forza che ha saputo trasmetterci proprio nel periodo in cui eravamo chiusi in casa per colpa del Covid-19 e ci lamentavamo magari di cose futili che non potevamo fare. Lui stava affrontando difficoltà 1000 volte più grandi ma lo faceva con straordinaria dignità e senza mai perdere il suo sorriso.

Filippo Mondelli continuerà, con il suo esempio, a vivere dentro tutti quanti noi, dentro soprattutto i nostri canottieri che a Tokyo, tra qualche mese, lotteranno per il titolo, per una medaglia o per una finale. Faranno tesoro della sua resilienza, della sua tempra, della sua voglia di arrivare lontano e, dopo i fantastici risultati di Varese, proveranno a dedicargli qualcosa di più importante.

“Il giorno che temiamo come ultimo è soltanto il nostro compleanno per l’eternità”. Per moltissimi anni ancora, siamo sicuri, la famiglia del Canottaggio continuerà a ricordare e onorare questa figura forte e generosa, dentro e fuori dall’acqua. Canottiere e ragazzo speciale dal cuore d’oro.

Ciao Pippo, grazie di tutto. Non ti dimenticheremo mai!

Memorial d’aloja: singoli e doppi al cardipalmo

Coppa d’Africa, pardon Memorial d’Aloja atto numero 1. In assenza di qualificati competitor internazionali, con la partecipazione dei paesi remieri emergenti (sei nazioni africane collegate al FISA Camp), il Belgio, equipaggi societari francesi e il Cile, l’attenzione va alle “sfide nelle sfide”, alias “azzurri contro azzurri”.

Guarda come filano Cesarini e Rodini (foto premiazione E. Artegiani-FAPress)! Il doppio leggero femminile campione d’Europa, a Piediluco, mette in fila le concorrenti Senior Guerra-Gobbi e Pappalardo-Serafini. Anche Oppo e Ruta, bronzo a Varese, danno parecchio filo da torcere ai componenti del 4 di coppia: occorre un strepitoso serrate a Panizza e Gentili, un piratesco assedio da fare invidia a Jack Sparrow, per riprendere Peppo e Stefano, secondi ma comunque davanti a Rambaldi e Venier. Passeggiata con cagnolino al guinzaglio per Lodo e Vicino nel 2 senza contro il Cile. Più duro il compito del 4 senza (Castaldo, Di Costanzo, Abagnale, Rosetti), più veloci di meno di 3 secondi rispetto a Comini, Sandrelli, Gaetani Liseo e Parlato.

Le gare più emozionanti nel singolo: nel femminile Veronica Lisi piega la resistenza della namibiana Dieckmann per soli 20 centesimi, nel maschile Gennaro Di Mauro supera il belga Tristan per poco più di mezzo secondo. Bravo Gennaro, ma è lecito sperare nel pieno recupero di Simone Martini (oggi terzo) da un lungo infortunio.

Concentriamoci sugli Junior. Magdalena Clerici, il 2 senza Mossi-Grisoni in campo femminile, il 2 senza Chierca-Ceccarino , il doppio D’Agostini-Maron e il singolista Francesco Pallozzi in campo maschile.

Il ritiro di Sara. “Trasmettero’ ai giovani i miei valori”

In una lettera aperta, Sara Bertolasi spiega la decisione del suo ritiro dall’agonismo. Due Olimpiadi, risultati brillanti in campo internazionale con una stagione 2018 indimenticabile sul 2 senza al fianco di Alessandra Patelli dua partner a Rio de Janeiro. Da parte di chi scrive, il migliore in bocca al lupo per il futuro (che è anche già presente) sportivo da dirigente federale, professionale e personale.

Cari tutti,

nella vita ci sono giornate che ricordi per sempre. Oggi, 15 aprile, per me sarà una di queste. Ho deciso di scrivere qualche riga per condividere in prima persona una decisione profonda, maturata durante questi ultimi mesi. Mesi di blocco forzato, attraversati da una pandemia mondiale che ha portato al rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo.

Io, nella mia Varese, ho avuto la possibilità di recuperare da un brutto infortunio e soprattutto di pensare. Pensare alla vita, al mio futuro. L’Olimpiade, la mia terza, dopo avermi accarezzato si è nuovamente allontanata e un anno nello sport spesso è un abisso. Per un canottiere sono almeno 600 sessioni di allenamento, che purtroppo a causa di un grave infortunio non ho potuto affrontare nel modo migliore per onorare l’Italia. Nel canottaggio non sono stata un talento, quello che ho fatto l’ho costruito con allenamenti intensi e costanti che oggi il mio corpo fatica a sopportare e, di conseguenza, ad assimilare.

Quando ho lasciato il ciclismo l’ho fatto perché sognavo i Giochi Olimpici. Nel 2011 a Bled in Slovenia, quando ancora non c’era la parità di sesso e quindi solo otto imbarcazioni accedevano ai Giochi, ho realizzato il mio sogno: la qualificazione per Londra 2012, la prima volta nella storia del canottaggio femminile italiano in due senza. Dalla prima alla seconda altri quattro anni, con un cambio di equipaggio, poi Rio 2016 sempre con la Canottieri Lario. Dopo l’esperienza brasiliana decisi di appendere i remi al chiodo, il fuoco però si riaccese grazie alla Canottieri Milano e da lì il ritorno nel 2018 con l’argento in Coppa del Mondo, il bronzo agli Europei e il quarto posto ai Mondiali Assoluti. Una stagione incredibile. Tra i ricordi più belli però restano le vittorie internazionali sul mio Lago di Varese, dove tutto è iniziato tra le fila della Canottieri Varese e, soprattutto, le tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere grazie al mio percorso sportivo.

Oggi, dopo una profonda rielaborazione e con la certezza di avere fatto il possibile per superare l’infortunio, ho deciso che la mia terza Olimpiade non potrà far parte della mia carriera. La vita da atleta richiede su tutto un costante impegno fisico e mentale, se uno di questi due fattori vacilla non riesci più ad esprimerti. Dell’atleta però mi porto la tenacia, la caparbietà e la lealtà, che ormai fanno parte del mio essere. Valori che cercherò di trasmettere soprattutto ai più giovani, nel mio nuovo viaggio da Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canottaggio e non solo.

Chiudo, allegandovi una delle foto alle quali sono più affezionata e ringraziando di cuore  tutti coloro che mi sono stati vicini, condividendo con me non solo i momenti euforici di questi tredici meravigliosi anni olimpici”

Sara Bertolasi

torna LA super GRAN BRETAGNA, L’ITALIA TRA LE GRANDI CON OLANDA E ROMANIA

Il quarto posto nel medagliere olimpico degli Europei di Varese, prima verifica di tutte le principali nazioni continentali, rappresenta un ottimo punto di partenza per l’Italia a tre mesi e mezzo dal principale appuntamento di questo quadriennio diventato quinquennio a causa dell’emergenza Covid-19.

Cinque medaglie, in un contesto altamente qualificato, con le notevoli ed entusiasmanti prestazioni del 4 di coppia maschile e del doppio leggero femminile davanti a tutti ma senza certamente dimenticare le strepitose rimonte dell’argentato 2 senza maschile e del bronzeo 4 senza maschile, risultato al pari di un doppio leggero maschile sempre tra i migliori. Due ori, un argento e due bronzi. Un bottino per cui occorre complimentarsi con tutti gli artefici: il Consiglio Federale, ricordiamo la delega all’area tecnica assegnata al vicepresidente Michelangelo Crispi, lo staff tecnico (dal DT Cattaneo a tutti i suoi collaboratori), lo staff medico e, of course, atleti e atlete.

Non passa inosservata la grande ripresa della Gran Bretagna con le sue 9 medaglie (3 ori, 3 argenti, 3 bronzi). Lucciano i tre ori e colpisce la capacità di portare in cima all’Europa sia il 4 senza che l’otto maschile oltre al 2 senza femminile. Tra le sette medaglie (2 ori, 3 argenti, 2 bronzi) dell’Olanda, spiccano i successi nel 4 senza e nel 4 di coppia femminile con quella vecchia (quest’anno, se non erro, son 65…) volpe di Josy Verdonckshot. Certo gli orange rimpiangeranno la mancata vittoria nel doppio maschile con quel sorpasso francese “d’autore” La Romania di Antonio Colamonici “eccelle” nel settore femminile, con le affermazioni nel doppio e nell’otto, abbinando anche tre argenti: da applausi 4 senza e otto maschile. La strada verso Tokyo è appena all’inizio.

l’italia europea è straripante: varese la applaude

L’impegno degli oltre 250 volontari agli Europei di Varese è assolutamente ripagato dalla prestazione degli equipaggi azzurri. Una domenica trionfale, con più di metà dei finalisti in medaglia e una generale condizione tecnica e fisica che fa capire che siamo sulla strada giusto verso le Olimpiadi di Tokyo. Ben otto su quindici: tre ori (doppio leggero femminile, 4 di coppia maschile, 4 di coppia leggero maschile), tre argenti (2 senza, 2 senza Pesi Leggeri, singolo Pesi Leggeri) e due di bronzo (doppio leggero maschile, 4 senza maschile). Italia sul podio in ben cinque specialità olimpiche, con due vittorie continentali.

Magistrale prova del 4 di coppia maschile! Venier, Panizza, Rambaldi e Gentili stritolano olandesi, apparsi imbattibili nel 2020 e ricondotti oggi alla normalità dall’uragano azzurro. Una sensazione di forza davvero straordinaria, una buona costanza di rendimento in tutto il percorso. Fantastiche Valentina Rodini e Federica Cesarini! Sono campionesse d’Europa alla Schiranna di Varese al termine di una gara praticamente perfetta! Il loro doppio leggero vola via, controlla sempre molto bene la situazione in ragione di una maturità acquisita in queste ultime tre stagioni: a nulla valgono i disperati attacchi conclusivi delle inglesi. Goretti, Vicino, Torre e Rocek lasciano con il fiato sospeso dopo un duello eterno con la Francia: è la vittoria del cuore e arriva con soli 2 centesimi di margine sui transalpini.

Il 2 senza di Lodo e Vicino parte forte e chiude fortissimo (come consuetudine) cedendo qualcosa di troppo ai Sinkovic sul passo. All’arrivo i croati devono stringer i denti per ripararsi dall’attacco all’arma bianca di Matteo e Peppe, bravi a scrollarsi di dosso la pressione della Serbia e il possibile ritorno della Romania. Vicino dedica questa bella medaglia alla nonna recentemente scomparsa e sua prima tifosa. Il capitolo degli argenti comprende anche le belle gare del singolista leggero Soares e del 2 senza leggero Fasoli-Mantegazza.

Oro a ottobre, terzi oggi dietro Irlanda e Germania. L’importante per il doppio leggero di Oppo e Ruta è esser sempre tra i migliori e non mancare mai l’appuntamento con la medaglia. Rush finale eccezionale per il 4 senza. Scalzata l’Olanda, con solo inglesi e rumeni (vicini) davanti, l’Italia di Di Costanzo, Abagnale, Rosetti e Castaldo si mostra generosa negli sforzi ed è brava a credere sempre nella possibilità di salire sul podio anche quando a 500 metri dal traguardo è lontano un secondo e mezzo.

Chiudono quarto il 4 con ParaRowing, quindi il pararower Spolon, il doppio PR2 Mirabile-Nardo, il 4 di coppia femminile e l’otto maschile, sesto il 4 senza femminile e l’otto femminile.

EUROPEI A VARESE: L’ITALIA FA LE PROVE PER LE MEDAGLIE

Risultati più che soddisfacenti anche oggi in chiave Tokyo per l’Italia padrone di casa agli Europei di Varese. In copertina oggi il doppio pesi leggeri di Cesarini e Rodini, capace di vincere la propria semifinale tenendo adeguatamente a bada Irlanda e Russia. D’accordo che forse le peggiori clienti (inglesi, olandesi, rumene) si sono affrontate tra loro nella gara precedente ma la solidità espressa, oggi più di ieri, dalle azzurre vicecampionesse europee è molto significativa.

Tornando alla copertina, effettivamente andrebbe condivisa con il 2 senza. Lodo e Vicino sono un’assicurazione sulla vita, magistrali nel prendere il comando e nel gestire gli attacchi di serbi, olandesi e inglesi, fuori dalla finale per 2 centesimi. Italia più veloce anche dei fratelli Sinkovic, “in carrozza” con Romania e Francia.

Quel secondo e mezzo subito guadagnato su tutti gli avversari nei primi 500 metri è già altamente indicativo della forza del 4 di coppia. Gentili, Panizza, Rambaldi e Venier consolidano la propria leadership, palata dopo palata, e diventano ben presto spettatori della lotta per la qualificazione e della “festa baltica” con il secondo posto estone e il terzo lituano, parecchio distanti dalla prestazione azzurra: Oppo e Ruta, nel doppio leggero maschile, assaggiano l’ottima forma degli irlandesi. Azzurri secondi, nell’altra semifinale si vede una effervescente Germania.

Gara generosa del 4 senza femminile. Rocek, Tontodonati, Patelli e Ondoli staccano il biglietto per la finale eliminando la Danimarca e contendendosi la leadership sino all’ultimo centimetro con le russe poi vincitrici del recupero. Di Costanzo, Abagnale, Rosetti e Castaldo non si strappano i capelli dopo la velocissima partenza britannica. In vista della finale di domani, meglio risparmiare preziose energie in una semifinale in cui la qualificazione non è mai in discussione. A tirarsi il collo, nell’altra gara odierna del 4 senza, Olanda, Romania, Polonia e Svizzera: elvetici out per 4 centesimi!

Ottima performance anche per il 4 di coppia femminile, vincitore del proprio recupero con Guerra, Montesano, Lisi e Gobbi.

Anche il pararower Massimo Spolon si guadagna l’accesso alla finale. Perdiamo per strada i doppi: di pochissimo, però, i giovani Chiumento e Carucci, mentre Buttignon e Iseppi sono maggiormente staccate. In finale B anche Gennaro di Mauro e la singolista leggera Arianna Noseda.

Domani, per le medaglie, lotteranno nove barche olimpiche, tre paralimpiche e tre non olimpiche.