La voce dell’umiltà: Pietro Ruta

Pietro Ruta
Pietro Ruta

Poche parole, come sempre, perché il 27enne neopoliziotto ama molto di più i fatti. Pietro Ruta sa, però, esser estremamente incisivo anche nei suoi brevi pensieri. Ci vuole fegato per affrontare un’Olimpiade in corsa, come Londra 2012, senza alcuna esperienza ufficiale, a livello internazionale, nel doppio Pesi Leggeri.  Ci vuole la giusta testa per rincorrere miglioramenti, anche il più piccolo o insignificante, applicandosi al massimo in ogni singolo allenamento. Anche nel 2014, Pietro si conferma un esempio di costanza, operosità e di grande umiltà. Costante, perché in questo biennio il suo doppio Pesi Leggeri non è mai sceso sotto il quarto posto. A volte doloroso, vedi soprattutto i due Mondiali e a maggior ragione l’ultimo perché figlio del vento e quindi ingiusto. Operoso, perché Ruta matura solo ed esclusivamente attraverso il lavoro: prima imparando il mestiere di falegname, ora da canottiere d’alto livello. Umile, perché non c’è grande risultato, vedi ad esempio i due argenti di Lucerna, che Pietro non commenti così. “Ho solo fatto il mio dovere…”. Umiltà e semplicità. Sorgenti di bellezza, secondo lo storico d’arte Winckelmann. Un modo d’essere, sincero, per Pietro Ruta. 
Pietro, siamo a inizio 2015. In cosa, in particolare, ti senti maturato/cambiato a 12 mesi fa?

“Sicuramente ci siamo allenati di più rispetto a un anno fa. Quello non è assolutamente in discussione. Inoltre io e Andrea abbiamo fatto molta più esperienza in doppio. Ora ci sentiamo decisamente più ‘navigati’ in questa specialità”. 

canottaggiomania_daloja_ruta_michelettiA proposito di navigazione, ad Amsterdam avete affrontato acque tormentate dal vento. La rabbia per questo quarto posto, come ho scritto più volte assolutamente ingiusto visto anche il valore  espresso durante i turni precedenti la finale, può trasmettere ancora più carica per il prossimo decisivo biennio?
“La motivazione è sempre alta perché puntiamo sempre a esprimerci al meglio ed a crescere allenamento dopo allenamento, gara dopo gara. E’ vero, la fortuna non ci ha aiutato in Olanda e abbiamo ancora tanto amaro in bocca per quella finale. Non manca, però, la voglia di riscattarci”.

Il Peppo Ruta fans club, gli amici della Canottieri Menaggio: come ti hanno accolto al tuo ritorno?
“Erano più dispiaciuti di me, io sono molto affezionato a loro perché non mancano mai di trasmettermi il loro sostegno. Li vedo quasi sempre, in Canottieri, quando naturalmente non mi trovo in raduno, ed abbiamo possibilità di condividere molte cose”.

Sudafrica vincitrice del titolo mondiale e baciata dalla Dea bendata. Resta sempre la Francia l’avversario principale da battere o possono esserci sorprese, secondo te, nel 2015?
“Diciamo che i vincitori del doppio sono cambiati quasi sempre… Certo, c’è la Francia… Nel 2013 il Mondiale va alla Norvegia, nel 2014 al Sudafrica. Siamo tutti ad un livello altissimo, quindi è un po’ un’incognita formulare oggi un pronostico…”.

Con Andrea Micheletti
Con Andrea Micheletti

Da Londra 2012 in avanti, dal doppio PL sei sceso una volta sola e in quel caso, ai Giochi del Mediterraneo, non fu propriamente un successo per noi. Qual è il tuo contributo più grande alla crescita di quest’imbarcazione?
“La forza di un doppio si costruisce assieme al proprio partner. Chilometro dopo chilometro,  mano a mano che si trascorre tempo, remando con attenzione a ogni singolo dettaglio e, quindi, trovando il giusto feeling.  Io ho esordito, in questa specialità, alle OIimpiadi di Londra, in una situazione d’emergenza e senza aver molte occasioni per provare. Avessi avuto allora l’esperienza di oggi…”.

Nel 2013 ma soprattutto nel 2014, sempre assieme ad Andrea Micheletti.  Pregio e difetto più grandi?
“E’ molto intelligente, sa leggere bene ogni momento della gara. Difetto? Ogni tanto striscia le pale sull’acqua!”.

Ci prova, a insidiare sportivamente la coppia, anche Marcello Miani. Il suo ritorno ad alti livelli, l’essere in costante competizione con chi di Olimpiadi ne ha già disputate due, può esser un’arma in più per costruire un doppio PL sempre più forte?
“Sicuramente non è da sottovalutare ma ognuno percorre la propria strada e poi si tirano le somme alla fine”.

Nel 2000 eri, parole tue, “un bambino obeso”. Lancia, per favore, un messaggio ad altri tredicenni che oggi si trovano nelle tue stesse condizioni di allora
“Prima di tutto divertitevi, poi iniziate a praticare sport ad alti livelli senza comunque dimenticarvi di trarre piacere da ciò che fate”.

Se non ricordo male sei anche un patito di motociclismo. Il mitico Guido Meda registrò un messaggio. “Peppo c’è”. A quale pilota del circuito motomondiale ti senti di paragonarti e perché?
“Non mi sento di paragonarmi a nessuno, però potrei guidare e, allo stesso tempo, somigliare a una Ducati. Non conta quanti cavalli hai, ma quanta passione ci metti!”. 

Ultima domanda. Quando tra un anno ti ritroverai le mie domande, a bilancio della stagione 2015, come ti piacerebbe rispondere alla rinnovata domanda numero 1?
“Ti rispondo il 31 dicembre 2015, caro Marco…

Foto Perna e Artegiani

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