Tre ori olimpici e una voglia infinita. La nuova sfida di Pete

canottaggiomania_reed_peteDue ori nel 4 senza, prima a Pechino 2008 e poi a Londra 2012, conditi anche da due vittorie e due argenti ai Mondiali. Il tris nell’Ammiraglia a Rio de Janeiro 2016, dopo un triennio di successi iridati in questa specialità. Si può non aver la pancia piena? Si può se ti chiami Pete Reed. Il suo compagno Andy Triggs Hodge si ferma, sollevando anche un’interessante polemica sui magri guadagni della sua attività di canottiere d’alto livello, ma il 35enne del Leander no. Va avanti verso Tokyo 2020. “La cosa più importante è la voglia di continuare ad allenarmi” e, nell’intervista rilasciata al Telegraph (clicca qui),   è interessante leggere alcuni suoi passi. 

Il rapporto con l’head coach Jurgen Grobler. “Non sapevo cosa si aspettasse ma quando gli ho comunicato la mia decisione inizialmente era contento e poi, dopo qualche minuto, ha voluto esser sicuro che le ragioni fossero quelle giuste e non solo legate alla volontà di vincere un altro oro alle Olimpiadi”.

Già, Pete, allora perché andrai avanti? “Naturalmente, voglio vincere a Tokyo e farò tutto il possibile perché ciò accada. Se arriverà un argento o un risultato peggiore, però, non sarà una vergogna. Vado avanti, probabilmente perché non ho bisogno di vincere ancora ma imparare ancora qualcosa di importante nella vita grazie allo sport.”

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