LA FORZA DELLA CONTINUITA’: IL BRONZO DI OPPO E RUTA

Oppo e Ruta dopo la premiazione (foto Canottaggio.org)

L’ultimo minuto. Quello di Londra 2012, con la salita al volo sul doppio Pesi Leggeri al fianco di Elia Luini per sostituire l’infortunato Lorenzo Bertini. Quello di Rio de Janeiro 2016, per andare a ricoprire il delicato ruolo di capovoga di un 4 senza Pesi Leggeri alla ricerca di un’identità vincente. Due Olimpiadi, la prima segnata dal dispiacere per il mancato raggiungimento della finale e la seconda dal retrogusto amaro perché il quarto posto è la peggior moneta possibile per ricambiare anni e anni di gravoso impegno. Dai tempi della Coppa del Mondo nel singolo Pesi Leggeri, con le medaglie vinte in campo di regate deserti. Da prima ancora.

Una persona umile e lavoratrice (a tutti i livelli, ricordiamo la sua esperienza da falegname) come Pietro Ruta non poteva che trovarsi bene con una figura più giovane ma di altrettanto eccezionale valore umano, prima che tecnico, quale Stefano Oppo, forgiato dal College Remiero di Piediluco. Fatti l’uno per l’altro e in Brasile il destino li ha accoppiati. Da quel bruciante quarto posto, un nuovo cammino con tappe di crescita importanti e tante medaglie: tre argenti consecutivi ai Mondiali, quattro medaglie (un oro, un argento e due bronzi) agli Europei. La forza della continuità.

Coraggio e intelligenza, quest’ultima dote evidenziata soprattutto nella finale olimpica. Irlanda fuori portata, Germania battuta per 13 centesimi un anno fa agli Europei ma a Tokyo capace di esprimersi su valori leggermente superiori. In un campo di regata dalle mille insidie, la scelta di metter in cassaforte il bronzo paga. Si, è vero. Per il loro coraggio, spesso e volentieri penso a questo doppio, Pietro e Stefano, come alla “Piccola vedetta lombarda” e al “Tamburino sardo” di deamicisiana memoria. Coraggiosi, commoventi, ma purtroppo finiti sotto il fuoco degli austriaci. Il quarto posto, con il potenziale impallinamento da parte di Repubblica Ceca o Belgio, equivaleva alla stessa fine. “Era importante non lasciarsi prendere dalla foga, quello che è successo ieri alla Norvegia era ancora davanti ai nostri occhi”. Parole sacrosante quelle di Stefano, prima medaglia olimpica a Tokyo della sua amata Sardegna, segnata dagli incendi a cui va la dedica per questo eccezionale risultato così come il primo pensiero di Peppo va al lago di Como e ai paesi danneggiati dall’alluvione.

Umili e generosi. C’è una “moda” per tutte le stagioni: questa doveva esser quella di un podio da raggiunger a tutti i costi per finalizzare 5 anni di incredibili sacrifici e la regolarità, manifestata anche nella madre di tutte le sfide, è stata la strada giusta che Ruta e Oppo hanno imboccato arrivando alla tanta agognata medaglia. Nessuno la meritava più di loro. Oggi attenti ragionieri, chissà se a Parigi per far la differenza e battere finalmente questa eccezionale Irlanda servirà esser sbarazzini sognatori.