LA FORZA DELLA CONTINUITA’: IL BRONZO DI OPPO E RUTA

Oppo e Ruta dopo la premiazione (foto Canottaggio.org)

L’ultimo minuto. Quello di Londra 2012, con la salita al volo sul doppio Pesi Leggeri al fianco di Elia Luini per sostituire l’infortunato Lorenzo Bertini. Quello di Rio de Janeiro 2016, per andare a ricoprire il delicato ruolo di capovoga di un 4 senza Pesi Leggeri alla ricerca di un’identità vincente. Due Olimpiadi, la prima segnata dal dispiacere per il mancato raggiungimento della finale e la seconda dal retrogusto amaro perché il quarto posto è la peggior moneta possibile per ricambiare anni e anni di gravoso impegno. Dai tempi della Coppa del Mondo nel singolo Pesi Leggeri, con le medaglie vinte in campo di regate deserti. Da prima ancora.

Una persona umile e lavoratrice (a tutti i livelli, ricordiamo la sua esperienza da falegname) come Pietro Ruta non poteva che trovarsi bene con una figura più giovane ma di altrettanto eccezionale valore umano, prima che tecnico, quale Stefano Oppo, forgiato dal College Remiero di Piediluco. Fatti l’uno per l’altro e in Brasile il destino li ha accoppiati. Da quel bruciante quarto posto, un nuovo cammino con tappe di crescita importanti e tante medaglie: tre argenti consecutivi ai Mondiali, quattro medaglie (un oro, un argento e due bronzi) agli Europei. La forza della continuità.

Coraggio e intelligenza, quest’ultima dote evidenziata soprattutto nella finale olimpica. Irlanda fuori portata, Germania battuta per 13 centesimi un anno fa agli Europei ma a Tokyo capace di esprimersi su valori leggermente superiori. In un campo di regata dalle mille insidie, la scelta di metter in cassaforte il bronzo paga. Si, è vero. Per il loro coraggio, spesso e volentieri penso a questo doppio, Pietro e Stefano, come alla “Piccola vedetta lombarda” e al “Tamburino sardo” di deamicisiana memoria. Coraggiosi, commoventi, ma purtroppo finiti sotto il fuoco degli austriaci. Il quarto posto, con il potenziale impallinamento da parte di Repubblica Ceca o Belgio, equivaleva alla stessa fine. “Era importante non lasciarsi prendere dalla foga, quello che è successo ieri alla Norvegia era ancora davanti ai nostri occhi”. Parole sacrosante quelle di Stefano, prima medaglia olimpica a Tokyo della sua amata Sardegna, segnata dagli incendi a cui va la dedica per questo eccezionale risultato così come il primo pensiero di Peppo va al lago di Como e ai paesi danneggiati dall’alluvione.

Umili e generosi. C’è una “moda” per tutte le stagioni: questa doveva esser quella di un podio da raggiunger a tutti i costi per finalizzare 5 anni di incredibili sacrifici e la regolarità, manifestata anche nella madre di tutte le sfide, è stata la strada giusta che Ruta e Oppo hanno imboccato arrivando alla tanta agognata medaglia. Nessuno la meritava più di loro. Oggi attenti ragionieri, chissà se a Parigi per far la differenza e battere finalmente questa eccezionale Irlanda servirà esser sbarazzini sognatori.

FEDERICA&VALENTINA: GRAZIE, REGINE DELLE ACQUE!

Valentina Rodini e Federica Cesarini (foto Canottaggio.org)

Federica Pellegrini per il Nuoto e Valentina Vezzali per la Scherma. Due nomi di valore eccezionale per lo Sport in Italia. Un oro e un argento in cinque Olimpiadi per la Divina, sei volte campionessa mondiale. Sei titoli olimpici e sedici iridati nel fioretto per la più grande sportiva medagliata di sempre.

Ecco, anche noi abbiamo Federica e Valentina. Cesarini e Rodini, due campionesse entrate alle 3:17 di questa mattina nella storia del Canottaggio e dello Sport italiano. La vittoria ai Giochi Olimpici di Tokyo nel doppio Pesi Leggeri, con quei 150/200 metri finali “spaccacuore” (e soprattutto spaccaOlanda, spaccaFrancia e spaccaGBR) rimarranno nella nostra mente per molti anni ancora.

Il 29 luglio 2021, 45 anni dopo la prima edizione delle Olimpiadi aperte alle Donne, inizia una nuova storia per il Canottaggio di casa nostra grazie alle basi gettate 5 anni fa con una rinnovata attenzione da parte della nostra Federazione, dal presidente Abbagnale al vice Crispi passando per la direzione tecnica di Franco Cattaneo, nei confronti del Canottaggio femminile. Da non dimenticare, certamente, la possibilità di una sponsorizzazione dedicata alle loro esigenze: la COOP, arrivata grazie alla regia dell’ex consigliere nazionale Crozzoli.

Stefano Fraquelli, da oggi anche ufficialmente più bello del suo sosia Nicolas Cage, e Gigi Arrigoni, con la sua rassicurante barba bianca, sono i due perfetti angeli custodi delle nostre Donne. Ci sono le punte di diamante, Valentina e Federica, che vincono l’oro ma anche altri tre equipaggi: dallo splendido 4 di coppia quarto classificato al doppio e al 2 senza che lottano sino all’ultimo centimetro per la miglior posizione possibile. C’è un movimento in crescita a ogni livello. Il messaggio più bello che porta con sé l’oro del doppio Pesi Leggeri è proprio questo. “Care famiglie italiane, il Canottaggio è uno sport femminile: portate le vostre bambini nella Società Canottieri più vicina a casa vostra”.

La vittoria del doppio Rodini-Cesarini non è il frutto del caso ma di un inseguimento costante della migliore performance. La vittoria della finale B (con conquista del pass olimpico) al Mondiale di Linz 2019 è un punto di svolta, fa seguito a una stellare prova di Coppa del Mondo a Poznan in cui le azzurre, sempre davanti, cedono per soli 9 centesimi il primo posto alla Nuova Zelanda. Il 2020, in assenza di competizioni ufficiali, vede Valentina e Federica raggiungere il secondo posto agli Europei dietro l’Olanda. Europei vinti, con il primo straordinario segnale, a Varese nell’aprile scorso.

Si, il destino. Due ragazze predestinate, perché il successo arriva nonostante l’infortunio che tiene fuori Valentina dagli impegni ufficiali degli ultimi 3 mesi e mezzo. Il recupero è graduale, Tokyo è la seconda gara, quella decisiva, della stagione. Loro la vincono, esercitando negli ultimi 150/200 metri la differenza perché è in quella piccola porzione di campo di regata che, in genere, nascono e muoiono i sogni. In questa Olimpiade, in quell’attimo, il spuntano due nuove e luminose stelle nel firmamento dello Sport italiano. Federica e Valentina, grazie per averci riportato lassù 21 anni dopo l’ultima impresa a cinque cerchi del 4 di coppia. Dai Cavalieri alle Regine delle Acque.

IL BRONZO DELLA RESILIENZA NELLA NOTTE DEL FATO

Un bronzo (4 senza maschile – foto Canottaggio.org), un quarto (4 di coppia femminile) e un quinto (4 di coppia maschile) posto, altre due barche (i doppi leggeri maschile e femminile) in finale A e altre due (i due senza maschile e femminile) in finale B. Ecco la quinta giornata delle Olimpiadi del Canottaggio, seguita da migliaia di appassionati remieri nel corso di una notte che ha regalato gioia e ansia, soddisfazione e delusione.

Prima di tutto, indipendentemente dagli accadimenti di questa notte, occorre dire che cinque barche azzurre (su nove) già promosse all’ultimo atto della competizione, in attesa ancora del singolista Gennaro Di Mauro, sono il segnale di un movimento in grande salute e di una preparazione tecnica e atletica di ottimo livello. Cinque, ma che potevano esser anche già sei senza il grave intoppo mattutino. La positività di Bruno Rosetti al Covid-19, di fatto, ha compromesso inevitabilmente anche la prestazione del 2 senza: Marco Di Costanzo è sceso dalla barca con cui, con lo stesso partner di Tokyo (Giovanni Abagnale), aveva vinto il bronzo a Rio per salire sul 4 senza e dar man forte ai compagni di barca con cui nel 2015, ad Aiguebelette, aveva vinto il Mondiale: Matteo Castaldo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino.

L’interpretazione della gara è stata secondo il consueto canovaccio. Italia brava a contenere nei primi 1200 metri e poi eccezionale nel scatenarsi con ripetuti attacchi e un’eccezionale chiusura. Gli ultimi metri potevano esser consegnati alla storia e invece… Dopo 3 Olimpiadi consecutive, si consumava la disfatta della Gran Bretagna: sfiancata, senza più energia, i sudditi di sua Maestà “sbarellavano” prima verso l’Australia e poi, ahinoi, verso l’Italia, compromettendone sicuramente la corsa verso l’argento (Romania) e, probabilmente, almeno la possibilità di costringere gli aussie a sudarsi il titolo sino all’ultimo centimetro. E’ un bronzo di valore capitale per come è arrivato, per la tenacia con cui il DT Cattaneo e il suo staff hanno lavorato prima in primavera per renderlo più competitivo possibile e, soprattutto oggi, per aver saputo trovare la giusta strada una volta appresa la notizia della positività di Bruno.

Leggo tanti commenti sulla finale del 4 di coppia. C’è chi parla di errori, commessi su un campo di regata in condizioni disastrose, dettati dall’inesperienza e chi, invece, di fatalità. Secondo il veterano (5 Olimpiadi) Simone Venier, “oggi doveva vincere chi avrebbe sbagliato meno, e così è stato”. Questo risultato non rappresenta minimamente il valore di un equipaggio diventato campione d’Europa nel 2021 e, con il compianto Mondelli al posto di Venier, campione (2018) e bronzo (2019) mondiale. La rabbia di oggi, soprattutto per gli esordienti olimpici Andrea, Luca e Giacomo, sarà energia fondamentale già da domani per cancellare questo maledetto 28 luglio e ripartire con massima convinzione in direzione Parigi. Complimenti, quindi, a chi ha sbagliato meno: una concreta Olanda, a cui l’Italia stava andando via prima del filaremo, seguita da Gran Bretagna e Australia.

Il quarto posto del 4 di coppia è figlia della voglia di non arrendersi mai e della capacità di farsi trovare pronte e sfruttare, nel finale, il calo delle avversarie. Valentina Iseppi, Alessandra Montesano, Veronica Lisi e Stefania Gobbi hanno portato la loro barca a ridosso del podio a soli 1.25 dall’Australia mentre l’argento è andato alla Polonia, con 1.97 di vantaggio sulla barca azzurra, e l’oro alla Cina. Bravissimo Stefano Fraquelli, caposettore olimpico di un settore completamente rilanciato in questo quinquiennio.

Domani la semifinale del singolista Gennaro di Mauro e le finali dei due doppi pesi leggeri, il maschile (2:50 ora italiana), di Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta, e femminile (3:10 ora italiana) , di Valentina Rodini e Federica Cesarini che, rispettivamente, hanno raggiunto la finale dietro all’Irlanda, facendo registrare anche il terzo miglior tempo, e vincendo la propria semifinale fissando anche il record del mondo.

Finale mancata, invece, per il due senza maschile rimaneggiato, di Giovanni Abagnale e Vincenzo Abbagnale, che dopo aver lottato strenuamente contro Croazia, Serbia, Canada e Olanda ha chiuso al quinto posto, e per quello femminile, di Aisha Rocek e Kiri Tontodonati, che ha concluso al sesto posto la propria semifinale che ha visto il passaggio in finale di Nuova Zelanda, Russia e Spagna. Nell’unica finale B in programma oggi, terzo posto – nono assoluto – per il doppio di Alessandra Patelli e Chiara Ondoli.

LA GRANDE NOTTE DEL CANOTTAGGIO AZZURRO

Notti speciali, in attesa che si trasformino in magiche. Anche per noi, anche per loro che da 5 anni, tra Sabaudia e Piediluco passando per i maggiori appuntamenti internazionali (Europei, Coppa del Mondo, Mondiali) e un 2020 segnato dal Covid-19, si allenano a spron battuto per inseguire il proprio sogno. Con grandissima generosità, senza mai risparmiarsi, seguendo alla lettera il programma d’allenamento del DT Franco Cattaneo e della squadra di tecnici.


Foto Canottaggio.org

Partiamo alle 3:10. Il 4 senza, per 3 quarti, è la barca di Rio de Janeiro. Con la potenza di Giuseppe Vicino e Matteo Lodo, arrivate a primavera inoltrata dal 2 senza, e il carisma Matteo Castaldo, dimostrazione vivente di come, se oggetto della giusta considerazione, non esista un età per coltivare un progetto ad alto livello. C’è la novità Bruno Rosetti, alla sua prima Olimpiade alla “tenera” età di 33 anni dopo aver lasciato il Canottaggio per otto stagioni e vivere svariate esperienze lavorative: dalle piattaforme petrolifere in Kazakistan alla raccolta della frutta in Australia. Già Australia, una delle favorite al trono del 4 senza. La sfida (persa) nelle ultime tre Olimpiadi con la Gran Bretagna, l’incognita Stati Uniti. La finale sarà uno spettacolo e l’Italia, mai come quest’anno, ha tutto per stupire.

Ho ricordi abbastanza nitidi delle “torture”, strillate a non finire, a cui Peppe Vicino mi sottoponeva non più tardi di una dozzina di anni fa nei viaggi in pullman da e per il campo di regata di Brive La Gaillarde, in Francia dove, da capovoga giovanissimo (secondo anno Ragazzi) vinse la sua prima al Mondiale Junior. Così anche delle lacrime di rabbia di Luca Rambaldi, a Eton, causate da quella Romania che portò via l’oro all’Italia. Luca, dopo l’esplosione di questo quadriennio (quinquiennio) vivrà la sua prima finale olimpica questa notte alle 3:30 in 4, 5 di coppia favoloso. All’esordio, a 27 anni, insieme ad altri giovani compagni di viaggio. Giacomo Gentili (24 anni) porterà in barca i preziosi insegnamenti ricevuti da Agostino Abbagnale. Un predestinato: alla domanda “Dove ti vedi tra 10 anni?”, formulata nel 2014, disse “In un corpo militare ad allenarmi per le Olimpiadi”. Obiettivo raggiunta prima, molto tempo prima. Andrea Panizza (23 anni) farà certamente mente locale a proposito di anni e anni di pratica con il Mito: il novantaquattrenne Giuseppe Moioli, campione olimpico a Londra 1948. E poi l’esperienza di Simone Venier, papà di Gioele alla sua quinta Olimpiade e presente anche nell’ultima argentata finale del 4 di coppia di Pechino 2008.

Quel che Olanda e Polonia non vedranno e non potranno calcolare, in un confronto al cardiopalmo, sarà l’apporto che Filippo Mondelli, in termini di ispirazione, esempio (per abnegazione e dedizione al lavoro) motivazione e voglia dei nostri ragazzi di dedicargli il più grande dei traguardi possibili, darà questa notte.

Alle 3:50 il quattro di coppia femminile di Stefania Gobbi, Veronica Lisi, Alessandra Montesano e Valentina Iseppi proverà a spingersi il più lontano possibile in una finale che già rappresenta un grande obiettivo raggiunto. Mancava da 37 anni all’Italia quando Raffaella Memo, Alessandra Borio, Donata Minorati, Antonella Corazza e la timoniera Roberta Del Core chiusero seste. Antonella Corazza disputò la batteria nel singolo ma poi venne dirottata sul quattro di coppia per sostituire Paola Grizzetti infortunatasi durante un allenamento. Le nostre agguerrite azzurre dovranno vedersela con Cina, Polonia e Olanda, il podio dei Mondiali 2019. Venderanno carissima la pelle. Ventisei anni Stefania, 24 Valentina, 23 Alessandra: con loro la caparbia Veronica, 34 anni a ottobre, tornata ai remi nel 2018 dopo 15 anni di stop agonistico.

Terminate le finali, il programma prevede l’inizio delle semifinali, due per ogni specialità e i primi tre accederanno alla finale, con l’Italia che sarà in gara in quattro di esse. Il primo equipaggio a scendere in acqua per l’Italia, alle 11.30 (4.30 italiane) sarà il doppio pesi leggeri maschile, di Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta. Alle 11.50, le 4.50 italiane, sarà in acqua, invece, il doppio pesi leggeri femminile di Valentina Rodini e Federica Cesarini. Alle 12.10 (5.10 italiane) prenderà il via la semifinale del due senza maschile, di Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo. L’ultima semifinale sarà alle 12.30, 5.30 italiane, e vedrà in gara il due senza di Kiri Tontodonati e Aisha Rocek 

TOKYO: 4 SENZA TRA I MIGLIORI, DONNE IN PRIMA FILA

Le prime notti olimpiche regalano la consapevolezza di poter contare su una Nazionale competitiva su ogni fronte. Tre barche (4 di coppia maschile e femminile, 4 senza maschile) in finale, cinque (doppio leggero maschile e femminile, singolo maschile, 2 senza maschile e femminile) in semifinale. Ci saluta solo il doppio di Alessandra Patelli e Chiara Ondoli, quarte oggi nella loro semifinale dopo aver lottato alla pari per circa 1000 metri.

il 4 senza maschile raggiunge subito la finale senza spendere troppe energie in un acceso confronto con i campioni europei della Gran Bretagna. Peppe Vicino, Matteo Lodo, Bruno Rosetti e Matteo Castaldo chiudono a poco più di due secondi dagli inglesi con il segnale ricevuto dall’altra batteria: non solo l’Australia, per il podio ci sarà da fare i conti anche con gli Stati Uniti.

Fermo restando certe uscite che rabbrividiscono, Bruno che dice “questa Olimpiade la sto affrontando come una Coppa del Mondo”, il nostro 4 senza, cosi come il 4 di coppia, sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per non precludersi il più ambizioso degli obiettivi di questa Olimpiadi.

il 4 di coppia femminile (foto Canottaggio.org) compie l’impresa e si ricolloca sullo scacchiere di partenza della finale 37 anni dopo l’ultima e unica volta Valentina Iseppi, Alessandra Montesano, Veronica Lisi e Stefania Gobbi non solo rimangono sempre attaccate alle australiane, prime nel recupero per 77 centesimi, ma escludono Nuova Zelanda e Gran Bretagna dalla finale. È l’ennesima indicazione del salto di qualità compiuto dall’Italia in questo quadriennio nel settore femminile.

Capitolo doppi leggeri. Pietro Ruta e Stefano Oppo si attestano in batteria dietro la Germania, Valentina Rodini e Federica Cesarini dietro la Francia. In semifinale, il 2 senza di Marco Di Costanzo e Giovanni Abagnale arriva con il secondo posto dietro l’Australia. Il 2 senza di Aisha Rocek e Kiri Tontodonati stacca il pass per il penultimo atto dei Giochi con il terzo posto, cosi il giovanissimo e bravissimo Gennaro Di Mauro supera i quarti e approda in semifinale con il singolo 33 anni dopo l’ultima volta.

TOKYO: IL 4 DI COPPIA RITROVA LA FINALE DOPO 13 ANNI

Tre barche su quattro superano il turno in occasione della giornata inaugurale dei Giochi Olimpici. Le acque del Sea Forest Waterway vedono l’Italia accedere immediatamente alla finale nel 4 di coppia con i campioni europei Simone Venier, Andrea Panizza, Luca Rambaldi e Giacomo Gentili, alla semifinale con il doppio di Alessandra Patelli e Chiara Ondoli e ai quarti con il singolista Gennaro di Mauro.

Il duello degli azzurri con i polacchi è l’elemento più interessante di questa giornata. I due equipaggi realizzano i migliori tempi di giornata, più bassi anche degli iridati olandesi che si aggiudicano la seconda batteria. Tre equipaggi con valori simili, corsa apertissima verso il titolo olimpico per cui l’Italia, riflettendo in questi giorni su ciò che è mancato per precedere la Polonia, potrà sicuramente trarre spunti interessanti per esprimere totalmente un potenziale di enorme valore. Arrivare dietro, seppur d’un soffio, può rappresentare un aspetto molto positivo dal punto di vista della motivazione e della concentrazione a non trascurare alcun dettaglio in una finale in cui l’Italia mancava da Pechino 2008. Resta, come depositario di quella impresa (argento), Simone Venier, oggi trentasettenne e alla sua quinta Olimpiade.

Il doppio femminile è terzo dietro a Romania e Canada al termine di una batteria condotta sempre in attacco per tenere a distanza la formazione russa. Di Mauro si piazza alle spalle della Danimarca, mentre dovrà affrontare i recuperi il quadruplo femminile di Valentina Iseppi, Alessandra Montesano, Veronica Lisi e Stefania Gobbi che, con il terzo posto, rimane fuori dalle due posizioni valide per l’accesso diretto alla finale.

Notte azzurra, la prossima, con il 2 senza femminile (Aisha Rocek, Kiri Tontodonati) alle 2:20, il 2 senza maschile (Marco Di Costanzo, Giovanni Abagnale) alle 3, il doppio leggero femminile (Valentina Rodini, Federica Cesarini) alle 3:20, il doppio leggero maschile (Pietro Ruta, Stefano Oppo) alle 3:50 e il 4 senza (Bruno Rosetti, Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Giuseppe Vicino) alle 4:50.

VAI, ITALIA!

Ci siamo. Un anno dopo. Finalmente. Olimpiade sia, non con tutti i crismi a causa della necessità di contenere gli effetti ancora perduranti della pandemia ma Olimpiade sia per l’impegno, per la forza, per le emozioni e per il cuore che ogni vogatrice e ogni vogatore metterà dentro il Sea Forest Waterway.

L’Italia (foto Alessandro Carbonara/Canottaggio.org) chiamata a raccogliere il frutto non di 5 ma, per buona parte dei protagonisti, 9 anni di lavoro. La buona gestione di Franco Cattaneo, prima coordinatore e stretto collaboratore di Giuseppe La Mura e poi dal 2017 Direttore Tecnico della nostra Nazionale, e di un collaudato staff di esperti e preparati tecnici: dai capisettori olimpici Andrea Coppola e Stefano Fraquelli ai loro collaboratori Claudio Romagnoli, Giovanni Lepore, Giancarlo Romagnoli e Gigi Arrigoni.

Un attraversamento non semplice della foresta del Canottaggio internazionale con tre anni (2013-2015) di alterne fortune che, a uno sguardo più attento, rappresentavano il giusto periodo di preparazione alle sfide più dure. Prima tra tutte, l’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016, finalizzata con i bronzi di 2 e 4 senza e i quarti posti dei doppi pesante e leggero. Poi, prima dell’interruzione del Covid-19, un cammino mondiale con numeri importantissimi: dieci medaglie olimpiche nelle tre rassegne iridate di Sarasota 2017, Plovdiv 2018 e Linz 2019, la qualificazione di nove imbarcazioni con l’esponenziale crescita del settore femminile, presente a Tokyo 2020 con ben 4 equipaggi.

Le aspettative, certamente, ci sono. Devono esserci quando grande è il lavoro svolto alla base per costruire un grande gruppo, renderlo competitivo e performante al pari delle maggiori potenze internazionali. Non conosciamo pienamente il valore dei nostri avversari, alcuni dei quali non presentatisi in occasione degli Europei e delle tappe di Coppa del Mondo, ma siamo rassicurati da una squadra in larga parte matura e attrezzata per affrontare difficoltà di ogni tipo. Atleti “intercambiabili”, pronti a dire la loro a bordo di ogni imbarcazione

In bocca al lupo a tutto lo staff tecnico e medico, in special modo ai 26 atleti che vedremo lottare per la maglia azzurra a Tokyo spremendo sino all’ultima goccia di sudore. Mi correggo, 27, perché Pippo Mondelli, pur avendoci fisicamente lasciato lo scorso 29 aprile, è sempre con noi e sono certo che la nostra Nazionale, alle Olimpiadi, si specchierà in lui. Sorridente, determinata, sempre a testa altissima! Vai Italia!

tokyo e SCOMMESSE. ecco i favoriti nelle 14 specialita’ olimpiche

Con molta curiosità, diamo un’occhiata ai favoriti secondo il sito di scommesse sportive più grande d’Europa a pochi giorni dal via alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Naturalmente non è un invito a puntare i vostri soldi ma solo un’occasione per farci un’idea della percezione dei migliori equipaggi secondo il pubblico.

4 DI COPPIA FEMMINILE – Cina favorita per l’oro (1.30) davanti a Olanda e Germania. ITALIA AL SESTO POSTO

4 DI COPPIA MASCHILE – Olanda (1.60) con i favori del pronostico davanti a Italia (3.65) e Polonia (11).

DOPPIO FEMMINILE – Nuova Zelanda e Romania appaiate (2.20), Olanda, Stati Uniti e Lituania pure ma con quote molto più alte (16). ITALIA AL TREDICESIMO POSTO

DOPPIO MASCHILE – Ancora Cina leader (3) davanti a Irlanda (3.50) e Olanda (6)

4 SENZA FEMMINILE – Australia (1.80) data per favorita, poi Olanda (4.25) e USA (6)

4 SENZA MASCHILE – La Gran Bretagna (1.65), vincitrice delle ultime tre edizioni dei Giochi, è favorita. Poi c’è l’Australia (3.50), Italia e USA (entrambe a quota 11) per il bronzo.

DOPPIO PESI LEGGERI FEMMINILE – Gran Bretagna (3) parte davanti a tutte, leggermente avanti rispetto all’Olanda (3.65) e poi c’è l’Italia (4.25)

DOPPIO PESI LEGGERI MASCHILE – C’è quasi la certezza sull’affermazione dell’Irlanda (1.35), Germania (6), Norvegia (6.50) e Italia (8) a contendersi le altre due posizioni del podio.

DUE SENZA FEMMINILE – Grande incertezza, con la Nuova Zelanda (2.50) data leggermente favorita nel confronto con il Canada (3.50) e l’Australia (5). ITALIA AL DECIMO POSTO.

DUE SENZA MASCHILE – Non c’è nemmeno soddisfazione nel puntare sulla Croazia, data a 1.10. Australia e Serbia, entrambe a 16, vengono accreditate per le posizioni di rincalzo. ITALIA AL QUINTO POSTO.

SINGOLO FEMMINILE – La russa Prakatsen e l’irlandese Puspure partono allineate (2.75), poi c’è la neozelandese Twigg (6)

SINGOLO MASCHILE – In pole c’è il tedesco Zeidler (2.20), poi lo svedese Nielsen (3.20) e il norvegese Borch (6.50). ITALIA ALL’UNDICESIMO POSTO

OTTO FEMMINILE – La Nuova Zelanda (2.40) verso la rottura del potere statunitense (3.40) con anche l’Australia (5) tra le favorite.

OTTO MASCHILE – Gran Bretagna (2.10) e Germania (2.60) si giocano la leadership in un agguerrito contesto dove anche Olanda (9) e Stati Uniti (10) se la giocano per il bronzo.

OLIMPIADI? NO BALLO DEBUTTANTI. LA GRAN BRETAGNA VERSO TOKYO

Sono 45 i vogatori selezionati per competere con British Rowing ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 questa estate. In gara 24 donne e 21 uomini, i debuttanti sono ben 37!

Il direttore dell’high performance del canottaggio britannico Brendan Purcell commenta: “Quando abbiamo qualificato le nostre dieci barche per i Giochi Olimpici nel settembre 2019, non avevamo idea delle sfide che ci aspettavano. Abbiamo sfruttato il periodo di lockdown lontano dalla competizione per concentrarci su noi stessi e sullo sviluppo individuale. Da allora, il gruppo ha prosperato, arrivando in cima al medagliere sia agli Europei del 2021 che alla seconda prova di Coppa del Mondo. Ovviamente, questi Giochi Olimpici saranno un’esperienza completamente diversa, essendo la prima volta in oltre due anni in cui gareggeremo contro molti equipaggi del resto del mondo. Crediamo nel lavoro che stiamo facendo e nei risultati delle nostre prestazioni, sarà una grande opportunità per gli allenatori e gli atleti che potranno scrivere un capitolo unico in questo anno unico”.

Women’s single sculls (W1x)

Victoria Thornley (Club: Leander Club / Hometown: Wrexham)
Coach: Paul Reedy

Women’s pair (W2-)

Helen Glover (Marlow RC / Penzance)
Polly Swann (Univ. of Edinburgh & Leander Club / Edinburgh)
Coach: Hamish Burrell

Lightweight women’s double sculls (LW2x)

Emily Craig (University of London BC / Mark Cross)
Imogen Grant (Cambridge Univ. Women’s BC / Cambridge)
Coach: Darren Whiter

Men’s double sculls (M2x)

Graeme Thomas (Agecroft RC / Preston)
John Collins (Leander Club / Twickenham)
Coach: Dan Moore

Women’s four (W4-)

Rowan McKellar (Leander Club / Glasgow)
Harriet Taylor (Sir William Perkins’ School / Sunningdale)
Karen Bennett (Leander Club / Edinburgh)
Rebecca Shorten (Imperial College BC / Belfast)
Coach: James Harris

Men’s four (M4-)

Oliver Cook (Univ. of London BC / Windsor)
Matthew Rossiter (Leander Club/ Newbury)
Rory Gibbs (Oxford Brookes University / Marlow)
Sholto Carnegie (Leander Club / Oxford)
Coach: Robin Williams

Women’s quadruple sculls (W4x)

Mathilda Hodgkins-Byrne (Reading Univ. BC / Hereford)
Hannah Scott (Leander Club / Coleraine)
Charlotte Hodgkins-Byrne (University of London BC / Hereford)
Lucy Glover (Edinburgh Univ BC / Warrington)
Coach: Lauren Fisher

Men’s quadruple sculls (M4x)

Harry Leask (Leander Club / Edinburgh)
Angus Groom (Leander Club / Glasgow)
Thomas Barras (Leander Club / Staines)
Jack Beaumont (Leander Club / Maidenhead)
Coach: Paul Stannard

Women’s eight (W8+)

Fiona Gammond (Leander Club / Bicester)
Sara Parfett (University of London BC / Rochester)
Rebecca Edwards (Leander Club / Aughnacloy)
Chloe Brew (Leander Club / Plymouth)
Katherine Douglas (Leander Club / Edinburgh)
Caragh McMurtry (Southampton Coalporters ARC / Southampton)
Rebecca Muzerie (Molesey BC / Fareham)
Emily Ford (Leander Club / Holmes Chapel)
Matilda Horn (cox) (Univ. of London BC / Windsor)
Coach: Tom Pattichis

Men’s eight (M8+)

Joshua Bugajski (Oxford Brookes Univ. BC / Stockport)
Jacob Dawson (Leander Club / Plymouth)
Thomas George (Leander Club / Cheltenham)
Mohamed Sbihi (Molesey BC / Surbiton)
Charles Elwes (Leander Club / Andover)
Oliver Wynne-Griffith (Leander Club / Guildford)
James Rudkin (Newcastle Univ. BC / Litchborough)
Thomas Ford (Leander Club / Holmes Chapel)
Henry Fieldman (cox) (Leander Club / London)
Coach: Steve Trapmore

Spare rowers

Madeleine Arlett (Edinburgh Univ. BC / Selkirk)
Morgan Bolding (Oxford Brookes University / Withiel)
Saskia Budgett (Tideway Scullers’ School / Acton)
Matthew Tarrant (Oxford Brookes Univ BC / Shepperton)

TUTTI I PROTAGONISTI DELLE OLIMPIADI. C’è ANCHE IL 45ENNE TUFTE

Per la prima volta ci sarà un numero uguale di vogatori e vogatrici ai Giochi Olimpici e anche un numero record di paesi partecipanti. Ottanta nazioni rappresentate tra due settimane al Sea Forest Waterway nella baia di Tokyo.

Un totale di 526 atleti: 263 donne e 263 uomini si affronteranno nelle 14 specialità olimpiche. Olanda presente con 11 equipaggi, tallonata da Canada e Gran Bretagna, entrambi con 10.

Ritorna il 4 senza femminile quasi trent’anni dopo l’ultima volta. Barcellona 1992. L’Australia è campione mondiale, le atlete McIntyre e Morrison gareggeranno anche nel 2 senza così come le avversarie neozelandesi Gowler e Prendergast. La Gran Bretagna schiera la bicampionessa olimpica Helen Glover con Polly Swann. L’otto maschile della Gran Bretagna, oro a Rio 2016, è totalmente rinnovata ma brilla per la presenza di Sbihi, due volte campione olimpico. Discorso a parte per la Germania, principale avversaria, cambiato solo per metà. Nel singolo l’irlandese Sanita Puspure e il tedesco Oliver Zeidler.

Benvenute alle new entries. Benin, Repubblica Dominicana, Costa d’Avorio, Marocco, Namibia, Nicaragua, Arabia Saudita, Sudan e Uganda. Buona fortuna a Olaf Tufte, compagno di viaggio del Canottaggio da Atlanta 1996 con 2 ori, un argento e il bronzo (che gli mancava) vinto in Brasile nel doppio 5 anni fa.