Antonio La Padula: una storia di passione e di sfide

Antonio La Padula è un pezzo di storia importante del nostro Canottaggio. E’ una figura competente e appassionata, capace di lavorare con ugual attenzione e impegno sia con i Campioni in Nazionale sia con gli studenti per il progetto Remare a Scuola.  Nel corso della sua lunga carriera, vive il nostro Sport a 360 gradi e nelle ultime stagioni, alla guida di Amalfi, approfondisce pure la realtà delle Regata delle Antiche Repubbliche Marinare. Con successo, come dimostra ad esempio l’esperienza di Genova nel giugno 2018. 
Antonio non ha problemi a dire ciò che pensa.  Nel settembre 2006, per esempio, disse “no grazie” ad Andrea Coppola, da poco subentrato a Beppe De Capua,  quando gli chiese di collaborare  in Nazionale. “Atleti troppo chiassosi”. 

In Nazionale tornò nel dicembre 2012 e io, ancora nelle vesti di responsabile della Comunicazione federale, gli feci questa intervista.   A gennaio 2013, non per colpa mia, la mia collaborazione con la FIC si interruppe e  l’articolo rimase all’interno del mio PC. Oggi il particolare mi è venuto in mente e allora, nel congratularmi con La Padula per il prestigioso riconoscimento intitolato alla memoria di Azelio Mondini, qui la ripropongo. La data è 8 gennaio 2013, molti dei contenuti sono attuali.

INTERVISTA AD ANTONIO LA PADULA

Un rapporto di stima e rispetto con gli atleti, la forza di indicare in maniera chiara la strada per raggiungere i successi. Lavorando tanto, con la consapevolezza di poter esser sempre competitivi e, spesso e volentieri, i migliori. Con il ritorno alla direzione tecnica di Giuseppe La Mura,  Antonio La Padula torna alla guida del settore Pesi Leggeri dopo l’esperienza maturata tra il 2001 ed il 2004, culminata nel bronzo del quattro senza di Bertini, Amarante, Amitrano e Mascarenhas ai Giochi Olimpici di Atene. Prima, tra Lucerna 2001 e Milano 2003, ben diciassette medaglie con i tre successi iridati consecutivi del doppio Luini-Pettinari, le prime quattro perle del quattro di coppia, le vittorie di Stefano Basalini e dell’otto Pesi Leggeri nonché il puntuale buon rendimento del due senza.  “Dopo aver collaborato per otto anni nel settore di punta Senior, il dottor La Mura mi chiese di passare ai Pesi Leggeri  – spiega La Padula – Mi trovai subito bene, con un buon riscontro da parte di tutti i ragazzi: in quei quattro anni, ottenemmo risultati eccezionali come, oltre alle tante medaglie,  il record mondiale del doppio a Milano”.

Il tecnico di Castellammare di Stabia ricorda molti episodi. “A Siviglia i sei equipaggi azzurri della categoria Pesi Leggeri vinsero la bellezza di tre medaglie d’oro e tre d’argento. Convocai immediatamente una riunione con tutto il gruppo e si sparse la voce in giro che ero piuttosto arrabbiato. Allora, in maniera molto seria, lamentai il fatto che mi sarebbe piaciuto vincere una medaglia di bronzo.  Cosa dissero i ragazzi? Tirarono un sospiro di sollievo e poi scoppiarono a ridere …”.

Tutto va ricollegato all’esperienza di Coppa del Mondo, a qualche mese prima: Lucerna 2002. “Nel due senza andarono in finale pure le riserve ed arrivarono quinte:  ebbi la consapevolezza di avere in mano un vero squadrone.  E la finale al cardiopalma del quattro senza ad Atene 2004? “Tutti zitti, in una saletta, all’arrivo quando, dopo Danimarca ed Australia, piombarono Italia ed Olanda. Dal fotofinish uscì fuori il verdetto. Cinque centesimi a nostro favore. Moriconi si alzò “Eh che ci siamo preoccupati? Si vedeva chiaramente che c’era luce”. Poi fuori, mentre smontavamo la barca, l’allenatrice olandese ci manifestò il suo malumore ed io le ricordai il mio disappunto dell’anno precedente quando a Milano la barca Orange ci soffiò l’argento a casa nostra per pochissimo. Il mondo gira…”.

Il metodo di Antonio La Padula, un metodo che alla base pone la motivazione e la voglia di migliorarsi continuamente. “Far lavorare bene gli atleti senza che essi se ne accorgano. Difficile a dirsi, ma molto più semplice nella pratica quando è chiara la possibilità di raggiungere importanti obiettivi. Creare una grande competizione interna, dove i giovani obbligano i veterani a dare costantemente il massimo delle proprie energie per evitare di perdere il posto in barca. Non ci si può permettere soste, tutti si impegnano allo stesso modo”.

Dal dottor La Mura, nel 1993, eredita la conduzione tecnica del Circolo Nautico Stabia, un patrimonio di idee ed un sistema vincente costruito in oltre 20 anni. “La fine della sua carriera da atleta coincise, in pratica, con l’inizio della mia. La Mura si sedeva sulla scogliera e ci vedeva remare: qualcosa doveva correggerci, cercava di farsi una ragione dei nostri problemi tecnici. In quel modo, studiando sempre ed aggiornandosi in maniera costante, ha costruito la sua tecnica ed i suoi programmi d’allenamento. Noi, sino a inizio anni Settanta, ci allenavamo solo per le gare regionali a Lago Patria. Iniziammo così a puntare traguardi più importanti”.

Ancora un passo indietro. Da canottiere, La Padula vince i Campionati Italiani Universitari, si piazza secondo nella categoria Under 23 ed a livello Senior è terzo dopo il punta a punta con Baldacci-Faggin per l’argento (vittoria ai Corazzieri). Parliamo del due senza, specialità che lo vede protagonista sia con Carmine La Mura (cugine dell’attuale DT) e sia  con Alfredo Acanfora, in questo caso nelle due medaglie, oro e bronzo, conquistate alla regata internazionale “Trofeo Natale Bertocco” di Sabaudia. “Ho remato sino al 1975 ma poi il percorso intrapreso con l’Isef per diventare insegnante di Educazione Fisica non era più conciliabile con gli allenamenti”. Anni lontani dal canottaggio, con l’apertura di una nuova palestra e l’attenzione alla fisioterapia. Nel 1982 il ricongiungimento con il CN Stabia grazie a una mattinata trascorsa a Castellammare per seguire gli allenamenti del Dottore, fresco di medaglia d’oro ai Mondiali Assoluti di Monaco con il due con dei fratelli Abbagnale e del timoniere Di Capua. “Mi tornò improvvisamente la passione e per dieci anni, sino al suo ingresso in Nazionale, io e La Mura abbiamo collaborato assieme al Circolo  e così è avvenuto anche in Nazionale sino al 2004: nel primissimo periodo, nel 1993 e nel 1994, lavorai a Piediluco a titolo gratuito, feci molta esperienza ed ebbi in affidamento, il due con di Carmine e Giuseppe insieme al due senza”. In breve, La Padula riassume così i dodici anni trascorsi in Nazionale. “Mi sono divertito molto: pochi problemi e tanti risultati. Indipendentemente dal settore d’appartenenza, si lavorava insieme per il miglioramento dell’intero gruppo con un continuo scambio di idee ed opinioni”.

Sessant’anni, marito di Ida e padre di due figli, il ventinovenne Simone ed il ventisettenne Livio, che non gli hanno regalato soltanto soddisfazioni sportive ma anche universitarie essendosi  entrambi laureati rispettivamente in Medicina e Scienze Politiche. In questi ultimi otto anni, Antonio La Padula ha continuato a “macinare” al CN Stabia costruendo atleti ed equipaggi di valore, come il due senza Schisano-Serpico che nel 2012 ha conquistato il titolo mondiale Under 23 a Trakai. “Dopo la mia nomina, ho ricevuto chiamate da atleti molto contenti. Tutto questo mi ha caricato ancora di più in vista del compito che dovrò svolgere ma ho parlato chiaro con ognuno di loro. Penso che valgano di più di quanto dimostrato alle ultime Olimpiadi e li metterò, insieme al Direttore Tecnico, nelle migliori condizioni per lavorare. Non farò io la differenza, però: servono, da parte dei nostri Pesi Leggeri, concentrazione, voglia di lavorare e perserveranza”. 

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