La nuova missione di Emma: “I miei successi per i diritti delle persone LGBT+”

Emma Twigg

Quando Emma Twigg, oggi 33enne, ha capito per la prima volta di essere lesbica, non aveva tra i piani di elevarsi a esempio per nessuna.

Una pausa dal canottaggio dopo le Olimpiadi di Rio 2016, quando mancò per un soffio una medaglia di bronzo, e il supporto che ha ricevuto da conoscenti e colleghi, quando ha sposato la sua partner agli inizi di quest’anno, hanno cambiato i suoi propositi.

«Ho sempre preferito essere conosciuta come Emma la campionessa piuttosto che come Emma la campionessa lesbica. Mi sento davvero fortunata a essere sempre stata circondata da persone che non mi hanno mai mostrato alcuna mancanza di rispetto e la mia sessualità non è mai stata un punto focale della mia carriera sportiva»

La Nuova Zelanda si è mossa per legalizzare le unioni civili nel 2004 e il matrimonio omosessuale nel 2011: dopo essersi sposata a gennaio, la Twigg ha realizzato di voler usare la sua posizione come atleta per difendere i diritti delle persone LGBT+ meno fortunate di lei.

«Non è qualcosa che appena ho capito di essere gay mi sentivo a mio agio a fare. C’é assolutamente voluto del tempo, e a tale riguardo ognuno ha il suo proprio percorso. Crescendo, ho capito il potere della mia figura, e quale potesse essere l’opportunità di fare del bene sfruttando tutto il duro lavoro che ho messo nel mio sport»

Twigg ha rappresentato per la prima volta il suo paese ai Mondiali Juniores ad Atene del 2003. È diventata campionessa mondiale nella specialità del singolo nel 2014 e ha gareggiato in tre Olimpiadi.

Si era momentaneamente fermata dopo i giochi brasiliani, ed era andata a lavorare in Svizzera per il CIO per le edizioni invernali dei Giochi Olimpici 2018. Il suo successivo ritorno allo sport praticato è anche parzialmente dovuto al suo desiderio di mostrare ai giovani omosessuali e a tutta gli atleti LGBT+ che la vita «va avanti».

«Lo sport è uno strumento per accendere una luce su questi argomenti»

Con i Giochi di Tokyo posticipati al 2021 a causa della pandemia di COVID-19, la Twigg ha ammesso di essere ben contenta del tempo supplementare per allenarsi: «Se leggendo la mia storia qualcuno si sentisse più sicuro riguardo a sé stesso, allora sarebbe una gran cosa… Ugualmente, se anche solo aiutasse un ragazzino o un aspirante atleta in conflitto con il suo orientamento sessuale. Il mio lavoro è essere un’atleta d’elite, semplicemente: mi è successo pure di avere una splendida moglie, e spero che avremo dei figli. E se tutto questo aiutasse a cambiare le percezioni della gente, allora sarebbe meraviglioso!»

Con la collaborazione di Federico Burlando

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