Covid-19: contagiata un terzo della Nazionale femminile statunitense

Emily Regan si allena in mascherina sul Mercer Lake in New Jersey, (foto New York Times)

Le donne della squadra olimpica di canottaggio statunitense pensano che le persone giovani e forti non dovrebbero sottostimare il rischio e la gravità di prendersi il Coronavirus. Loro hanno imparato la lezione sulla loro pelle.

Oltre un terzo del team è stato infettato. Secondo  Peter Wenger, il medico della squadra, è successo tra marzo e aprile nel momento in cui il morbo cominciava a diffondersi in New Jersey e, quindi ,al campus di Princeton, dove si stavano allenando. Almeno 12 donne sarebbero rimaste contagiate.

A tardo marzo, molto dopo l’ordine statale di restare a casa e lo scoppiare dei primi focolai, il fisioterapista della nazionale, Mark Nowak è risultato positivo dopo aver sofferto di sintomi assimilabili a un raffreddore e l’ha subito segnalato alla federazione.

Nowak ha detto che nelle precedenti due settimane è entrato direttamente in contatto con «praticamente l’intero team» di 33 donne durante le sessioni da 30 minuti di massaggi e stretching. Per precauzione Wenger per testarlo ha usato uno dei pochissimi tamponi che aveva a disposizione.

A una a una, a partire da 4-5 giorni dopo l’esposizione al virus, le atlete hanno cominciato a mostrarne i sintomi.

«Durante la prima ondata, tutto era molto abbozzato e non c’erano delle vere direttive sull’utilizzo delle maschere» ha detto Nowak, che è con la nazionale di canottaggio da 18 anni, «Semplicemente non avevamo le informazioni necessarie per prendere le giuste precauzioni»

Nowak ha raccontato che sua moglie, infermiera di sala, e i due figli maggiorenni che abitano con lui pure hanno contratto il virus, mentre sua figlia non è stata male ma è risultata positiva ai test sierologici, per cui lo ha contratto senza accorgersene. «Ora», dice «il messaggio è: imparate da noi e da quello attraverso cui siamo passati»

La medaglia d’oro Emily Regan, tra le infettate, ha scritto un post su Facebook sottolineando quanto il virus possa essere debilitante, anche per alcune delle sportive migliori al mondo, dotate di polmoni incredibilmente potenti. Basti pensare che erano in competizione tra loro per salire a bordo dell’otto secondo i pronostici destinato a vincere a Tokyo il suo quarto oro consecutivo.

Ha detto Regan: «La narrativa che si sente in giro è che non prenderai il virus se sei giovane e forte, o che, se lo prendi, non farà troppo male, ma noi siamo il perfetto esempio di come questo non sia affatto vero. Guardate cosa ci ha fatto: ci ha messo completamente ko. Ci ho messo 30 giorni a tornare alla normalità, e dopo altri 3 mesi, sto ancora cercando di tornare alla forma da competizione».

(con il contributo di Federico Burlando)

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