Galletti (Emilia Romagna): “Usciamo dagli schemi e pensiamo in grande”

Diamo voce alla periferia, ai suoi progetti, ai suoi obiettivi e alle sue problematiche. Iniziamo questo percorso con i presidenti e delegati regionali per avere un quadro chiaro sul Canottaggio italiano. Il primo a rispondere alle sollecitazioni di CanottaggioMania è Alessio Galletti, dal 2013 delegato della FIC per l’Emilia Romagna. Il suo racconto della realtà in cui vive è dettagliato. Tra i tanti progetti, lo sviluppo di un percorso di crescita per l’otto femminile regionale.

Dimensionami il tuo Comitato/Delegazione. Quanti gli Atleti? Quante le Società?

Premiazione Trofeo Coni alla Standiana

“La Delegazione regionale Emilia-Romagna è sostanzialmente composta da 3/4 società che fanno attività con un numero di tesserati FIC che è attorno alle 150 persone. Troviamo, verso il mare, Canottieri Ravenna e CUS Ferrara che su certi aspetti (magari più agonistici) giocano la parte del leone con importanti risultati ottenuti ai vari campionati italiani di categoria ed alle gare internazionali degli scorsi anni. Queste società oltre ad importanti vivai presentano anche atleti maturi in parte pronti per la Nazionale. Sul fronte piacentino troviamo una società in continua crescita come la Vittorino da Feltre che da anni amplia il proprio vivaio con entusiasmo e dinamicità arrivando anche a raggiungere importanti traguardi alle regate nazionali. Abbiamo anche la Canottieri Nino Bixio che piano piano, dopo alcuni anni difficili, prova a rialzare la testa in un contesto estremamente delicato”. 

Quante mediamente le gare organizzate nella tua Regione, a ogni livello (zonale, regionale o nazionale), dalle società e/o Comitato/Delegazione ogni anno? 
“Riguardo le regate organizzate sul territorio ci sono le “classiche” 3 o 4 regionali all’anno e i vari campionati di categoria organizzati sul bacino della Standiana. Parlando delle regate regionali dico 3 o 4 perché negli anni passati abbiamo prestato il campo di regata a regioni limitrofe (Marche e Veneto) che di fatto non hanno un bacino dove poter organizzare i loro campionati regionali. Riguardo invece le manifestazioni nazionali, negli ultimi anni Ravenna si è spesa notevolmente per ospitare un gran numero di eventi viste le caratteristiche di recettività alberghiera del territorio e di ampli spazi che il bacino può garantire per il corretto svolgimento di qualunque tipologia di regata”. 

Un romagnolo emergente: Luca Rambaldi

Prima dell’arrivo del Covid-19, quindi nei primi 3 anni del quadriennio, quali i principali obiettivi raggiunti dal tuo Comitato/Delegazione?
“Personalmente io sono al secondo mandato e quindi più che triennio, guardando in dietro, vedo ormai sette anni di lavoro appassionato e continuativo. La Regione che rappresento, guardandone la distribuzione geografica che ho spiegato al punto precedente, è difficile da un punto di vista organizzativo. Le distanze sono tante e nel centro della regione non abbiamo società che possano tenere un collante tra le diverse realtà locali. Abbiamo lavorato molto nei primi anni con lo sviluppo del Pararowing, con eventi e manifestazioni ad esso legate, abbiamo insistito sul lavoro dei più giovani provando sempre, ove possibile a portare i ragazzi, a trovarsi per fare “raduni” regionali. Uso le virgolette perché più che raduni preferirei chiamarli incontri. Il tutto, a livello agonistico, è sfociato ad esempio a Torino nella gara di febbraio quando la delegazione, per la prima volta, ha portata due otto a gareggiare di cui uno femminile. Questa è stata per me una bellissima esperienza (soprattutto per l’otto femminile impensabile qualche anno fa) e ci tengo veramente a ringraziare le atlete, gli atleti e soprattutto tutti gli allenatori che hanno lavorato per coordinarsi ed ottenere questo risultato”.

Quali sono le maggiori problematiche che ti hanno manifestato le tue Società a causa dal Covid-19?
“Il blocco istantaneo e repentino dei corsi, delle attività e della vita in società ha determinato innanzi tutto grossi e gravi problemi economici per realtà anche grandi, come ad esempio il CUS Ferrara. A Ravenna le problematiche sono anche molto legate al fatto che quest’anno erano in previsione due importanti manifestazioni, come il Meeting giovanile e il Festival dei Giovani, la cui intensa macchina organizzativa richiedeva risorse ed investimenti. Sul fronte piacentino c’è stata la grande difficoltà di una malattia che ha colpito fin da subito in maniera forte e intensa, chiedendo tutti in casa già dalla fine di febbraio. L’economia delle società è in forte sofferenza quindi su tutti i fronti”.

Ritieni sufficiente il piano di interventi messo in campo della FIC? Si poteva fare di più? Se si, cosa?
“Credo che i movimenti fatti dalla FIC siano perfettamente in linea con quello che si sta muovendo sia a livello governativo che a livello di CONI. Dire che si poteva o si può fare di più è una cosa, al momento, forse limitativa e superficiale. Mi pare che l’intento della FIC sia quello di non “perdere” nessuno e credo che tutti lavoreremo in questa direzione. Quello che credo le società chiedano in questo momento sono la chiarezza e la sburocratizzazione. Ci sono tanti contributi che possono e che devono arrivare. Ricordiamoci che il grosso del nostro movimento è composto da volontari e quindi chiedo solo alla FIC (ma, più in generale, magari anche al Governo) che l’accesso a questi contributi sia quanto più semplice possibile”.

Quali, invece, le misure di sostegno adottate localmente da Coni, Regione e/o Comuni?
“Il CONI ha predisposto un bando per le varie società per avere contributi a fondo perduto per un ammontare variabile tra i 2000 € ed i 5000 €. A livello locale i Comuni si stanno muovendo in direzioni analoghe per dare il massimo supporto alle realtà locali più colpite”.

Di qui alla sua conclusione del tuo percorso da delegato, quali saranno le principali azioni/progetti da realizzare?

Qualche anno fa… Alessio atleta!

“Innanzi tutto, dobbiamo ricominciare e purtroppo (un po’ triste da dire) se pur con la massima organizzazione possibile visto che i ragazzi hanno bisogno di obiettivi chiari e condivisi. Dobbiamo tenere alta la guardia ed in un qualche modo adattarci alle diverse possibili esigenze ed evoluzioni. Non sappiamo bene per quanto questa situazione possa protrarsi ma dobbiamo sempre essere pronti ad ogni evenienza. Ad oggi sembra che le cose stiano migliorando e la nostra mente giustamente ci porta a riorganizzarci. Quello che da sempre ho detto, fin dall’inizio di questa emergenza, è che dobbiamo sfruttare questo momento difficile per ragionare fuori dagli schemi e per fare quello che magari ci sarebbe sembrato difficile fare. La FIC ha provato in questo senso a creare un unico grande campionato e la cosa è complessa dal punto di vista logistico ed organizzativo ma allo stesso tempo estremamente affascinante. Dobbiamo ragionare così: usciamo dagli schemi standard e pensiamo il nostro movimento sempre più in grande. Obiettivi per il prossimo anno per ora è ancora presto per porsene ma, mentre ovviamente a livello FIC ci sarà un importante afflusso di energie e risorse per le prossime Olimpiadi, a livello locale mi piacerebbe riuscire a portare avanti il progetto dell’otto femminile. Per ora non voglio guardare troppo oltre”.

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