Chapeau!

Per identificare il  valore del punto d’arrivo, occorre aver chiaro il punto di partenza. Sono passati esattamente 4 anni. Quattro lunghi anni da quando  mercoledì 2 settembre 2015 CanottaggioMania, non alla fine ma durante il Mondiale di qualificazione olimpica, titolava “Per le Donne Aiguebelette è il cimitero dei sogni” (clicca qui) . Quattro barche femminili a caccia della qualificazione, tutte e quattro già fuori di scena addirittura 4 giorni prima della conclusione della rassegna iridata. Nessuna delle 4 oltre i quarti di finale.

La migliore, il 2 senza Bertolasi-Patelli, finisce quattordicesima. Il doppio Schiavone-Magnaghi ventesimo. La singolista Gaia Palma, oggi consigliere federale, ventunesima. Il doppio leggero Sancassani-Milani, nel giro di due anni, dalla storica vittoria di Chungju agli inferi della finale D.

Una pagina tristissima di storia del Canottaggio femminile.  “A queste ragazze, capaci di lavorare in maniera seria, volenterosa e nella maggior parte dei casi portando avanti anche gravosi impegni universitari senza alcun tipo di sostegno economico, bisogna soltanto dire “grazie” – scrissi su CanottaggioMania – Alla Federazione, invece, bisogna chiedere di rivedere molto attentamente i propri piani e di attivare progetti dedicati allo sviluppo del Canottaggio femminile. Fatti e non semplice propaganda, anche perché, per le nostre Donne, Aiguebelette doveva essere il Mondiale della svolta e, invece, si è trasformato nel cimitero dei loro  sogni”.

Passano 4 anni. L’impegno della Federazione all’indirizzo dello sviluppo di questo settore si moltiplica perché è  recepito pienamente il valore dell’apertura di FISA e CIO alle Donne all’interno del programma olimpico.  Sette specialità maschili e sette specialità femminili: dopo il 65 (percentuale maschile) e 35 (percentuale femminile) di Londra, il 60 e 40 di Rio, ecco il 50 e 50 di Tokyo. La strada verso l’Olimpiade? Non sarà un’autostrada ma di certo non si tratta più una strettoia.  L’Italia si fa finalmente trovare pronta.  L’ultimo e fondamentale banco di prova austriaco è la certificazione della bontà del lavoro condotto da squadra, staff tecnico e dirigenza. Complimenti, in primis, a Stefano Fraquelli, capace di dimostrare di saper ottimamente lavorare con le Donne alla Canottieri Lario, e al suo braccio destro  Gigi Arrigoni.

Cinque barche presentate la scorsa settimana al Mondiale di Linz, quattro qualificate a Tokyo 2020. Nessuna di loro termina il suo percorso prima della semifinale. Il 2 senza Tontodonati-Rocek, bronzo agli Europei di Lucerna e quinto in Coppa del Mondo, diventa una delle prime 6 forze di questa specialità a livello mondiale, degno completamento di una stagione da incorniciare. Il doppio Buttignon-Gobbi, anch’esso medagliato nella rassegna continentale,  fa tesoro delle difficoltà patite in Coppa del Mondo e stacca il biglietto per Tokyo 2020 superando le insidie di una finale B dai valori livellatissimi. Anche il doppio leggero Cesarini-Rodini, splendido argento a metà giugno a Poznan, vince l’atto conclusivo del suo Mondiale con un mix di buona tecnica e capacità di lettura della situazione in gara. Tempra, intelligenza e cuore anche nella prestazione di Serafini, Terrazzi, Ondoli e Guerra, capaci di conquistare l’ottavo e ultimo posto valevole per la promozione del loro 4 di coppia in Giappone. Il 4 senza potrà certamente riprovarci nel maggio 2020. L’oro del 4 di coppia leggero (Mignemi, Martinelli, Crosio, Noseda) e l’argento del 2 senza PL (Tanghetti, Costa)  conferiscono  ulteriore prestigio a un settore cresciuto enormemente in questi tre anni.

Quattro anni da Aiguebelette a Linz e finalmente non parliamo più di cimitero ma di sogni che grazie al lavoro di tutti i giorni, a una sana programmazione, al carattere e a un grande cuore possono diventare realtà. CHAPEAU, ragazze!

“Date alle Donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto” Oscar Wilde

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