Voto plurimo: l’assist del Coni

Il voto plurimo, così come presentato dalla FIC nel comunicato dello scorso 18 ottobre (clicca qui)? A rischio di brutale affossamento, di terribile castigo da parte della base… Per qual ragione, infatti, le Società avrebbero dovuto cancellare l’attuale, sin qui sempre funzionante e mai contestato, sistema democratico a vantaggio di un altro (3 voti al primo 20% di società della sommatoria D’Aloja-Montù, 2 voti al secondo 30 % di società,  voto di base al resto d’Italia) con la possibilità di instaurare un’oligarchia dove il bastone di comando sarebbe passato a un gruppo più ristretto, magari pronto a fare “cartello” e a condizionare, anche pesantemente, la politica federale? 
Un proposta talmente… improponibile  da spaccare in due il Consiglio Federale di Giuseppe Abbagnale. Uscire dall’empasse? Dura…  “Meno male” che ci pensa il Coni con le modifiche degli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali in ossequio ai nuovi principi informatori approvati dal Consiglio dei Ministri…  Modifiche da brivido.

L’abolizione dello sbarramento dei 20 punti minimi per partecipare un’Assemblea dove avranno diritto di voto anche Società che svolgono a carattere continuativo attività amatoriali e scolastiche (non necessariamente in barca)? Due obbrobri.

Ora cambiare sistema di voto diventa una necessità onde evitare l’ignoto… Ma la strada indicata dal Consiglio Federale non convince pienamente. In funzione di una maggior stabilità, allo scopo di evitare annuali oscillazioni (le prime 40 non saranno sempre le stesse…), e sempre perché troviamo inaccettabile creare differenze di diritti tra le cosiddette società remiere tradizionali (secondo qual logica la quarantunesima peserà elettoralmente meno della quarantesimo? Perché non ha i soldi per una trasferta? Mah! ), non bastava portare a 2 il valore di voto delle prime 120 società (poniamo siano 120 le remiere tradizionali)  e lasciare  a quota uno le restanti?

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1 commento su “Voto plurimo: l’assist del Coni”

  1. Caro Marco, premetto che considero in termini di principio, non negativamente l’idea di ampliare la platea dei tesserati anche a quei soggetti che svolgono attività non in barca, giusto per affermare il fatto che dove c’è tecnica di voga, la ci deve essere la FIC e non altre federazioni. Ma tale previsione, abbinata all’eliminazione della soglia dei 20 punti, lascia spazio certamente a comportamenti dei soliti “furbetti” che intendono aumentare il proprio consenso, tesserando società di comodo (ce ne sono state anche in passato, e chi ha voglia di andarsi a vedere le società votanti alle ultime assemblee elettiva potrà farsi un’idea).
    La volontà invece di istituire il voto plurimo a mio avviso è totalmente una iniquità.

    Con sprezzo del ridicolo si parla di “democrazia meritocratica”, come se la meritocrazia potesse interessare l’elettorato attivo piuttosto che quello passivo. Per meriti vieni votato dagli elettori e non il contrario.

    Io continuo a dire che finché c’è un voto, tutti gli ammessi devono avere le medesime capacità di esprimerlo. Se poi viene ammesso qualcuno che è avulso dalla realtà nella quale si inserisce, il problema da porsi è se sia stato giusto e opportuno ammetterlo, ma una volta ammesso non ci può essere discriminazione di sorta.

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