Spencer Turrin e la lezione di Rio sulla strada per Tokyo

Spencer Turrin

“Provo un senso di sollievo nel vedere che tutto il duro lavoro affrontato ha dato i suoi frutti. E’ valsa la pena”. Spencer Turrin, in fase di relax dopo il lungo periodo di vacanza post Mondiale,  è felice e non potrebbe esser altrimenti visto che da Sarasota-Bradenton in avanti, a bordo del 4 senza, non ha sbagliato un sol colpo. Due vittorie iridate e due successi in Coppa del Mondo.

Riconosce che la finale di Plovdiv non è stata la miglior gara stagionale dell’Australia e a confermarlo sono proprio i tre secondi divorati dall’Italia negli ultimi, sfilacciati, 500 metri. Scherza quando dice che il suo ruolo in barca è “quello di non rallentarla troppo”. 

Turrin inizia a remare a Scuola, al St Joseph’s College, ma  a formarlo è il Sydney Rowing Club “e tutti gli amici che si incontrano giorno dopo giorno”. Si sente ispirato a dare il meglio dall’esempio del più giovane compagno Angus Moore.  La più grande sfida? “L’allenamento”.

Nota interessante. Spencer Turrin sale sul podio, nel 4 senza, ininterrottamente da Chungju 2013. In queste sei stagioni, però, registra una grandissima delusione, una macchia che potrà cancellare solo in Giappone: Rio de Janeiro. Nel 2016, dopo la prima prova di Coppa del Mondo (argento), viene sbarcato dalla direzione tecnica e spostato sul 2 senza. Dopo un quinto (Lucerna) e un secondo (Poznan) posto in Coppa del Mondo, Turrin inizia bene l’Olimpiade con Lyoyd:  vittoria in batteria e secondo posto in semifinale dietro Di Costanzo-Abagnale. Ma è tonfo rumorosissimo in finale. Sesto posto, con una lezione di cui far tesoro in questo, sin qui sempre vincente, quadriennio.

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2 pensieri riguardo “Spencer Turrin e la lezione di Rio sulla strada per Tokyo”

    1. Per qualche ragione la gente pensa che far vincere degli equipaggi sia facile … dopo che hanno gia vinto. Fin’ora la NZ era convinta che avrebbe potuto facilmente sostituire Tonks, ma non si e resa conto che stava vivendo sul lavoro fatto da lui. Purtroppo c’e ancora il mito che il coach deve essere una persona piacevole ma se devi spingere una persona ai limiti ed essere onesto con questa persona non puoi essere piacevole. Nessun atleta ama sentirsi dire stai fallendo, non hai tirato abbastanza, stai commettendo questo errore.Solo i piu forti sono in grado di accettare commenti come quelli e usarli come stimolo verso il nuovo traguardo.

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