Vent’anni prima: Rossano racconta Colonia 1998

Conosce il 4 di coppia come le sue tasche, forse anche meglio. Rossano Galtarossa ne è stato, più volte, l’instancabile e tecnica, potentissima e generosa anima. Quattro titoli mondiali tra il 1994 e il 1998. Altre 4 medaglie iridate e, naturalmente, 4 Olimpiadi vissute da protagonista nell’arco di 16 anni. Dal bronzo di Barcellona 1992 all’argento di Pechino 2008, passando per il quarto posto di Atlanta 1996 e l’oro di Sidney 2000.

“Grazie, Marco, per aver pensato di darmi l’opportunità di ritornare con la mente al mio ultimo titolo mondiale, ma forse bisogna ringraziare anche Giacomo, Luca, Andrea e Filippo che giusto dopo 20 anni sono riusciti a riconquistare il gradino più alto del podio mondiale proprio nella specialità del quadruplo che tanto mi è cara”

Il 4 di coppia in azione a Colonia 1998

Rossano, riportaci a Colonia 1998.
“Nel pieno del quadriennio che puntava alle Olimpiadi di Sydney, per me e forse per qualche altro canottiere azzurro era forte la voglia di cancellare la delusione patita ad Atlanta ’96. Ci ritrovammo a ricostruire un 4 di coppia vincente: dopo la riconquista del titolo ad Aiguebelette ‘97 con Alessandro Corona a capovoga, io al carrello numero 2, Agostino Abbagnale al 3 e Giovanni Calabrese a prua. Nella stagione successiva il DT La Mura pensò di rinforzare l’equipaggio “recuperando” Alessio Sartori passato temporaneamente nel singolo”.

Gareggiare in casa della Germania, altra corazzata della specialità, non è certo semplice. 
“Già, in casa dei nostri rivali storici: i tedeschi! Per molti anni la nazionale teutonica aveva quasi monopolizzato la specialità ma nel ’94 quattro spavaldi azzurri avevano pensato di scombinare loro i piani innescando la più acerrima battaglia sportiva. Consapevoli delle insidie che potevano rappresentare i nostri avversari, lavorammo con grande determinazione per rendere il nostro equipaggio più veloce possibile. Ci fu un imprevisto”.

Quale?
“A fine allenamento rischiai di rovinare tutto: in un periodo di grande stanchezza e tensione, andando in doccia sferrai un pugno ad una porta per sfogare un po’ della rabbia che stava montando, provocandomi uno squarcio alla mano che ho dovuto far ricucire al Pronto Soccorso di Rieti. Nei giorni seguenti evitai di uscire in barca e per fortuna la mano guarì bene. Il  tendine in bella mostra a ferita aperta non si era lesionato  e ritornai al mio posto”.

Le gare.
“Arrivati a Colonia conquistammo la finale superando agevolmente i turni di qualifica e confermando un ottimo stato di forma ma una volta ai blocchi di partenza della finalissima la tensione era comprensibilmente elevata. Ricordo bene di aver guardato la cicatrice ancora gonfia sulla mano destra e  deciso che quello era un chiaro ricordo di quanto impegno avevo profuso e quante difficoltà avevo affrontato per essere lì. Poi l semaforo verde…e non ce ne fu per nessuno! Senza alcun indugio prendemmo la testa della gara guadagnando via via margine sugli avversari e andando a vincere con un distacco incredibile! I quasi 5 secondi  “stampati” ai padroni di casa – increduli – giunti subito dopo di noi, fecero pensare a qualcuno a proposito di una vittoria facile facile. In realtà fu il risultato di un equipaggio motivatissimo e preparatissimo: per la cronaca Alessio aveva ripreso il ruolo di capovoga mentre Alessandro era passato a prua, invariati i posti centrali con me al 2 e Ago al 3”.

Dal 1994 al 1998 avete potuto contare su 2 capivoga.
“Alessio e Alessandro si sono equamente divisi il primo carrello nei 4 titoli mondiali assoluti che abbiamo vinto. Alessio quando lasciava il ruolo dello “stroke” ad Alessandro si posizionava alle mie spalle garantendo una sala macchine poderosa, mentre Alessandro si è destreggiato tra il carrello 3 e il 4 con pari capacità. Agostino si è sempre dimostrato un compagno su cui riporre la massima fiducia: non sempre semplice da capire ma un grande professionista. A Colonia Alessio fece di tutto per tornare ad essere un componente fondamentale per il quadruplo azzurro ed effettivamente anche il suo contributo fu determinante per la vittoria: lì davanti martellò un ritmo devastante per tutti gli avversari”.

Da Colonia 1998 a Plovdiv 2018. Che sensazione fa vedere, dall’esterno, sfrecciare il 4 di coppia?
“Devo ammettere che qualche mese fa , cominciando a vedere la nuova formazione in azione, ho avuto il presagio che probabilmente il digiuno del quattro di coppia azzurro poteva finire”.

Hai seguito i ragazzi anche su Eurosport come commentatore tecnico…
“…e ciò mi ha rafforzato questa sensazione che, per pura scaramanzia non ho mai condiviso con nessuno. Qualche preoccupazione mi è sorta vedendo l’esordio opaco in batteria ma poi i nostri ragazzi hanno disputato una finale superba. È stato un po’ strano, inizialmente, realizzare che finalmente la nostra Nazionale poteva vantare altri – nuovi  – campioni del mondo”. 

Un sortilegio spezzato. 
“Era ora: 20 anni di attesa cominciavano ad essere tanti, soprattutto in considerazione della forte tradizione che il quadruplo ha sempre rappresentato per l’Italia. Quando sono entrato nella Nazionale assoluta salire su quella barca significava essere uno dei migliori del gruppo”.

Cosa hai provato nel momento in cui gli azzurri tagliavano il traguardo e diventavano campioni del mondo?
“Anch’io, come i tantissimi tifosi, ho gioito per il successo dei nostri ragazzi e ne ho approfittato per ricordare cosa prova un atleta che raggiunge quel traguardo: sono emozioni indescrivibili che ti rimangono per sempre e che ti ripagano di tutti quei momenti difficili che si sono dovuti superare. Vedendo la giovane età dei componenti mi sono immedesimato in loro, forse ripensando al primo titolo vinto, quasi sorprendendo avversari e tifosi”. 

Durante la tua esperienza da consigliere federale hai visto crescere questi ragazzi. 
“Già. Ho ripensato alla chiacchierata fatta con Giacomo e Luca ad Aiguebelette in occasione del mondiale 2015. Il primo era salito in doppio con Romano e, non avendo raggiunto la finale, era evidentemente abbacchiato. Ho provato a rassicurarlo dicendogli che non doveva demoralizzarsi ma doveva lavorare ed avere ancora un po’ di pazienza. Luca aveva gareggiato nel singolo non avendo trovato posto nel 4 di coppia ma era chiaro che quella scelta, un po’ di ripiego,  gli stava stretta. Andrea e Filippo non li conosco personalmente ma da fuori danno l’impressione di non mancare certo di determinazione. Finalmente un nuovo, bello, ma sopratutto veloce quadruplo! Ora ragazzi cercate la riconferma; per esperienza personale è ancora più bella della prima vittoria”

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