Il Progetto Azzurro e i suoi effetti collaterali

logo_fic_2016C’è chi, in questi mesi, sta processando la FIC di Abbagnale per il sedicesimo posto nel medagliere di Rio de Janeiro e per aver vinto, in rapporto allo scorso quadriennio, 10 medaglie in meno (22-12) nelle categorie assolute. Pur avendo elencato i difetti del sistema, in riferimento ai settori di Coppia Senior, Pesi Leggeri e Donne, non sposo questa tesi. Ritengo, comunque, più pesanti altri traguardi agonistici raggiunti tramite il Progetto Azzurro: le due medaglie olimpiche (vinte anche da canottieri alla prima partecipazione ai Giochi Olimpici,  i due quarti posti, le complessive quattro finali e il ringiovanimento dei ranghi. Rio, da sola, vale di fatto come Pechino e Londra assieme e nel complesso viene anche mantenuta l’eccellenza dei settori giovanili, Under 23 (terzi nel 2016) e Junior (primi nel 2016), della nostra Federazione. 

Oltre tutto, stando alle sensazioni generali e salvo l’urna non costituisca l’inatteso luogo per punire silenziosamente l’attuale establishment  e sposare  il programma di Giovanni Miccoli, domenica prossima  Giuseppe Abbagnale dovrebbe esser riconfermato con una percentuale oscillante tra il 65 (per star prudenti) e il 70 per cento.

Detto questo, ci sono, però, dati abbastanza inquietanti, recentemente evidenziati da Antonio Baldacci nel tour di presentazione del programma del dirigente triestino. Dati su cui sarebbe opportuno riflettere, su cui la base, il motore della nostra Federazione grazie al lavoro svolto dalle Società, dovrebbe porre la dovuta attenzione.

Una base di tesserati agonisti ridotta di circa il 10% in questi 4 anni. Il numero di società affiliate, calato da 241 a 231. Il numero dei tesserati agonisti, sceso da 9228 a 8337. Il confronto riguarda l’agosto 2012 e l’agosto 2016.

Tutto ciò è compensato dalla crescita dei numeri del settore Scuola. Da 22.000 a 31.000 contatti. Crescita vera ma chiaramente non tangibile. Si sente, invece, di più l’assenza dei tesserati agonisti dai campi di regata, qualcosa che fa pensare a una FIC in piena emorragia, incapace di contenere lo straripante fenomeno dell’abbandono nelle categorie Ragazzi, Junior e Senior. Il Progetto Azzurro, incentrato sulla valorizzazione del progetto agonistico della Federazione, sembra avere i suoi effetti collaterali non solo nell’arresto della crescita del numero dei praticanti ma addirittura nella sua, abbastanza sensibile, diminuzione. Tutto questo perché in questi 4 anni poca o nulla attenzione è andata all’analisi di questo fenomeno e poco o nulla ce ne sarà, da parte del tandem Abbagnale-Tizzano, pedalante all’esclusiva ricerca dell’oro a Tokyo 2020. E anche questo, sicuramente, domenica avrà il suo peso importante nel dare un giudizio sullo stato di salute della FIC.

Annunci

5 pensieri riguardo “Il Progetto Azzurro e i suoi effetti collaterali”

  1. Bravo Marco, questa è quella che si dice “entrata a gamba tesa” all’ultimo momento, quando sarebbe stato molto meglio tacere, con tesi discutibili e con previsioni inopportune a 4 giorni dalle elezioni.
    Questo pezzo vorrebbe essere un esempio di cerchiobottismo, sembra invece una vera e propria marchetta. Complimenti!

    1. Di fango ne spaliamo già tanto dai pontili, quando i nostri fiumi si ritirano dalla piena…. Non c’è proprio bisogno di tirarlo addosso alla gente in maniera così vile e gratuita, ma sopratutto senza avere le palle di firmarsi!
      Eunuco….

  2. Io entrerei a gamba tesa anche su un altro argomento ben più importante: attività giovanile (e non promozionale) e formazione.
    Sempre riprendendo i dati federali, nei tesserati dalla categoria Allievi A ai Cadetti siamo passati da 3.142 tesserati nel 2012 a 2.743 nel 2016, quindi questo può significare anzitutto che il lavoro nelle scuole è servito a poco.
    Mancano ormai da diversi anni indirizzi tecnici sull’attività per queste classi di età, l’ultima guida tecnica per i CAS è stata stampata nel 2006 ed è esattamente una riedizione, per la parte generale, di quella del 1992, aggiornata invece solo per quanto riguarda i programmi di allenamento e, in parte, nel capitolo che riguarda la tecnica di voga.
    Nei corsi di formazione dei tecnici non si parla quasi assolutamente di attività giovanile.
    Per diventare Aspirante Allenatore è sufficiente una certificazione che “attesti passione per il ruolo di allenatore e requisiti culturali (scuola media inferiore) per diventarlo”. Quindi non è necessario avere alcuna esperienza remiera.
    Nei corsi di 1^ livello sono previste 2 ore su 32 teoriche e le 116 di tirocinio sono dedicate all’applicazione della “scuola italiana” nell’allenamento diretto degli equipaggi.
    Le lezioni di tecnica di voga prevedono (vd. Regolamento per l’iscrizione all’Albo e relative norme organizzative):
    – Tecnica di voga italiana: Teoria biomeccanica
    – Tecnica della voga: teoria – correzione delle anomalie del ciclo di voga
    – Tecnica della voga: teoria – il ciclo di voga in situazioni particolari.

    Cioè non si insegna ad insegnare a remare ma si insegna a correggere uno che in teoria sa già come si rema, come d’altronde è previsto nella successiva parte di tirocinio.

    Che senso ha organizzare un convegno – peraltro molto interessante – su “Reclutamento e consolidamento dei giovani nel canottaggio” quando in realtà non insegniamo agli istruttori come si mette in barca un ragazzino?
    Che senso ha organizzare un raduno annuale per la ricerca dei giovani talenti se poi i ragazzini che partecipano al raduno non vengono più seguiti, quantomeno per vedere se le loro capacità tecniche e fisiologiche stanno migliorando?
    Non sarebbe più semplice proporre alle Società una serie di test di facile esecuzione (non al remoergometro) per la valutazione delle capacità motorie di base e quindi del loro sviluppo e/o miglioramento nel corso dell’allenamento?
    Diventiamo matti per far partecipare sempre più ragazzini al Festival dei Giovani, ma in realtà non ci preoccupiamo se chi vi partecipa sa veramente remare e se chi li porta a gareggiare li ha veramente preparati per quello e gli innumerevoli altri appuntamenti agonistici della stagione.
    Non credete che le Società dovrebbero fermarsi un attimo a meditare anche su questi aspetti e non solo sulle medaglie che le nostre nazionali riescono a conquistare nei vari appuntamenti internazionali, e ripensare un po’ a tutto quello che viene proposto dai vari candidati?
    Mio caro amico silenzioso slow, secondo te queste sono “tesi discutibili”?

  3. Marco ho letto il tuo articolo focalizzato sulle intenzioni di voto e sui risultati del quadriennio che si andrà a concludere.
    Io sto appoggiando la candidatura di Miccoli come Consigliere Federale e quando Miccoli me lo chiese qualche mese fa, uno dei fattori che mi spinsero ad accettare fu motivato dal fatto di vedere alcuni atleti di vertice sotto inchiesta per doping: cosa per me totalmente inaccettabile e del costante malumore delle società, tecnici e atleti con cui avevo avuto modo di parlare sui campi di regata.
    Nel corso di questi mesi mi sono accorto ancor di più che il nostro canottaggio ha bisogno di un certo equilibrio e sicuramente di un ripensamento che possa beneficiare a tutti: grandi e piccole società.
    Senza dubbio i risultati sono arrivati alle Olimpiadi di Rio e ai mondiali, però migliori risultati erano arrivati nelle varie Olimpiadi precedenti, ciclo iniziato nel 88 con i due ori olimpici.
    Sono sempre stato fautore di guardare il bicchiere mezzo pieno, però bisogna capire e proporre come riempire l’altra metà altrimenti molti lo vedranno come mezzo vuoto.
    Miccoli da questo punto di vista, nel suo programma ha delle proposte su come migliorare la visione del bicchiere mezzo vuoto, con programmi, idee e progetti innovativi, soprattutto con il fine di ottimizzare quelle risorse (sempre poche) che la FIC ha a disposizione: senza disperderle o concentrarle solo su alcuni e questo sarà il nostro impegno per il 2017/20.
    Io non so se oggi Giuseppe Abbagnale ha il 65/70% dei consensi…anche perché i dati usciranno dall’urna; sicuramente “vogare” contro un presidente in carica è difficile, però in passato ci sono stati cambi di rotta anche all’ultimo; decisioni di voto dettate soprattutto dall’individuare nel candidato e nel suo gruppo di lavoro, un miglioramento dei risultati grazie alle proposte del suo programma ma anche alla trasparenza e partecipazione aperta a tutto il mondo del canottaggio italiano.
    Ad maiora !
    Piero Carletto

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...