4 senza “uragano”, bronzo di cuore e concretezza

canottaggiomania_4senza_Rio_medagliaArriva la seconda, la più attesa dopo il Mondiale vinto nel 2015, medaglia per l’Italia. Color bronzo, come per il 2 senza Di Costanzo-Abagnale. Il 4 senza ci regala infinite emozioni. Gran Bretagna e Australia, come da copione olimpico, battagliano dall’inizio alla fine. Domenico Montrone, Matteo Castaldo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino si fanno sorprendere dal Sudafrica, capace di precederli nella loro semifinale. Troppa prudenza? Un po’ di comprensione emozione? Per 1500 metri, azzurri staccati di un secondo e mezzo dal bronzo, da quella medaglia che certamente meriterebbero non solo per questo percorso biennale caratterizzato dalla vittoria di Aiguebelette e da quattro argenti in Coppa del Mondo ma per la costanza di rendimento espressa in tutto il quadriennio in questa specialità.  

Non è l’Italia tritatutto di Aiguebelette, non è la solita macchina infernale ma, nel momento cruciale di una finale sognata per 4 anni, ci sono gambe, freddezza di nervi e cuore per lanciare l’attacco decisivo. Chissà, quindi, a cosa avranno pensato i due Matteo, Domenico e Peppe dopo l’ultimo riferimento dei 1500 quando anche addirittura l’Olanda sembrava poter calpestare l’orgoglio del nostro splendido equipaggio azzurro.

Coelho dice che le decisioni dei Guerrieri della Luce sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia. Tutti e 4 alla prima Olimpiade, tutti accomunati da una straordinaria fame di successo. Più follia che coraggio, sicuramente non distacco in quello scorcio finale di Lagoa.  44-45 addirittura 46 colpi: sul Sudafrica si abbatte l’uragano azzurro, capovoga Green e compagni vengono spazzati via.  Trionfa la Gran Bretagna, davanti all’Australia, e anche l’Italia può far festa. Un grande mix tra l’effervescenza dei giovani Lodo e Vicino ed i trentenni Castaldo e Montrone. Il pensiero va soprattutto a loro, poiché realizzano il sogno di una vita ricca di sacrifici  dopo una carriera di alti e bassi

Citazione di merito per Andrea Coppola, perché il suo settore, dopo Aiguebelette, si conferma scintillante grazie a questi due bronzi. Altro che il Linus dei tempi di Pechino, oggi la sua “coperta”, anche in ragione della presenza dell’otto a Rio de Janeiro, è lunghissima.

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