Il cigno 4 senza PL ora guarda dall’alto tutti i suoi detrattori

canottaggiomania_4senza_PL_PiedilucoSino a oggi, anatroccolo. Anche un pochino brutto, visti i numerosi problemi registrati nel corso della stagione olimpica. Anche troppo agitato, considerate le repliche dei vogatori azzurri ad alcuni, spesso anonimi, lettori di questo blog. Critiche in parte comprensibili, poiché per tradizione il valore di questa barca non poteva esser la finale B di Varese o la mediocre Poznan. Critiche, però, dettate soprattutto dalla pancia di tristissimi don Abbondio, incapaci di metter fuori la propria faccia.

Principalmente per tale ragione, per il fatto specifico del vespaio attorno al 4 senza PL, ho deciso un mesetto fa di cambiare il sistema dei commenti dopo aver sperimentato la moderazione e la chiusura dei topic più caldi. Perché, per queste persone, neppure la pubblicazione dei dati riguardanti i dispendi energetici era sufficiente ed era, invece, più importante offendere…

Il passato è passato ed è, invece, particolarmente piacevole soffermarsi sul presente. Il 4 senza PL, oggi, non solo ha risposto con i fatti ma ha offerto una concreta dimostrazione di come l’impegno alla ricerca della qualità, senza mai abbattersi di fronte anche alla più grande delle avversità,  ed il cuore possano condurti a giocarti qualcosa di molto importante (non dico altro) in una finale olimpica. La loro gara è stata da manuale perché hanno da subito preso il controllo delle operazioni, attaccato senza risparmiarsi, guadagnato un vantaggio incredibile e concluso davanti a tutti loro avversari. Quattro dei quali, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Francia e Germania, avevano sconfitto il nostro 4 senza PL a Poznan rifilando distacchi piuttosto consistenti.

Non mi interessa sapere in che misura l’innesto di un nuovo capovoga, Pietro Ruta in luogo di Giorgio Tuccinardi, abbia spinto l’equipaggio verso il salto di qualità. Credo, infatti, che tutti i candidati, in armonia con i tecnici La Padula e Molea, avessero la giusta carica agonistica dentro. Certo Ruta, sceso all’ultima fermata dal suo doppio PL, aveva grandi motivazioni dentro. Certo Martino Goretti, profondamente segnato dall’aver visto il suo 4 senza PL passare da un argento iridato di Bled 2011 al dodicesimo posto di Londra, voleva riscattarsi. Certo Livio La Padula, anche stufo di sentir alcune malizie (e stupidaggini) sul fatto che la sua permanenza a bordo era garantita dal padre Antonio caposettore, voleva onorare nel migliore dei modi la sua prima (e forse ultima) Olimpiade. Certo Stefano Oppo, poco più che ventenne, desiderava mettersi a disposizione dei più esperti compagni attraverso la silenziosa, ora più matura, forza con cui nel 2012, per un centesimo, aveva trionfato nel 4 senza ai Mondiali Junior.

Ecco, quindi, come l’anatroccolo si è trasformato in cigno volando parecchio sopra critiche che anche san Tommaso può battezzare come ingiuste.

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