La favola Castaldo meritava il lieto fine

Matteo Castaldo, nel giorno della vittoria del Mondiale in 4 senza
Matteo Castaldo, nel giorno della vittoria del Mondiale in 4 senza

La Federazione Italiana Canottaggio rende oggi noti nomi e cognomi dei sei equipaggi, assieme alle relative riserve, che parteciperanno ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016. 
La sorpresa è gigantesca. Nel leggere la formazione del 4 senza, comprendente al fianco di Lodo e Vicino sia Marco Di Costanzo sia Domenico Montrone, ho sentito persino il bisogno di rimettere vecchi occhiali sprofondati tra le carte mia scrivania dai tempi dell’operazione laser. Circa 6 anni e mezzo fa.

La Mura e Coppola cambiano la barca campione del mondo: come anticipato, è il vogatore barese delle Fiamme Gialle, protagonista di una stagione spumeggiante tra 2 senza e otto, a salire ma a scendere, contrariamente alle previsioni, è Matteo Castaldo. Per il trentenne vogatore del RYC Savoia non c’è posto neppure sul 2 senza:  lo comporranno Vincenzo Capelli e Giovanni Abagnale. Conferme, invece, per il 4 senza Pesi Leggeri: giù Giorgio Tuccinardi, su Pietro Ruta, capovoga dell’equipaggio che a Rio vedrà protagonisti anche Martino Goretti, Livio La Padula e Stefano Oppo.

Nessuna novità per i doppi, il leggero Miani-Micheletti e il pesante Fossi-Battisti, e naturalmente per il 2 senza femminile, unica barca azzurra qualificata a Lucerna nei ripescaggi, di Bertolasi-Patelli.

DT e caposettore hanno esperienza e spalle abbastanza larghe per fare le proprie scelte e, quindi, anche per assumersi il rischio di cambiare, a 25 giorni dall’Olimpiade, una barca che in due anni, in Europa e nel Mondo, mai ha ottenuto un risultato peggiore del secondo posto.  Personalmente, non voglio neppure giudicarla questa decisione,  in quanto immagino la sofferenza provata da Coppola nel comunicarla al ragazzo, anzi all’uomo, che in questi ultimi 5 anni ha seguito da vicino, passo dopo passo, per aiutarlo a realizzare il sogno di diventare un canottiere d’altissimo livello.

Non è detto che le cose non cambino ma per ora stanno così. Privare il 4 senza a Rio de Janeiro, in questo caso l’intera Nazionale, del contributo di Matteo Castaldo è, per me, una grave perdita sotto il profilo dell’identità perché in molti hanno preso esempio dalla sua vicenda, dal suo carattere, dalla sua tenacia, dalla sua voglia di mettersi sempre in discussione senza sentirsi mai “arrivato”. Una leadership silenziosa, mai sbandierata ma che si toccava concretamente con mano nei momenti topici.

Matteo, capace di guardare sempre avanti nonostante difficoltà anche impervie e di affrontare la vita sportiva senza alcun tipo di scorciatoia, rappresenta ciò che molti giovani canottieri vorrebbero essere tra qualche anno.

La sua storia, anzi favola, meritava un finale assolutamente diverso.

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