Lo sfogo di Francesco Cardaioli: “L’area tecnica non ha mantenuto le promesse”

canottaggiomania_cardaioli_FrancescoTutto da solo, tutto con le proprie forze. Un quadriennio di grandissimo impegno, sotto il profilo agonistico e anche universitario, in quanto alle prese con difficili esami alla facoltà di Medicina. Con le proprie forze, perché mentre Francesco sudava, ai libri ed ai remi, a fine mese non arrivava lo stipendio che spetta, per esempio, ai canottieri arruolati da un Gruppo Sportivo Militare né una borsa di studio dato che il suo profilo, nonostante risultati di primaria importanza nella complicatissima specialità del singolo, non si sposava con i criteri stabiliti dalla FIC per l’assegnazione del riconoscimento “Promessa Olimpica” (clicca qui)
Francesco Cardaioli, oltre che qualità sportive e accademiche, dimostra anche di possedere il coraggio di esprimere le proprie idee. E’ da tanti lamentarsi sottovoce o sottobosco, è da pochi avere la forza e la personalità di metterci la faccia.

“Oggi si è concluso un ciclo, un quadriennio, in un momento e una modalità che non erano quelli sperati”. E’ l’inizio dell’analisi di Francesco Cardaioli, l’azzurro neopoliziotto padovano riconfermatosi campione d’Italia in singolo, sulle colonne del Gazzettino (clicca qui) in un articolo che oggi, alle 16:30, non trova spazio all’interno della rassegna stampa federale. “Prescindendo dalla buona volontà della direzione tecnica che, purtroppo, spesso non basta a rendere competitivo un equipaggio, trovo che siano stati alcuni errori nelle scelte. Certamente, a posteriori, è facile giudicare”.

Un Carda tutto d'oro ai GdM
Un Carda tutto d’oro ai GdM

Al taccuino di Gerardo Pinto, Francesco rifinisce altri importanti concetti in merito al 4 di coppia. “Demolire la base costruita con questa barca, nel 2015 dopo il deludente risultato di Aiguebelette, spostando vari elementi importanti per il nostro settore dalla “coppia” alla “punta” penso sia stata una mossa un po’ azzardata, che nelle stagioni precedenti già non aveva dato buoni risultati”. Un pensiero già condiviso da CanottaggioMania, alla luce dell’esito, catastrofico, di Lucerna ma quel che più colpisce è sicuramente il momento successivo alle qualificazioni olimpiche. “La cosa più brutta è stata quella di venir meno alla parola data più volte durante l’anno e congedare telefonicamente alcuni atleti, tra cui il sottoscritto, dopo la mancata qualifica, senza dargli la possibilità, per quanto piccola, di essere reinseriti in altri progetti. Considero una scorrettezza il fatto che l’area tecnica non abbia mantenuto le promesse”. 

L’auspicio. “Ovviamente spero che da Rio possa rinascere l’immagine dell’Italia che rema competitiva e pulita”.  A Francesco, in questo periodo al fianco della mamma Loredana impegnata nel combattere la grande battaglia della vita, i complimenti per il coraggio e la chiarezza. La dignità di una persona, ancor più di uno sportivo che difende i colori della Nazionale, non ha davvero prezzo.

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4 pensieri riguardo “Lo sfogo di Francesco Cardaioli: “L’area tecnica non ha mantenuto le promesse””

  1. Francesco, rimasto a casa con un sogno, che solo al momento, resterà nel cassetto, ma unico col coraggio di parlare e di esprimere al mondo del canottaggio la sua delusione.
    Sei un vero Campione!
    Grazie per essere un buon esempio per tutti.

  2. Se la DT l’avesse lasciato in pace, sul suo singolo, oggi sarebbe in partenza per Rio. E’ stato anche troppo cortese e moderato.

  3. La situazione di Francesco è figlia degli errori di Aiguebelette, ma allora nessuno aveva protestato, anzi sembrava l’uovo di Colombo. Poi il campo di regata ha emesso il suo verdetto: due barche di coppia a casa e solo il doppio alle Olimpiadi.Oggi col senno del poi si poteva agire meglio, ma l’errore di fondo e che il D.T. per ragioni personali è poco presente agli allenamenti a Piediluco e si affida alle indicazioni dei suoi sostituti che negli ultimi tempi hanno toppato (vedi Pozdam). Anche nei pl le cose non vanno come dovrebbero andare anzi si rischia di fare peggio di come sono andate le cose in Francia. A RIO si rischia grosso ma il rischio più grande e che molti giovani atleti abbandonino il canottaggio per scelte assai discutibili e soprattutto di parte. Le società da quello che si è percepito nelle due regate di Ravenna sono scontente, si sentono usate e i loro atleti penalizzati. Peccato si poteva intervenire invece si è rimandato tutto alle prossime elezioni, ma le medaglie non si vincono votando, copiamo dalle nazioni come la Nuova Zelanda o l’Australia almeno nell’impostazione mentale dei loro atleti, sempre sorridenti e disponibili !

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