Lacrime Italia sul Rotsee. A Rio vanno solo Sara e Alessandra

Sara Bertolasi e Alessandra Patelli dopo la qualificazione
Sara Bertolasi e Alessandra Patelli dopo la qualificazione (foto Perna)

Triste epilogo per l’Italia a Lucerna. L’ultima prova d’appello per Rio de Janeiro promuove solo il 2 senza femminile.  Alla luce della prestazione dell’ultimo Mondiale (sesto e primo degli esclusi) e del secondo posto in Coppa del Mondo a Varese, il pass sembrava fosse alla portata almeno anche dell’otto maschile, per cui all’arrivo sono fatali tre decimi di ritardo per una rimonta che, nonostante un grande cuore, non riesce completamente a compiersi.  Amaro epilogo anche per il doppio leggero femminile, certamente cresciuto rispetto ad Aiguebelette ma non abbastanza per salire sull’aereo per il Brasile. Non manca il coraggio al doppio femminile, ma per avere ragione delle proprie avversarie serviva maggior tempo in fase di preparazione. La finale del 4 di coppia appare come la logica conclusione di un quadriennio di sofferenze. Rifletteremo in sede di commento sul valore di questi risultati, magari dando uno sguardo anche a eventuali dichiarazioni di Presidente e Direttore Tecnico, e quindi ora spazio al racconto. Certamente sei barche a Rio, addirittura una in meno di Londra 2012, sono davvero poche in rapporto alle ambizioni dichiarate da Abbagnale, La Mura e Cattaneo, da CanottaggioMania pienamente condivisa, nella scorsa estate. 

Sara Bertolasi e Alessandra Patelli archiviano nel migliore dei modi la delusione dell’ultimo Mondiale. Ci vuole anche un bel po’ di sano pragmatismo per non farsi avvolgere dalla tensione del momento. La lettura di una finale comunque insidiosa è perfetta. E’ decisiva una buona parte centrale di percorso per vanificare le ambizioni della Russia, prendere il comando e poi lasciarlo, in fase di tranquillo controllo, prima alla Cina (davanti all’Italia al traguardo per 18 centesimi) e infine a una Spagna che chiude a ritmo di flamenco. E’ sufficiente il terzo posto alle azzurre per volare a Rio de Janeiro. La seconda Olimpiade per Sara, la prima per Patti.

L’attimo conclusivo è da tragedia greca e probabilmente oggi qualcosa di meglio si poteva fare, d’accordo, ma occorre ugualmente complimentarsi con l’otto (Matteo Stefanini, Fabio Infimo, Mario Paonessa, Pierpaolo Frattini, Giovanni Abagnale, Simone Venier, Luca Agamennoni, Domenico Montrone, tim. Enrico D’Aniello) per quanto fatto in quest’ultimo anno, quindi con i ragazzi e con i loro tecnici per aver fortemente creduto nella possibilità di qualificare una barca cresciuta moltissimo negli ultimi mesi. Ironia della sorte sono Beppe De Capua e la sua Polonia, tutt’altra barca rispetto a quella disarcionata dagli azzurri a Varese e allo scorso Mondiale scorso, a sorridere. Trentasei centesimi la differenza all’arrivo, colmati con gli interessi il pesante gap (quasi tre secondi) di Varese, e davanti all’Italia arriva il solido otto statunitense.  Italia prima quarta, poi terza dopo il sorpasso ai danni dell’Australia ma il forcing non produce il miracolo.

Il doppio Pesi Leggeri di Betta Sancassani e Laura Milani manca la qualificazione per  un secondo e trentanove centesimi. Olanda irraggiungibile: lente le azzurre nei primi 500 metri, ma tutt’altro che veloce pure la Romania.   Davanti a loro, a causa anche delle straordinarie energie spese vanamente per evitare la fuga di Paulis ed Head, scoppiano prima la Grecia, poi la Svezia e infine la Svizzera. A sorridere, alla fine, sono le Lehaci e Beleaga. Betta e Laura concludono così anticipatamente il loro quadriennio. A testa alta, d’accordo, ma questo epilogo era davvero incredibile da immaginare nel 2013, stagione chiusa da imbattute dopo aver vinto Mondiali ed Europei, oppure anche nel 2014, quando terminavano la loro corsa ad Amsterdam ai piedi del podio.

Il doppio di Laura Schiavone e Giada Colombo gareggia in maniera generosa e anche con buona dose di personalità. Nessuna paura, ma Repubblica Ceca e Danimarca hanno una marcia in più.  Le azzurre ci provano ma non riescono mai né ad avvicinarsi né a impensierire le danesi subendo nel finale anche il sorpasso della Finlandia. Barca comunque in crescita nell’ultimo mese, anche rispetto alla buona prova in Coppa del Mondo a Varese, ma che certamente qualcosa paga sul piano dell’assieme. Ricordiamo, infatti, che Giada, in autunno e inverno, si è preparata assieme a Sara Magnaghi per qualificare il 2 senza. Progetto interrotto dopo il Memorial d’Aloja in ragione dell’affermazione delle federali Bertolasi e Patelli.

La madre di tutte le gare è un calvario per il 4 di coppia. Una sola soddisfazione in questo quadriennio: la medaglia vinta agli Europei 2013, per poi andare successivamente incontro a risultati catastrofici in ogni Mondiale. Per la prima volta, da Los Angeles 1984, l’Italia non si qualifica  alle Olimpiadi nella specialità vincitrice dell’oro a Seoul 1988, del bronzo a Barcellona 1992, dell’oro a Sidney 2000 e dell’argento a Pechino 2008. Mai in gara Alessio Sartori, Luca Rambaldi, Giacomo Gentili e Francesco Cardaioli. Dieci secondi da Russia e Canada, nostre rivali dirette per la qualificazione a Rio, sono davvero un’enormità.

Complimenti, infine, a Eros Goretti per aver qualificato 2 barche con l’Ungheria.

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5 pensieri riguardo “Lacrime Italia sul Rotsee. A Rio vanno solo Sara e Alessandra”

  1. sono triste!
    e penso a canottieri ormai trentenni che vedono il sogno dell’olimpiade sfumare…
    ma ora si riaprono le prove per trovare il 2- ed il 2x più forte penso!
    quindi i coppisti del 4x e tutti i ragazzi dell’8 rientrano ancora in gioco.
    non so con quale spirito ma ci potranno riprovare!

  2. Salve
    Non “possono”…… semmai ci “devono” provare ed è meglio per tutti in primis per loro stessi.
    Il motivo è che (sfortunatamente) si riducono i posti disponibili, ma nel bene e nel male le forze si concentrano su un numero inferiore di obbiettivi. Cioè si concentra il “meglio del meglio” e non si disperdono “energie” per altre barche ( va da se che se “aggiungi di quà” significa che “togli di là”……….. ).

    Si può dire anche con il metodo “ironico-internazionale”.
    Noi (italiani intendo) siamo un popolo di 56.000.000 milioni di imbecilli che principalmente corre in mutandoni dietro un pallone e si ricorda delle patrie bandiere quando 11 sfigati vincono una coppetta mondiale…………………………….. in USA ci sono 318.000.000 milioni di americani che già dal “college” o in una “university” alla parola “rowing” non trovano altri imbecilli ( come da noi ) che confondono un rower con un canoista. Il tutto senza contare che la bandiera americana la sventolano con orgoglio per qualsiasi atleta di qualsiasi disciplina, con le olimpiadi come punto finale più importante, e gli fanno pure i complimenti sia che prende l’oro oppure no ( lo sa anche la “vecchiettà novantenne in Arkansas” che un olimpiade vale più del mondiale, ma vallo a spiegare alla famiglia di “ciccio formaggio” che guarda la “domenica sportiva” fin dal 1956 e da sempre prende a calci il televisore se la squadra del cuore non raggiunge la promozione in seconda categoria……….. ).
    Qualcuno pensa che in quel contesto culturale l’allenatore USA abbia gli stessi nostri problemi a fare “metti quà e togli la” o qualche minima difficoltà a reperire risorse umane decenti per “coprire tutti i carrelli” disponibili e immaginabili, come da sempre succede da a Piediluco ?
    Ecco un motivo validissimo per fare la seconda è più determinanta selezione da quella già effettuata…. tecnici federali possibilmente seri e sempre permettendo……

  3. Mister X Non credo che tu abbia la minima idea di quello che stai dicendo. Ma logicamente se tu avessi un’idea probabilmente useresti il tuo nome.

  4. Egregio Marco
    la ringrazio per il suo parere su di me, utilissimo…..
    In pratica (secondo il suo esimio parere) io dico cose insensate per il nickname. Di contro, per logica del suo discorso Lei, con il suo, rispetto a me, è come minimo un “dottorone dell’università”……….. ma il bello arriva più avanti!
    Quindi (riassumendo sinteticamente i miei “erroracci”) io dovrei “non dire più” che gli atleti fuori dal pass olimpico (che hanno fallito la prova) devono tentare “il tutto e per tutto” nelle future selezioni che faranno internamente (altrochè se faranno….), e non dovrei dire neanche l’ovvio, cioè che qualsiasi allenatore potendo scegliere tra “il potenziale USA” o quello italiano “non vede” le differenze al momento della scelta (con i vantaggi che ne conseguono o viceversa le problematiche se non hai quei vantaggi).
    Beh, mi correggo, ovvio fino ad un certo punto. infatti temo che Lei (incredibilmente vista l’esperienza) non le veda………

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