Nel nome del Fratello

Niccolò e Carlo Mornati
Niccolò e Carlo Mornati

Solo chi ha doti di onnipotenza, onniscienza e onnipresenza sa quel che stanno patendo questi due fratelli in cuor loro. Il maggiore impossibilitato nell’aiutare il più giovane ma la reazione di Carlo Mornati alla notizia della positività di Niccolò è un esempio di grande dignità personale e segnale di notevole serietà. Qualcosa da rimarcare, certamente non abituale a determinati ambienti, anche sportivi, dove le chiappe da una poltrona si alzano solo per andare a occuparne una più grande e comoda.
E’ bene parlarne perché, in questi giorni, ne abbiamo lette di tutti i colori. Fa male, per esempio, l’articolo de “Il Fatto Quotidiano” in cui, attraverso il sistema delle intercettazioni, il vogatore vicecampione olimpico a Sidney 2000 viene, in pratica, descritto come merce di scambio, in quanto leghista, nella trattativa per il  voto, a favore del candidato alla presidenza del Coni Giovanni Malagò, del numero 1 della Federdanza (simpatizzante della Lega Nord e vicino all’allora segretario Roberto Maroni) alle elezioni del Coni 2013.

Quelle sono le chiacchiere, ma prima o poi si arriva ai fatti e questi, a mio avviso, parlano molto chiaro. Con la disponibilità a rimettere le proprie deleghe nelle mani della Giunta, Carlo Mornati, una volta di più, dimostra di essere persona di grande integrità morale e di meritare il suo ruolo di alta responsabilità all’interno della stanza dei bottoni dello Sport azzurro.

Carlo cresce grazie agli insegnamenti di un Mito del Canottaggio italiano: Giuseppe Moioli. Cursus honorum senza sconti, capacità di condurre in porto sia la carriera di atleta di successo sia di studente universitario con la Laurea in Giurisprudenza. Uomo di poche parole lontano dagli intrecci politici e dai chiacchiericci di palazzo, sa bene che il suo compito è quello di mettere ogni singola Federazione nelle migliori condizioni per rendere il massimo alle prossime Olimpiadi.

Carlo Mornati gode della fiducia della totalità della Giunta e anche del Consiglio del Coni.  Continuerà a svolgere i suoi incarichi ed è un bene. Per carità, esser l’uomo di fiducia del Presidente del Coni, dal 1997 (e sino alla conclusione del 2016) presidente del CC Aniene (club di Carlo),  può, in parte, costituire una via privilegiata verso l’alto ma poi a certe vette occorre saperci stare.  E a quelle vette, auguro a Niccolò di poterlo raggiungere una volta affrontata e superata questa delicata vicenda personale.

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7 pensieri riguardo “Nel nome del Fratello”

  1. ….tutto vero, pertanto è necessario creare le condizioni affinché un atleta, in primis un uomo scelga di non fare certe scelte, facilissime da fare. Bisogna lavorare sulla coscienza, sull’educazione attraverso la comunicazione di chi ti segue da vicino, quotidianamente….esiste uno staff… Soprattutto non bisogna arrivare al punto che uno debba scegliere di aiutarsi, perché ciò significa che i primi a fallire sono coloro che stanno dietro e che hanno gestito male psicologicamente e tecnicamente il loro “campione”.

  2. E’ sempre un problema di scorciatoie per arrivare! In alcuni casi arrivare significa riempirsi il portafoglio; non sono le ambizioni personali di ruoli o titoli che muovono il mondo ma le ricadute economiche che tali risultati rappresentano.
    Il TRAGUARDO si deve raggiungere senza scorciatoie siano esse politiche, di doping o di cartellini ceduti all’ultimo minuto per vincere dei titoli da rivendersi l’anno dopo al miglior offerente. Non di certo nell’interesse dei ragazzi, spesso minorenni, nè tanto meno di quello degli “sbarcati” e allora di chi? Al lettore la risposta!
    Putroppo, spesso, nelle società non esiste più un codice etico morale, deontologico, da parte dei tecnici e dirigenti! L’importante è solo vincere anche in modo “furbesco” alla faccia di chi si fa il vero mazzo per migliorare tutti i giorni nella propria società con i propri atleti visti crescere dalle categorie inferiori.
    Se poi nonostante l’impegno non si dovesse vincere si valuteranno le cause della sconfitta che non deve necessariamente rappresentare un fallimento totale.
    E’ l’unico modo per migliorare! E’ una dura battaglia per coloro che rispettano le regole non solo quelle scritte ma quelle più difficili da leggere che sono quelle etiche.
    Visto come vanno le cose è evidente che siamo un mondo di analfabeti!

  3. Soprattutto la gestione atletica…il programma La Mura evidentemente spinge a scelte estreme?…Un forte limite di questo gruppo?…nessuno è all’altezza di insegnare la tecnica voga come lo stesso dott. La Mura che evidentemente non ha più la forza di seguire gli atleti e gli equipaggi come un tempo..tutto qui..ora credo sia tempo di cambiare marcia …ci sono tantissimi tecnici italiani molto preparati che scalpitano…perchè non dargli spazio?…come in Sanità Pubblica spendere di più non significa essere anche più forti e preparati e soprattutto più efficaci…e alcune società remeriere lo dimostrano da un pezzo….altre si stanno allineando in quella direzione con tanta soddisfazione .. e spero di non millantare competenze ;-)….un abbraccio a tutti e W il canottaggio ..lo sport più bello del mondo!!

  4. Carissimo…c’è un punto interrogativo grande quanto una casa … 🙂 ..(ovvero il programma La Mura spinge a delle scelte estreme?)…sicuramente è un programma che non tiene conto delle individualità….(cosa che avviene in altri Paesi anche più forti dell’Italia a livello remiero) …senza la sua capacità di guidare un miglioramento tecnico dell’equipaggio..così come faceva un tempo..(e ricordo fine anni ’70 quando veniva al Posillipo e insieme a Giovanni Postiglione ci spiegava la tecnica di voga dei Gemelli LANDVOIGT campioni olimpici a mosca in due senza)….ecco a mio parere un lavoro estremo che tende a selezionare e a premiare solo chi è in grado di soddisfare tutta questa intensità richiesta….si premia poco la qualità…e sai bene che un’atleta che costruisce sulla qualità ha bisogno di meno quantità..è un’atleta più forte e quindi meno esposto a “tentazioni”….ricordo il 2 senza della Romania..facevano i tempi e vinsero l’oro a Los Angeles remando duemila metri a 40 colpi…quando cominciarono a fare i controlli sull’epo anche nel canottaggio….scomparvero dalla scena..nei mondiali a seguire li “buttammo” due volte fuori dalle finali!….un salutone e un abbraccio

  5. Marco ci spettiamo tutti un bell’articolo sui vari cambi societari dell’ultimo minuto gia evidenziati qui sopra! Sembrerà una sciocchezza ma è da queste piccole cose che il nostro mondo deve crescere e migliorare. Cosa ci insegnano a noi ragazzi?? Ci alleniamo tutto l’anno al massimo dei nostri limiti per poi vederci preso il posto il giorno 10 di aprile da persone provenienti da tutta Italia?
    Vedendo queste cose, pensate che possano insegnarci cosa è giusto e cosa è sbagliato? Dovrebbero insegnarci e educarci a non prendere scorciatoie? Beh, gli allenatori e le società per primi le prendono non puntando sul vivaio ma “comprando” cartelini (molto più semplice con soldi, politica e sex appeal ), e noi cosa dovremmo fare??…………….. L’anno prossimo mi dopo. Vediamo chi sarà più forte a giugno.

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