La Mura pensa già a Tokyo 2020 ma la promessa di Abbagnale scade 4 anni prima

Giuseppe La Mura (foto Perna)
Giuseppe La Mura (foto Perna)

Quattro volte, nel suo intervento sul sito federale post Mondiale, Giuseppe La Mura fa riferimento alla necessità di lavorare “ancora meglio”. Tutto questo alla luce dei risultati di Aiguebelette e sappiamo che il nostro DT si farà in 4 per trovare la quadra e risolvere problemi nei settori dell’area tecnica, le Donne, la coppia Senior e in parte i Pesi Leggeri, che, in misura diversa, vivono momenti di sofferenza.  

La sua analisi, però, lascia perplessi in più punti.  La Mura ci dice pochissimo in merito ai mancati obiettivi raggiunti. Perché le 9-11 barche “competitive, quindi in grado di lottare per la qualificazione a Rio 2016”, per cui si era impegnato in ottobre di fronte al Consiglio Federale, sono  diventate 6 o, per tirarci dentro anche il 4 di coppia, al massimo 7. Come sempre, l’autocritica rimane nella penna.

Per la crisi del settore femminile, il DT non si rimprovera niente. Anzi, si dice convinto della bontà del lavoro svolto in questi tre anni attaccandosi, per i mancati pass olimpici raggiunti, alla “sequenza di malanni che hanno colpito sia il due senza che il doppio pesi leggeri”. Detto che comunque occorrerebbe chiedersi se tali malanni non siano figli anche dei pesanti carichi di lavoro sostenuti dalle ragazze, come mai, invece, Giuseppe Abbagnale ritiene, oggi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, che “il settore femminile è una questione da affrontare con urgenza”? Un Presidente, “un po’ irritato con Romagnoli”, che continua a “godere della fiducia” di La Mura. Sembrano esserci, tra Presidente e DT, opinioni diverse in merito all’annoso problema.

La Mura dimostra poi, veramente, un gran coraggio nel recriminare per i “criteri più ristretti per le qualificazioni” per le specialità maschili, da 11 a 8 per il 4 di coppia e da 7 a 5 per l’otto, quando per le Donne FISA e CIO, per doppio Senior, doppio PL e 2 senza (tutte passate da 8 a 11), aprono vere e proprie autostrade per l’Italia. Totalmente, purtroppo, inesplorate e la responsabilità, qui, di chi è?

Due titoli iridati in barca olimpica, nel 2013 nel doppio leggero femminile (primo nella nostra storia) e pochi giorni fa nel 4 senza (dopo 20 anni), hanno il loro grandissimo peso. Oggi, grazie a La Mura e al fidato collaboratore Coppola, abbiamo uno dei migliori settori di Punta Senior al mondo. Un oro (il 4 senza), un quinto (2 senza, con il contributo del CC Aniene) e un sesto posto (otto). La mancata qualificazione dell’Ammiraglia (la migliore degli ultimi 9 anni), inoltre, sposta poco nel nostro giudizio sul buon Mondiale disputato da questo affiatato mix di veterani e giovani.

Giustificare, però, gli insuccessi nella Coppia Senior bollando come “proibitive” le qualificazioni nel singolo e nel 4 di coppia (Polonia, Svizzera e Australia, battute a Lucerna, ad Aiguebelette  finiscono davanti a noi con le stesse formazioni) è roba da tapparsi le orecchie. Nel giro di un mese, questo settore arretra interamente dalle finali A di Coppa del Mondo alle finali B del Mondiale.  Anche se c’è una nota lieta, il felice innesto del baby Giacomo Gentili, resta un’involuzione che non si può spiegare semplicemente con il “livello alto”.

A proposito dei Pesi Leggeri, poi, La Mura liquida in maniera molto spiccia la mancata conquista del podio. “Per me non è un problema”. Tale atteggiamento significa così accogliere il passaggio da un anno preolimpico interamente medagliato (Bled 2011, con l’oro del 4 di coppia, gli argenti di singolo, 2 senza, 4 senza e otto, il bronzo del doppio) a un 2015 completamente a secco con una semplice scrollata di spalle.

Neanche una virgola poi dedicata al gruppo del Para-Rowing, quasi come se fosse un corpo estraneo alla squadra azzurra, e infine il pensiero rivolto, con più sottolineature, a Tokyo 2020.

Qualcuno, probabilmente, penserà alla volontà del DT di mettere già la mani avanti nel caso di una Rio de Janeiro non particolarmente fertile. CanottaggioMania non crede sia così e, in via generale, non siamo certamente pessimisti. D’accordo che nel 2015 ciò che contava era fare legna per il Brasile e noi, con 5 barche qualificate (più tre paralimpiche), ne abbiamo quantitativamente fatta per un fuocherello ma, in ambito qualitativo, consideriamo  positivo il dato delle stesse 5 (sulla carta 4, per via della mancata promozione dell’otto) finali raggiunte.

La Mura, però, deve pienamente capire che opera all’interno di una Federazione che ha come principale obiettivo una Squadra (certamente non un singolo equipaggio) Nazionale Vincente e, a breve termine, “protagonista alla Olimpiadi di Rio de Janeiro”. Parole non nostre ma di Giuseppe Abbagnale e il tempo, quando si fanno  promesse importanti, si misura con la clessidra.  L’ultimo granello di sabbia, in questo caso, uscirà tra 11 mesi.

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5 pensieri riguardo “La Mura pensa già a Tokyo 2020 ma la promessa di Abbagnale scade 4 anni prima”

  1. Tutti gli uomini hanno nella loro vita una parabola prestazionale sia fisica che intellettiva. Come gli atleti hanno un loro tempo anche i tecnici hanno il loro. Solo pochi purtroppo se ne rendono conto autonomamente anche di fronte all’ evidenza, con questo comportamento rischiano di rovinare anche quello che di buono hanno fatto in passato.

  2. …Non gettiamo via il bambino con l’acqua sporca: personalmente al di là dei proclami pre-mondiale delle “7-9 barche”, ritengo che 5 barche già qualificate e la strepitosa vittoria del 4 senza ci dicano che questo mondiale non è tutto da buttare (a meno di non credere che la vittoria del 4- sia stata del tutto casuale). E’ altrettanto evidente che nella coppia maschile e nell’intero settore femminile occorre intervenire in maniera drastica ed immediata. Ad un solo anno da Rio troverei però deleterio (come già qualcuno comincia a fare) chiedere “la testa” del DT o di questo o di quel Capo Settore. E’ invece fondamentale che il DT ed i Capi Settore si confrontino in modo sereno e schietto sui risultati ottenuti sul campo di Aiguebelette. Credo nella professionalità di tutti i nostri Capi Settore, e nella loro capacità di confrontarsi con il DT con spirito critico e senza appiattirsi su di un “pensiero unico” che farebbe davvero male a tutti. La Mura è un grande tecnico ma non è l’oracolo; stesso dicasi per i suoi Capi Settore., ma è l’unione che fa la forza. In questo momento “l’assieme” del Settore Tecnico non è meno importante di quello che devono avere i nostri equipaggi in acqua. Signori Tecnici, per favore parlatevi. E fateci/fatevi la cortesia di pensare a Lucerna 2016 ed a Rio, non a Tokio 2020…

  3. Ma il significato del famoso “assieme di una barca”, non usa più’? È’ produttivo mischiare gli atleti e due settimane dopo buttarli in un mondiale di qualificazione? Non si può pensare che un Fossi ( atleta eccezionale) risolva tutti i problemi di un quattro di coppia, con un bravissimo singoli sta come Cardaioli, che vedendo le gare ha una vogata da singoli sta diversa dagli altri tre. E poi uno zappatore d’acqua al carrello 4, che entra dall’alto e sembra voglia far male all’acqua. Gli occhi per vedere ce li abbiamo tutti. Le altre Nazioni da tempo lavorano per avere un ottimo assieme e chiaramente si parla di barche lunghe, come l’otto degli scartati dalle altre barche. Mi dispiace che siano sempre gli atleti a pagarne le conseguenze dopo mesi ed anni di sacrifici, invece di stare a casa ed allenarsi in società magari preparando un equipaggio che poi VENGA ACCETTATO all’ultimo chissà per quale motivo. E poi sono quegli equipaggi che rendono, vedi il doppio FF.GG con Battisti, il 2 senza dell’Aniene ed altri di passate stagioni. Ma qualcuno che pensa e ragiona esiste ancora?

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