Romagnoli vuole dimettersi ma le sue colpe sono limitate

Claudio Romagnoli
Claudio Romagnoli

Claudio Romagnoli ha riunito la squadra femminile e comunicato la propria intenzione di volersi dimettere al termine del Mondiale di Aiguebelette. Nessuna barca qualificata per Rio de Janeiro, nessuna barca oltre i quarti di finale. Risultati molto deludenti per un settore definito “imprescindibile”  dal nostro Presidente Giuseppe Abbagnale. Per quanto probabilmente si potesse far meglio in Francia, visti anche gli incoraggianti progressi di Lucerna, ritengo che Claudio abbia responsabilità limitate. Dei capi settore scelti da La Mura, con l’avallo del Consiglio Federale, Claudio aveva senz’altro il compito più duro e nel primo anno del suo mandato lo ha svolto al meglio contribuendo alla storica impresa del doppio leggero Milani-Sancassani. Di qui in avanti, ha avuto a che fare con difficoltà di ogni tipo, a cominciare dagli infortuni, e soprattutto con l’incapacità di adeguare la crescita del gruppo a un livello concorrenziale, in Europa e nel Mondo, crescente in maniera molto significativa. 

Avrà senz’altro commesso i suoi errori, magari anche nel rapporto con le stesse ragazze a causa anche del fatto che questa rappresentava la sua prima esperienza in un settore assoluto dopo oltre 20 anni (ricchi di successi) alla guida degli Junior, ma di certo Claudio non può caricarsi sulle spalle le colpe maggiori. Quelle, infatti, appartengono ad altri.

Le nostre Donne operano in condizioni di profonda disparità rispetto agli Uomini, eppure sono chiamate al rispetto dei medesimi impegni quando sono in Nazionale. L’85% di loro è iscritto all’Università: ogni santo giorno di raduno le vede impegnate nell’affrontare lunghe ore di allenamento e, allo stesso tempo, nella preparazione degli esami. Sono quasi tutte appassionate e volontarie, anzi alcune di loro vanno avanti grazie al sostegno delle loro famiglie che si fanno carico, per esempio, degli spostamenti e dei pernotti quando sono chiamate ad allenarsi insieme alle loro compagne in una città diversa dalla loro per preparare una barca.  Rarissimi sono i casi in cui un Gruppo Sportivo Statale desidera investire sulle loro prestazioni. I posti nei College Remieri Universitari sono, attualmente, decisamente insufficienti e non esiste un progetto, al di là di qualche slogan di propaganda, dedicato.

Allenamenti intensi, pesanti e stressanti, tanto quanto accade per gli Uomini,  ma in questo caso privi di buoni riscontri nelle gare. Su questo, certamente, si dovrebbe riflettere molto ma, essendo il Direttore Tecnico il responsabile dei programmi d’allenamento, Romagnoli è in buonissima parte esente da colpe a meno che qualcuno, spero di no, non pensi che il tecnico cremonese non sia in grado di applicare le direttive.

Insomma, qui il settore Femminile va ricostruito a partire dalle sue fondamenta, probabilmente andrebbe totalmente staccato da quello Maschile per avere più attenzione e autonomia, ma certamente non è cambiando soltanto l’allenatore che si accelererà questo processo che sarebbe dovuto già partire nei primi mesi del 2013.  Una rivoluzione culturale .

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6 pensieri riguardo “Romagnoli vuole dimettersi ma le sue colpe sono limitate”

  1. Contenuto condivisibile, Claudio avrà le sue colpe, d’altra parte è il responsabile del settore, ma certo non può diventare il capro espiatorio, come non possono diventarlo le Ragazze (con la R maiuscola), che già operano con passione in un contesto non facile. Qualcuno, più in alto, le responsabilità se le deve assumere, per come ha condotto, sin dalle prima battute, la “questione femminile”. Ci sarà tempo per ragionare a capire, se si vuol capire…
    Una sola osservazione ancora: Claudio è stato il primo artefice del successo – clamoroso – degli junior nello lo scorso quadriennio. Quegli junior che hanno dato forma alle vittorie dell’otto 2011 e 1012 e degli altri equipaggi su barca lunga che persino i tedeschi ci hanno invidiato, per loro stessa ammissione. Allora si dissero cose incredibili, che “le vittorie junior non avevano valore”, che Romagnoli puntava solo a “vincere per vincere”. Sciocchezze strumentali tese a declassare il lavoro del settore junior, che dava fastidio. Oggi quegli junior di allora sono splendidi campioni del mondo assoluti in 4 senza. Un contributo, quello di Romagnoli, al successo di oggi, che non va dimenticato. Farne ora il capro espiatorio degli insuccessi femminili sarebbe semplicemente vergognoso.

  2. Mi sembra che non solo il settore femminile abbia deluso; anche il settore pl (sia barche olimpiche che no) ha tragicamente mancato gli obiettivi minimi ai quali l’Italia era da tempo ben abituata; l’intera squadra, a parte, ovviamente, il 4- medaglia d’oro, ha deluso soprattutto nella parte finale delle gare dove ha sempre perso contatto dai primi facendosi anche rimontare da più barche; inoltre i troppi colpi in partenza e sul passo tenuti da quasi tutti gli equipaggi azzurri non sono stati accompagnati dalla dovuta forza e velocità in acqua: la velocità delle barche era minore delle altre ma l’energia dissipata maggiore.

  3. Vorrei fare solo una osservazione: come mai tanti infortuni? Ecco, fai un pò di giornalismo d’inchiesta perchè i conti non tornano. D’altro canto una squadra senior femminile fatta con un numero così risicato di persone o hai 8/10 fenomeni oppure fai quello che puoi tenendo conto dell’assioma matematico che dice che cambiando l’ordine dei fattori il risultato no cambia. 5+3 come 3+5 sempre 8 fanno. Almeno a casa mia. Condivido in toto l’osservazione di Giovanni. Andarsi a vedere i filmati Fisa e i relativi rilevamenti GPS metro per metro. Grazie e ciao.

  4. Evidente il”gup” tecnico dell’intero gruppo. Importanti elementi, infatti, hanno dimostrato una periodizzazione scorretta che ha portato gli atleti/e all’importante appuntamento in evidente condizione di “surmenage”. Uno di questi elementi e certamente il più eclatante è stata la mancanza risposta dell’avanzamento dell’imbarcazione ad un numero di colpi più elevato. In un atleta di Elite di livello internazionale (quale erano certamente quelle del settore femminile) questo non dovrebbe mai assolutamente accadere con una corretta periodizzazione. Il Sign. Romagnoli in questo non ha nessuna colpa ma tuttavia aveva una importante responsabilità nei confronti del “gruppo” da lui direttamente ” gestito” in quanto avrebbe dovuto comunicare, con determinazione, al DT l’effettivo “stato di forma” dello stesso. Ritengo che un capo settore non debba essere un mero esecutore di programmi ma la più importante “intercapedine” tra gli atleti/e ed il DT.

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