Le ragioni di un colpaccio

L'otto dopo il recupero (foto Perna)
L’otto dopo il recupero (foto Perna)

Da qui a domenica, giorno della finale, la concentrazione andrà mantenuta altissima. Ma sino alle 24 di oggi, poiché è ancora vicino il momento dell’impresa, è ancora opportuno tenere aperte le valvole dell’esaltazione senza, con ciò, sconfinare nella boria. Non torno più sulla gara, gli ultimi 500 metri resteranno a lungo impressi nella mente di noi appassionati, ma preferisco parlare delle motivazioni. 
Il valore di quest’Ammiraglia, per me, risiede nella una eterogeneità e, come già scritto nel primo pomeriggio, nel fatto che ognuna di quelle persone, a bordo, ha qualcosa da dimostrare. Ci sono tre ultra-trentenni, tutt’altro che al tramonto della loro carriera. Matteo Stefanini e Pierpaolo Frattini, per esempio, condividono la delusione del 4 di coppia alle Olimpiadi di Londra 2012 e passano altri due anni non esaltanti. Ma in questo 2015, evidentemente, qualcosa scatta dentro di loro e li spinge a non perder mai, dentro di loro, il sacro fuoco della sfida. Luca Agamennoni, tre Olimpiadi e due medaglie, è il veterano. Ha 35 anni, ma porta sempre in viso l’espressione del bambino felice che apre le uova di Pasqua. Gli chiedi di produrre 100 e lui, generoso e infaticabile, ti restituisce 120. Andrea Tranquilli e Domenico Montrone trent’anni li avranno nel 2016 ma la loro Olimpiade la inseguono da tantissimo tempo. Amici per la pelle, sicuramente in credito con la buona sorte. Penso anche a loro quando dico che in questa barca c’è anche una buona dose di rabbia per quanto, anche per colpe non loro, non concretizzato negli anni precedenti. Anche Fabio Infimo, a 27 anni, sta investendo tutto se stesso in questo quadriennio e la sua fame di successo è decisamente superiore alla fatica profusa per rimanere al passo di compagni magari più blasonati.  E Giovanni Abagnale e Vincenzo Abbagnale? Ecco i giovani. Anziché scoraggiarsi per la selezione persa in 2 senza,  iniettano potenza, ritmo ed entusiasmo in quest’Ammiraglia. Poter contare, poi, sul pepe di Enrico D’Aniello, giovane timoniere con il piglio del veterano, è ancora tanta manna.

Forse tutti questi elementi non bastano e poiché un risultato, nell’Ammiraglia, è frutto di un lavoro di Squadra e della Squadra fanno parte anche i Tecnici occorre render merito anche alle buone intuizioni del DT La Mura, del coordinatore Cattaneo e del caposettore Coppola con i suoi collaboratori.  A loro avevo suggerito di provare a costruire l’Otto attorno agli uomini migliori della Punta. La scelta è stata diversa e oggi i risultati, con anche un 2 e un 4 senza in ottima salute, stanno dimostrando che è anche stata la migliore. 

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1 commento su “Le ragioni di un colpaccio”

  1. Disamina dell’otto corretta, certamente la volontà di voler dimostrare o di voler raggiungere qualcosa di mai raggiunto ha dato quel qualcosa in più che ha permesso quell’ultimo eccezionale 500 bevendosi avversari titolatissimi. Ma a mio parere, avendo la fortuna di conoscerlo bene da almeno quaranta anni il grande artefice di questo grande risultato é “o mister” ovvero il grande Andrea, senza voler ovviamente togliere alcun merito a tutti i collaboratori. La sua esperienza competenza ma sopratutto il suo carisma sono a mio parere un grande patrimonio del nostro canottaggio. Forza azzurri forza Italia. Sergio Cuollo.

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