Nuova Zelanda verso l’en plein per Rio. L’Australia supera la Gran Bretagna.

Il giovane otto della Nuova Zelanda
Il giovane otto della Nuova Zelanda

Cinque ori, tre argenti e un bronzo. La crescita della Nuova Zelanda pare destinata a non arrestarsi mai e nell’ultima prova di Coppa del Mondo a distinguersi sono anche le barche lunghe. Il tallone d’achille dei kiwi, costretti, pensate un po’, a lasciare a casa nel primo raduno post Chungju 2013 i componenti dei “fallimentari” 4 senza e 4 di coppia sostituendoli con altri 8 vogatori. E’ vero che il 4 senza resta la barca “peggiore”, soltanto decima a Lucerna, ma il 4 di coppia maschile conquista l’argento, quello femminile è quarto e le due ammiraglie, femminile e maschile, sono rispettivamente seconda  e terza. Non dimentichiamo, naturalmente, il successo del 4 senza Pesi Leggeri, al pari della vittoria di Drysdale, della “passeggiata” del 2 senza Murray-Bond e degli ori portati a casa dai doppi, pesante e leggero, femminili. 
Così, a fronte di questa vendemmiata di medaglie, la Gran Bretagna è costretta ad accontentarsi delle riconferme del 2 senza femminile e dell’Ammiraglia maschile. Cinque medaglie in tutto, con l’argento del 2 senza maschile ed i bronzi del rinato Alan Campbell e dell’otto femminile.  Inglesi in panne, considerato che i due 4 senza, leggero e pesante, vedono i loro avversari con il binocolo e l’emergente 4 di coppia deve rimanere a casa per colpa dell’influenza? Non proprio, però occhio all’Australia che, a guardare attentamente la situazione, ottiene un risultato complessivo migliore degli inglesi. Due ori, due argenti (uno in più della GBR) e un bronzo (uno in meno della GBR) grazie al successo di Kim Crow e del 4 senza (per soli sette decimi davanti a Vicino, Lodo, Castaldo e Di Costanzo), all’ottimo stato di salute della Coppia femminile (argento per 2 e 4 di coppia) e al terzo posto del doppio maschile. Ecco le classifica delle barche finaliste: dodici per i neozelandesi, dieci per gli australiani e nove per gli inglesi. “Se Lucerna fosse stata Aiguebelette”, ah che odioso gioco, en-plein Nuova Zelanda in chiave Rio de Janeiro con l’obiettivo dichiarato nel 2013, in sede di congresso annuale, pienamente raggiunto. 14/14.

Va bene che mancano all’appello diverse nazioni ma la matematica ci dice che a Lucerna praticamente metà del medagliere resta nelle mani di queste tre nazioni. Diciannove su quarantadue.

Molto interessante il dato riguardante la Germania. Si, d’accordo, quattro medaglie d’un certo peso: gli ori con uomini e donne del  4 di coppia, gli argenti di doppio e otto maschile. A far conto, però, delle barche virtualmente qualificate ci fermiamo a 9. Come l’Italia, così come è pari a Lucerna il numero delle finali raggiunte. Sei. Certo noi abbiamo concretizzato molto meno: un argento, a fronte del poker teutonico.

A ranghi ridotti, a causa della concomitanza dei Giochi Panamericani, USA e Canada. Pochi (4 equipaggi CAN e 3 USA) ma comunque buoni, con l’oro dell’otto femminile canadese e i bronzi a stelle e strisce nel singolo e nel doppio leggero femminile. Nel panorama delle forze vincitrici, rimangono i padroni dei doppi maschili: la Francia con i leggeri Delayre e Azou e la Croazia con i pesanti Sinkovic. Due citazioni a parte. Il Sudafrica coglie due argenti nel doppio Pesi Leggeri, prima con le donne e poi con gli uomini (campioni iridati uscenti). Maledizione quarto posto per l’Olanda  nella punta maschile: 2 senza, 4 senza e otto, tutti ai piedi del podio ma comunque dimostrazione di buonissima Scuola anche se le sei barche finaliste, sei come Germania e Italia, soltanto il 4 di coppia femminile, terzo, sale sul podio.

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