Cosa dirà lo specchio di Lucerna?

Il 4 senza (foto Mimmo Perna)
Il 4 senza (foto Mimmo Perna)

Bosco fresco e acque ribollenti.  Eccoci a Lucerna per l’ultima tappa di Coppa del Mondo, a 40 giorni dai Mondiali Assoluti preolimpici di Aiguebelette. In Svizzera ci guarderemo allo specchio per capire quanto ancora dobbiamo migliorare per l’ingresso in Francia.   L’Italia presenta qualche acciacco, leggi l’assenza del doppio leggero Sancassani-Milano e i forzati ritiri di Simone Venier (4 di coppia) e Sara Magnaghi (singolo), ma si presenta forte, comunque, delle buone risposte avute dal lago di Varese. Quattro medaglie all’esordio, difficilmente ripetibili ma quel che importa, al di là della questione dei metalli, è verificare passi in avanti soprattutto tra gli equipaggi che tre settimane fa non sono riusciti a raggiunger la finale. 

Partiamo dalle certezze. Intanto il 4 senza (Di Costanzo, Castaldo, Lodo, Vicino) avrà 14 concorrenti ma, vista e considerata l’assenza degli Stati Uniti (e anche del Canada), partirà con i favori del pronostico. E’ curioso, però, osservare che in questa specialità ci sono ben otto nazioni medagliate  tra le due prove di Coppa del Mondo e agli Europei. Solo la Bielorussia, tra Bled e Poznan, riesce a confermarsi sul podio. La Gran Bretagna, detentrice del titolo mondiale (con altra formazione) e prima agli Europei, appare ridimensionata dopo il quinto posto di Varese. L’Australia non si addomestica mai facilmente, mentre c’è curiosità attorno all’Olanda, novità rispetto a 3 settimane fa. Discorso diverso, invece, per Abagnale e Abbagnale nel 2 senza. Qui, dopo lo splendido argento, la concorrenza aumenta a dismisura con, oltre agli olandesi Braas e Steenman, i marziali neozelandesi Murray e Bond , i vicecampioni olimpici francesi Chardin e Mortelette, gli inglesi Foad e Langridge, i medagliati (ad Amsterdam) sudafricani Hunt e Keeling. Entrare in finale, per gli azzurri, sarà già grande prova di sostanza. Nell’otto ci sarà il quarto atto stagionale della sfida Gran Bretagna-Germania e sarà interessante, in un contesto comprendente anche Australia, Francia, Olanda, Nuova Zelanda e Polonia, dove potrà collocarsi l’Italia di Parlato, Infimo, Liuzzi, Montrone, Stefanini, Frattini, Mornati e Capelli (tim. D’Aniello).

Nella coppia si fa certamente più duro il compito di Fossi e Battisti. Il doppio, infatti, registra anche la presenza dei tedeschi Krueger e Hacker, campioni d’Europa e desiderosi di insidiare la leadership degli iridati croati. Ai fratelli Sinkovic, alla Germania ed agli australiani Mc Rae e Belogoff, dobbiamo aggiungere anche i neozelandesi Manson ed Harris. Non la Lituania di Mascinkas e Ritter, vincitrice delle Universiadi in Corea del Sud. Con Agamennoni al posto di Venier, ecco il 4 di coppia con anche Rambaldi, Paonessa e Perino. Riecco la Russia, vincitrice a Poznan, mentre gli inglesi sono a casa per malattia. Allora sarà sfida con la Germania e la Francia. Undici barche in tutto, manca anche l’Ucraina, seconda agli Europei, ed è significativo, in prospettiva olimpica, capire quanto può valere in rapporto all’Italia. Tra i 21 singolisti, naturalmente, anche Francesco Cardaioli. Anche qui il ragionamento si fa in ottica Rio de Janeiro: rispetto a Varese, l’avversario scomodo in più sarà il lituano Griskonis. Poi, là davanti, un irriconoscibile Synek, malmenato prima da Martin e poi dal trio Drysdale-Fournier Rodriguez-Shcharbachenia, cerca l’inversione di rotta.

Ruta e Micheletti sanno di dover fare naturalmente i conti con Francia (Azou-Delayre) e Gran Bretagna (Chambers-Fletcher) ma occhio, naturalmente, anche al ritorno dei sudafricani Thompson e Smith, dei norvegesi Brun e Strandli. Due equipaggi campioni del mondo, rispettivamente nel 2014 e nel 2013. E poi, i danesi Rasmussen e Qvist, i campioni olimpici, si saranno ripresi? Venti barche nel 4 senza Pesi Leggeri. Ripartiamo dalla vittoria della finale B e dal mancato accesso, per soli 24 centesimi, a una delle prime sei posizioni. Goretti, La Padula, Di Seyssel e Oppo. Tra Nuova Zelanda e Svizzera, naturalmente, vuol infilarsi la Danimarca. Sarà il terzo che gode tra i due litiganti? E Gran Bretagna, Francia… Sono iscritti, poi, Paolo Di Girolamo in singolo e Dell’Aquila-Zaharia in 2 senza.

Niente singolo per Sara Magnaghi, allora andiamo a dare un’occhiata al doppio dove Bertolasi e Schiavone avranno vita molto dura contro le formazioni già protagoniste a Varese, eccezion fatta per le statunitensi. Ci sono Nuova Zelanda, prima 3 settimane fa, e Gran Bretagna terza, con il rientro della quotatissima Grainger. La Polonia, argento iridato, vorrà guadagnare certamente terreno e così Australia e Germania. L’assenza degli Stati Uniti spalanca, nel 2 senza, le porte alle neozelandesi per un passetto in avanti ma comunque, con le inglesi Glover e Stanning, hanno ridottissime speranze di vittoria. Francia e Danimarca sono equipaggi da finale, Patelli e Palma vogliono dimostrare di esser cresciute rispetto a Varese. Giulia Pollini affronterà la specialità del singolo Pesi Leggeri.

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23 pensieri riguardo “Cosa dirà lo specchio di Lucerna?”

      1. lo sai che ti vogliamo bene, tutti apprezziamo il lavoro appassionato ( a volte anche delicato) che porti avanti per il bene del nostro sport !!!!!!

  1. Cosa dire?? Il settore femminile è quasi totalmente azzerato da metodi d’allenamenti assurdi e vecchi di 30 anni !! Da Varese è un gran passo indietro!!!

  2. Leggo di metodi vecchi di 30 anni ma confronti con periordi attuali dello stesso anno. Se fossero metodi di 30 anni sul serio non si otterebbe un confronto significativo con Varese ( stesso perido dell’anno il 2015 con “differenze accertate in fai da te” da un evento all’altro nell’arco di pochi di mesi…… ).
    Nel caso ci fossero lettori che non sanno districarsi su qual fosse la differenza tra un remo per due mani, due remi per atleta, oppure una pagaia ( altro sport e stessa federazione fino a due decenni fa.. ) si può essere ancora più chiari e precisi utilizzando un metodo universamlmente riconosciuto e adottato nel mondo dei neofiti di tale disciplina. La logica deduttiva..
    Alla lettura “azzeramento trentennale” si traduce in maniera incontrovertibile che “ciò che era zero a Varese è zero anche a Lucerna perchè era zero da un bel pezzo” ……….. pertanto non essendoci differenze tra lo zero di prima e lo zero di dopo non si possono fare “salti indietro” da due periodi che valgono zero ( per la cronaca non si possono fare neanche in avanti perchè lo zero è un valore chiaro ed assoluto che non permette salti di nessun genere ).
    Quindi?
    Ipotesi A: è sbagliato lo “zero trentennale” ( quindi a questo punto appare anche sensato dire che rispetto a Varese si va all’indietro )
    Ipotesi B: in alternativa è sbagliato dire “che Da Varese è un gran passo indietro” ( perchè c’è lo zero trentennale davanti alla frase…. )
    Ipotesi C: una tastiera fuggita di mano…..

  3. Caro mister x penso che l’ipotesi C sia la più realistica! C’è chi continua a parlare di canottaggio femminile imputando gli scarsi risultati alle metodologie di allenamento senza rendersi conto che non abbiamo talenti . Tanto per definire il talento senior . h 1.8o peso 75 kg. MaxVo2 5 litri rapporto MaxVo2/peso almeno 62. Se ci fossero donne dotate di questi parametri e non facessero risultati, allora si potrebbe parlare di inadeguatezza della metodologia dell’allenamento. MA NON CE LE ABBIAMO!! Aspetto Aguibellette Giovanni……Intanto se Lucerna fosse stata qualificante le barche qualificate sarebbero state 9 meditate prima di parlare…chico

    1. Beh! Anzitutto forse Giovanni si riferisce a Varese 2012, ma non entro nel merito della diatriba.
      Riguardo al fatto che continuiamo a lamentarci che le nostre donne non sono valchirie, non mi sembra che le ragazze della Nuova Zelanda, sia il doppio che il 2-, siano poi così alte e “pesanti, nè tanto meno quelle del 4 di coppia della Germania.
      Se parliamo poi delle P.L. il problema non si pone, visto che non possono pesare più di 57/59 kg.
      E di donne come dici tu se ne sono viste diverse in Italia, ma purtroppo hanno smesso troppo presto……. perchè?
      Io credo che ormai ci siamo fatti prendere dal principio – a mio avviso fasullo – che solo se si lavora all’esaurimento si lavora bene, dando relativamente poca importanza al lavoro di qualità, soprattutto tecnico.
      E’ troppo facile dire che non abbiamo le donne giuste, continuiamo pure a cercarle, ma nel frattempo cerchiamo di lavorare bene con quelle che abbiamo e soprattutto cerchiamo di non romperle…….
      E’ troppo facile dire che devono lavorare e se non reggono i carichi che propiniamo loro allora non sono adatte al canottaggio.

      1. No Franco non ci siamo!!!! Io ero a Lucerna e mi metto sempre ai mille in mezzo alle barche e agli atleti. Poi faccio una cosa curiosa ,spero che non mi caccino un giorno: passo vicino alle ragazze quando portano le barche e mi misuro al loro confronto. Quella più bassa è la prodiera del 4x tedesco ,ma ha una massa muscolare doppia della mia.
        Tutte oltre il metro e ottanta e belle muscolate.Vederle in barca non rende come vederle a terra. Poi bisogna vedere il loro max Vo2 che non
        conosciamo, ma conosciamo quello delle nostre……Io continuo a sostenere che sia necessaria una ricerca del talento in età giovanile (13/14 anni) inserirle in un gruppo (club Italia giovane??) investire su di loro,seguirle a casa e favorirne la crescita. Sui programmi si può discutere quanto si vuole ma negli sport di resistenza non c’è molto da inventare. Riguardo a Varese 2012 e quindi Josy (il cognome non lo scrivo,è troppo difficile) l’ho sentito un giorno dire che le ragazze del l’otto dell’olanda
        avevano una media di 6,45 sui 2000mt. Noi non ne abbiamo nessuna che fa quei tempi li. La nostra miglior singolista fa 7.10. Lui ne ha otto ma con i suoi metodi ,quella barca non ha vinto niente. La sua fama è legata a quel 2x plf che ha vinto le Olimpiadi. Quelle erano due fenomeni che hanno remato assieme per 10 anni(!!). Sua moglie quando lo aiutava a Varese, alla mattina faceva il giro del lago in bicicletta, poi remoergometro …..pensa che testa ha..

  4. Concordo con il ragionamento di Franco.
    Infatti se confrontiamo la pl neozelandelese che a Varese ha demolito il record mondiale e il doppio tedesco la loro statura è molto simile alle nostre pl.
    Le ragazze credo che le abbiamo ma non il metodo !!
    Il famoso metodo di oltre 30 anni fa da tutti era preso come esempio ,(si però 30 anni fa) !!! Per essere chiari è come se paragonassimo una bella Lancia Thema di quel tempo con una Mercedes di Ora!!!!
    Forse qualcosa di diverso ora la Mercedes ha????
    Giovanni..

  5. Mio caro Domenico, io non voglio assolutamente contestare quello che affermi riguardo la ricerca dei talenti, visto che sono stato il progenitore di questo progetto con il 4 di coppia che ha potuto essere selezionato per andare a los Angeles. Quello che contesto è che si continui a dire che non possiamo fare i risultati perchè non abbiamo le atlete giuste, o che si continui a pensare che c’è un solo sistema o metodologia di allenamento da applicare e chi non è in grado di sopportarlo se ne stia a casa o vada a fare un altro sport. E con questo non voglio difendere i metodi di 30 anni fa o Josy o chi altro, dico solo che da quello che vedo mi sembra che ci sia troppa attenzione al mero lavoro fisico e poca a quello tecnico, quindi spesso non siamo neanche in grado di utilizzare bene le poche risorse che abbiamo. Quindi secondo me sbaglia anche Josy se, come affermi, ha otto donne che fanno 6.45 al remoergometro ma poi non fanno camminare la barca. Se io passo le mie giornate al remoergometro sicuramente posso fare dei record, ma se poi non so remare, non so trasmettere tutta la mia potenza, forza, resistenza, tutto quello che vuoi, in modo corretto al/ai remo/i e alla barca, tutte queste capacità non servono a niente. Quindi se abbiamo solo donne che al massimo fanno 7.10, cerchiamo di vedere se e dove possiamo migliorare le loro capacità ma anzitutto cerchiamo di fare in modo che riescano a rendere al 100% anche in barca.
    Nel frattempo andiamo in cerca di ragazze con carateristiche fisiche adatte al nostro sport con un valido progetto che le faccia innamorare del canottaggio, non che glielo faccia odiare dopo un po’ di tempo e le faccia smettere.

  6. Salve a tutti, questa interessante discussione mi era scappata nei giorni scorso per cui entro un pò in ritardo. Il fatto che non ci siano donne adatte al canottaggio è una bufala pazzesca. Io lavoro all’Università e sono a contatto quotidianamente con studenti e studentesse. L’età varia dai 18 a 20-25 anni di media. Ebbene, tante volte vedo ragazze con fisici eccezzionali alte quasi come me (io sono 189 cm) e rararmente anche più alte! Fatta questa necessaria premessa andiamo nello specifico: non è vero che non ci siano ragazze dotate nel caniottaggio italiano. Chiunque lo dica, mente. Io vedo tante ragazze alte e ben strutturate nelle società. Se poi non sono allenate e poco motivate, questo è altra faccenda. Concordo quindi con l’ipotesi di un progetto di reclutamento o stimolo per far maturare le nostre ragazze. Ad oggi, per quello che ho visto io, l’unico progetto vero e proprio sul tema donne è stato fatto con Josy. Altri sono stati solo pietosi tentativi tar l’altro anche con poca convinzione. Per vincere sfide estreme bisogna organizzarsi bene, al passo con i tempi e destinare risorse per i progetti. Diversamente, abbiamo già perso in partenza.

    1. No Andrea io non ho detto che in Italia non ci siano donne adatte a fare canottaggio, ma donne adatte CHE FANNO CANOTTAGGIO!!! Basta guardare le cadette e le Allieve C, nonché la fotografia delle ragazze che fanno i mondiali U23:quella che io intendo per ragazza adatta al canottaggio,l’unica, è la Ondoli che sovrasta tutte le altre abbondantemente. Poi mi dici quale è stato il progetto Josy, perché mi è sfuggito…..Ricordo bene invece il Club Vacanze Josy!!

  7. allora che si fa? non si fa più canottaggio femminile perchè non riusciamo a trovare le donne adatte a farlo?

    1. Caro Franco
      no bisogna continuare, ma in modo diverso. Bisogna fare un’analisi realistica delle atlete esistenti ,vedere quelle che potrebbero almeno fare una finale mondiale, quelle che invece riuscirebbero meglio se diventassero p.l. Io mi auguro che riescano a qualificare due barche, ma vista Lucerna ,dove mancavano alcuni equipaggi forti,e le malattie varie che hanno afflitto il 2xplf e Sara Magnaghi la vedo dura!!
      Andrea dice che nelle università ci sono atlete morfologicamente dotate,ma se poi non remano e a vincere sono sempre quelle che sono in nazionale adesso, come ne usciamo??? Secondo me bisogna cominciare da capo con una ricerca,tra le giovani che remano,dei talenti. Su quelle investire e farle crescere.

  8. Ma invece di sparare perle di saggezza; perchè non dice cosa sta facendo l’attuale gestione??
    Nel settore femminile tira ancora a campare con il progetto del vacanziere Josy!!! Se vedi Cicho qualche nuovo talento dopo il settembre 2012 fammelo sapere!!!!

    1. Io ho chiesto quale era il famoso progetto Josy: nessuno risponde??? L’attuale gestione fa ne più ne meno,quello che ha sempre fatto, usando lo stesso metro di selezione per uomini e donne, e questo non va bene. Io non sparo perle di saggezza mi misuro con dati reali e risultati non con demagogia fumosa come fai tu. Sono anni (1999) che io ho steso un progetto per il canottaggio femminile di vertice . Questo progetto ha come cuore la individuazione precoce del talento (solo individuazione per sapere su che materiale stiamo lavorando) e l’inserimento A CASA ma seguito da tecnici federali dei talenti in un gruppo: Italia giovane sull’esempio di quello che ha fatto la pallavolo. Investire su questo gruppo di 13/14 enni e seguirle nella loro crescita.Se volete ne mando a chi vuole una copia. Proponi qualcosa, non seguire solo l’abitudine italiana di ” sparare sul conducente!!”Io non dico che l’attuale dirigenza stia facendo bene, ma lo dico a loro direttamente senza paura di ritorsioni. E’ il metodo selettivo che è sbagliato, non la metodologia sulla quale si può discutere, ma gira e rigira poco potrebbe cambiare dall’attuale. Dopo Plodviv sarò più preciso.Poi Giovanni io mi chiamo Chico Tagliabue:mettici anche il tuo cognome vicino al nome così saprò con chi confrontarmi!! Io sono sempre disposto a qualsiasi tavola rotonda a qualsiasi livello.

      1. Chico, fa piacere sapere che c’è chi ha da anni un valido progetto di sviluppo del settore femminile nel cassetto. Ma siccome i progetti fantastici tenuti nel cassetto non servono a nulla, ti dico: forza, mettiti in gioco, fatti eleggere nel CF e trova modi e risorse per realizzare il tuo progetto, che credo sia sicuramente interessante. Oppure trova chi lo fa per te. Non abbiamo bisogno di gente che spiega come si fa, abbiamo bisogno di gente che fa. E per fare bisogna metterci la faccia e accollarsi oneri e onori, altrimenti si finisce col fare la fine del Grillo Parlante. E credimi, i Pinocchi, nel nostro canottaggio, non mancano. Tutto il resto sono parole che si perdono nel vento.
        Un’ultima cosa: si può essere estimatori del lavoro di Josy Verdonkshot, oppure esserne detrattori. Io che gli sono stato abbastanza vicino ed ho visto con che lucidità e sistematicità progettava il suo lavoro, ne ho grande stima, ma è un’opinione personale. Comunque sia, gli si deve rispetto. Rispetto! I Club vacanze e l’irrisione strisciante lasciamoli alle spiagge tropicali ed ai beceri. Anche questi, nel nostro canottaggio, non mancano.

  9. Caro Sergio
    il mio progetto non è solo nel mio cassetto ma in Federazione , dove ci sei stato anche tu, dal 1999. Non solo ma è stato oggetto della tesi del mio secondo livello di allenatore . L’ho mandato via mail a Gandola….mi sono candidato due volte in quota allenatore per il Consiglio Federale, ma mi sono stati preferiti altri. Che potevo fare di più??? Mi dovevo incatenare al cancello di via Tiziano??Non vivo di canottaggio e quindi ho preferito dedicarmi alla mia professione.Riguardo a Josy ,ognuno ha la propria opinione….senza mancare di rispetto

    1. Caro Sergio aggiungo…….
      un pippozzo del genere da te non lo accetto! Ci conosciamo dal oltre vent’anni e sai benissimo quanto mi sia speso per il canottaggio italiano.
      Non voglio autopromuovermi, ma ti dimentichi,fra l’altro Milano 2003, la risistemazione del Comitato Lombardia nel 2000, la conduzione di Pusiano per diversi anni, l’Olimpiade di Atlanta e quella mancata di Sidney i molti atleti allenati (spesso vincenti). Quindi argomenta su dati tecnici certi, perché di canottaggio italiano femminile stiamo parlando e di quello mi sento …estremamente preparato,perchè leggo,studio,guardo critico elaboro. Poi se non di aspetti tecnico-fisiologico mi sono stufato di scrivere perché a 67 anni sono più le ore passate su un motoscafo che a fare politica. Ciao

      1. Due risposte di tono diverso nel giro di due ore. Per caso, un po’ di sdoppiamento di personalità…?
        Caro Chico, ricordi l’ultima volta in cui ci siamo visti? Io sì. Eri seduto in cima ad una montagnetta a Brive le Gaillarde durante i mondiali Junior del 2009, stile gufetto. Durante gli allenamenti ti vidi e salii per salutarti: “Ciao, come va?” Venni investito da una rispostaccia che più o meno suonava così: “Se credi che io ti dia un parere positivo, ti sbagli!”, al che girai sui tacchi e me ne andai perché io volevo solo dirti buongiorno ed il “come va?” era rivolto a te e non al canottaggio italiano.
        So benissimo cos’hai fatto e proprio per questo ti scrivo, perché ad altri non riserverei nemmeno una riga. Padre Dante insegna. Però forse ognuno di noi deve fare un po’ di autocritica sui modi e sugli atteggiamenti. Purtroppo il tuo progetto non ho mai avuto l’onore di vederlo, peccato, sarebbe stato interessante. Credo che in Federazione non ce l’abbiano più, l’avranno usato per foderare i cassetti come tanti lavori importanti del passato… Ormai là vige il Pensiero Unico. Porta pazienza, non è colpa mia e nemmeno di Gandola. Con stima.

  10. Carissimo Chico, in merito al lavoro di Josy, ritengo che sia stato il primo allenatore federale a lavorare veramente per il settore femminile e a farlo crescere. Se così non è stato, come dici tu che eri molto più vicino e dentro all’ambiente, mi scuso. La sensazione da me percepita era cmq quella. Anche il metodo di reclutamento fu, a mio avviso, valido. Chi voleva proporsi inviava la propria candidatura e il Consiglio decideva. Certo poi potevano scegliere cmq chi volevano ma almeno fu un tentativo di fare le cose “per bene”. Non come adesso che vengono reclutati gli amici e gli amici degli amici (per quanto validi allenatori) senza nessuna trasparenza.
    Per favore non accanirti contro l’amico Sergio, non serve a nulla;soprattutto a te che poi ti arrabbi e seis empre agitatissimo come sui campi di regata :). Io per quanto riguarda il tuo progetto ne sarei interessato. La mia mail è: andrea.pareschi59@libero.it. Non sperare però che appoggi la tua causa; a livello FIC non sono nessuno e non conto niente 😉 Mi interessa per mia cultura personale. Buon lavoro.

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