Contro i volgari pregiudizi e a favore di Lago Patria e della Campania

Lago Patria
Lago Patria

Leggo, in queste ore, messaggi anonimi sui social network contenenti banali, ma fastidiosi, pregiudizi. Oggetto della questione è Lago Patria, la sede dei Campionati Italiani Under 23 e Ragazzi in programma nel week end. C’è una frase che mi reca particolare fastidio e mi spiace che su un gruppo anonimo (Spotted Canottaggio) questo pensiero, formulato da un navigante altrettanto anonimo, abbia avuto molti apprezzamenti. “Una preghiera per tutti gli oggetti (barche e carrelli compresi) che verranno rubati a Napoli…”. 

Si può criticare la zona di Lago Patria che, pur se in presenza di una bonifica grazie all’impegno delle istituzioni locali,  certamente non è somigliante alla Costa Smeralda. Si potranno, ma questo eventualmente dopo le gare, fare osservazioni sull’operato del Comitato Regionale Campania tenendo però sempre presenti l’impegno dei dirigenti campani per l’apporto di importanti migliorie, come ad esempio il ripristino dei pontili di imbarco e il completo restyling della torretta d’arrivo. Ammettiamo anche eventuali lamentele in merito al fatto che le sei corsie porteranno a programmi di gara più lunghi del solito.

Quel che, però, è inaccettabile è questa etichetta applicata a Lago Patria quale luogo dove sicuramente ci saranno dei furti o delle ruberie.  E’ figlia della cultura del disprezzo che all’interno del piccolo-grande mondo remiero, dove spesso si discute in maniera accesa e si confrontano anche posizioni diametralmente opposte ma sempre in nome di una condivisa passione, non deve esistere.  A maggior ragione in questo caso,  quando si prende di mira il campo di regata di una regione dove molti dei nostri campioni azzurri sono cresciuti con l’aiuto di allenatori altrettanto bravi.

Lasciamo l’odio e la bava alla bocca ad altri settori della vita, lasciamoli fuori dallo sport. Almeno dal nostro.

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1 commento su “Contro i volgari pregiudizi e a favore di Lago Patria e della Campania”

  1. LAGO PATRIA

    Avete letto la traccia del tema di maturità di Italiano 2015…??
    “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne……sono le nostre armi più potenti”.
    È doveroso fare una premessa: non si tratta di vita o di morte, e quindi diamogli il giusto peso. Vale a dire esprimere le doverose critiche di ciò che non ha funzionato, quasi tutto, per evitare di ripetere in futuro gli stessi errori. Aggiungerei anche per rincuorare coloro che pur avendo investito tanto, non hanno raccolto le soddisfazioni sufficienti per esaltare un buon gesto sportivo. Non solo, potremmo considerarlo, un messaggio critico da parte di tutti gli allenatori che erano concordi nel considerare assurdo partecipare a delle gare, così importanti e così disorganizzate. E a questo punto aggiungiamo altresì quei Presidenti che, imbarazzati nei confronti della Federazione, non si esprimono, ma ne hanno le “palle piene”.
    Due metri e due misure. Non c’entra il Nord e il Sud Italia, c’entra invece la mancanza di professionalità e la voglia di cercare per forza delle scorciatoie. Di fatto i barchini erano ridicoli e di conseguenza la linea di partenza era tutt’altro che retta. I pontili erano adatti per l’approdo dei battelli. Non entriamo in merito al numero dei catamarani, a quello dei giudici……dimenticavo la premessa: Due pesi e due misure.
    La conseguenza è che dobbiamo festeggiare i vincitori e dobbiamo consolare coloro che per motivi assurdi sono rimasti penalizzati da troppe gare falsate, coloro ai quali hanno rubato i remi, hanno rubato il computer con la tesina d’esame, coloro che si sono trovati rotti i finestrini del pulmino……..e le troppe code per accedere ai servizi igienici, decisamente insufficienti.
    ……vi ricordate l’arbitro Moreno…..eravamo nel 2002, durante l’incontro di calcio Italia-Corea del Sud: ne aveva fatte “di cotte e di crude”. ……..Se gli atleti di oggi saranno i dirigenti di domani, avranno sicuramente bisogno di altri esempi e sicuramente di altri insegnanti che scrivano pagine migliori……..”queste sono le nostre armi”.

    GIORGIO ONGANIA

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