Brunel, il Rugby e (per noi) una lezione di Stile

rugby_BrunelNel Rugby l’Italia evita la “gogna” del cucchiaio di legno nel Sei Nazioni ma non una nuova umiliazione davanti al proprio pubblico: un pesantissimo 20-61, all’Olimpico, contro il Galles, sei giorni dopo il brutto 0-29 contro la Francia. Il futuro di Jacques Brunel è appeso a un filo “ squadra e Presidente decideranno se rimarrò”, ma l’uomo di Courrensan ci offre una grande lezione di dignità a fine partita. “Non li hanno presi solo i giocatori quei 61 punti, li ho presi anche io. E’ stata un’umiliazione pure per me”. 
Da Pechino 2008 a Londra 2012, arrivando ad Amsterdam 2014, le sconfitte del nostro Canottaggio restano, invece, sempre orfane. O comunque, le colpe non sono mai di chi imposta i programmi tecnici. Nell’ultimo infelice Mondiale, tra le analisi a caldo (alla Gazzetta) e le relazioni a freddo (al Consiglio Federale) del nostro DT, abbiamo visto (o intravisto, perché pubblicamente sul sito federale nemmeno una parola…) il dito puntato contro:

– il vento;
– le decisioni della commissione FISA addetta alla regolarità della competizione;
– i luoghi comuni che dicono che il metodo La Mura è vecchio;
– gli Atleti, che non hanno capito che ci sono difficoltà titaniche per arrivare all’oro e che serve recuperare la cultura del lavoro
– tutti quelli che non sanno, come diceva il filosofo Wittgenstein, che “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”

Anche se il Canottaggio azzurro ha tutt’altra storia rispetto al Rugby azzurro, una storia ricca di medaglie per merito soprattutto di Giuseppe La Mura, abbiamo qualcosa da imparare. Lo Stile nel riconoscere apertamente la Sconfitta.

 

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5 pensieri riguardo “Brunel, il Rugby e (per noi) una lezione di Stile”

  1. Ieri un amante del canottaggio indoor di 37 anni ha battuto per circa 4 secondi il record italiano sulla maratona indoor CONCEPT2.
    Questo “ragazzo” non ha mai fatto canottaggio, il metodo di allenamento seguito è stato l’allenamento LA MURA (ridotto non essendo un professionista).
    L’atleta suddetto ha una prestazione sui 1000 metri indoor sui 2.56″ ed
    alcuni decimi, parlando esclusivamente di fisiologia mi sembra che le prestazioni siano ottime.
    Sarebbe interessante capire come possa un dilettante esprimere prestazioni invidiabili anche da un atleta nazionale di canottaggio.
    Spero che questo commento non venga interpretato come millantato credito verso il METODO LA MURA.
    Dimenticavo…..l’atleta si chiama JONATAN BULFON ed è un vogatore della cantina nautica Borgo Cappuccini di Livorno , tanti complimenti da parte mia, soprattutto per l’umiltà e la motivazione avuta nel raggiungere questa prestazione e naturalmente grazie al Dr. La Mura per aver reso possibile a tutti di poter applicare il suo metodo.

    Buona Pasqua a tutti,

    Daniele Panicucci.

  2. daniele05, quello che tu dici è sacrosanto ma credo si debbano fare delle distinzioni. In questo articolo si parla di persone che si espongono personalmente; insomma che ci mettono la faccia enon solo di programmi. Auguri di buona Pasqua anche a te 😉
    ps) cmq sarebbe ora di darci un taglio alla disputa pro-La Mura o contro- La Mura altrimenti rischiamo di impantanarci come la politica italiana per vent’anni con il berlusconismo 🙂 La Mura va lasciato lavorare in santa pace poi, se avrà risultati.. bene, se non li avrà..si cambierà DT.

  3. Confesso che non capisco il senso di questo intervento..
    Premesso che tu stesso parli di allenamento La Mura ridotto, quindi non è il programma di La Mura, poi chi ci dice che se il bravissimo Bulfon, al quale vanno comunque i miei complimenti e credo di tutti i “canottieri professionisti”, avesse seguito un altro programma di allenamento non avrebbe ottenuto gli stessi risultati?

  4. Bulfon ha seguito tante metodologie di allenamento negli anni precedenti e le sue performance erano ben lontane dal risultato di questo anno.
    Certamente il suo risultato non ha nessun valore da un punto di vista scientifico, sarebbe interessante fare uno studio in doppio cieco in un vasto gruppo di atleti non professionisti, confrontando due o piu metodologie nel lungo periodo.
    Grazie Andrea per aver contraccambiato gli auguri,condivido il tuo parere.
    Riguardo il tema del post,personalmente trovo difficile comparare le responsabilità di un direttore tecnico responsabile di una singola squadra come la disciplina del rugby e un direttore tecnico responsabile di molteplici equipaggi remieri che ambiscono a qualificarsi per le olimpiadi.
    Sappiamo tutti che nel canottaggio al di sotto del direttore tecnico esistono gli allenatori federali, collaboratori e soprattutto i responsabili di settore.
    A mio parere il fair play e la presa di responsabilità dovrebbero averla soprattutto i responsabili di settore, non è esclusivamente il direttore tecnico a doversi prendere le responsabilità.
    Quando Sartori e Battisti hanno vinto la medaglia di argento alle olimpiadi del 2012, per quanto riguarda la direzione tecnica, i meriti sono andati soprattutto a Cattaneo, Pecoraro e il gruppo della finanza (almeno questo è quanto ho appreso io dai giornali).

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