Perdente di successo: Jeremie Azou

canottaggiomania_azou_jeremieCertamente, caro Jeremie, la situazione da qui a Rio de Janeiro 2016 potrà cambiare. Per ora, però, tieniti stretto l’appellativo di “perdente di successo”. Già, perché Azou è, da molto tempo, atleta di altissimo livello nella categoria Pesi Leggeri. Per un verso o per l’altro, pur essendo stato in diverse situazioni il favorito, il Mondiale Assoluto non l’ha ancora vinto e pure l’Olimpiade del 2012 gli ha riservato la cocente delusione di un quarto posto. 
Dopo Londra,  insieme a Stany Delayre vince gli Europei e in Coppa del Mondo a Lucerna ma a Chungju, a causa di un brutto infortunio del partner, è costretto a gareggiare in singolo. Argento. Il 2014 vede la coppia transalpina dominare ancora gli Europei, vincere due tappe di Coppa del Mondo ma poi, nella ventosa Amsterdam, il confronto tra la loro corsia disgraziata e l’autostrada sudafricana è determinante nel vederli soccombere per soli 9 centesimi.

Scopriamo, nell’intervista a WorldRowing, un background sportivo di tutto rispetto. Calcio, tennis, ginnastica e nuoto. Si era stufato di contare le piastrelle della piscina, avanti e indietro tra una bracciata e l’altra, ed allora atletica e triathlon erano alla sua portata. Fondamentale l’intervento paterno nell’indirizzare la scelta del giovane Jeremie.

“In Francia il sistema di selezione è basato sul valore individuale di ciascun vogatore. Il singolo è quindi l’inevitabile percorso che ogni peso leggere francese deve intraprendere per sperare, un giorno, di affrontare i Giochi Olimpici. Ogni anno i campionati nazionali  sono quindi determinanti per la scelta dei due atleti protagonisti nella stagione internazionale in doppio”. Inverno in singolo.  “lo sono ancora, e rimango, un’anima solitaria. Mi piace confrontarmi solo con me stesso,  conoscere il mio valore ed essere da solo in acqua durante l’allenamento del mattino quando il sole sorge”.

E’ la finale a Henley, non una medaglia, il suo miglior traguardo e Jeremie sente anche di dover migliorare ancora molto la sua tecnica di voga. “Me ne accorgo ogni volta che trovo un partner nuovo”. Il suo rapporto con Delayre. “Stany deve dare il 100 per cento con uno stile che non è il suo. Quanto a me, io sono libero di imporre il mio. Cerco di impostare un ritmo regolare, devo essere un metronomo. Per il resto, tra noi c’è ascolto reciproco, fiducia e rigore nella gestione del peso”.

Azou lamenta la scarsa visibilità del canottaggio in Francia “anche se il dilettanti” e sul futuro le idee sono chiare da tempo. “Mi sto specializzando in osteopatia e mi piace poter dire che le mie mani sono i miei strumenti da lavoro”. Ama anche la musica. Prima la batteria, poi la chitarra e adesso il pianoforte. “La musica è il miglior antidepressivo che uso attualmente. Non ha forse detto Friedrich Nietzsche: “Senza musica, la vita sarebbe un errore, un compito estenuante, un esilio?”. Già e forse anche senza Canottaggio, caro Jeremie…

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