Il grande esempio (e cuore) di Mario Palmisano

Mario Palmisano
Mario Palmisano

Beat It. Meno tre. Il conto alla rovescia (domenica 14 dicembre Palacus Milano ore 10) è iniziato, in realtà, da più di una settimana ma oggi l’occasione è buona per fornire, ai lettori di CanottaggioMania, il motivo principale per partecipare. Prender spunto dall’esempio del suo ideatore e organizzatore. Non ha bisogno di presentazioni, ne ricordiamo solo il grande contributo generosamente fornito alle imprese di alcune delle più grandi ammiraglie della nostra storia azzurra. Il quarto posto a Sidney 2000, gli argenti di Gifu 2005 e Eton 2006. Il campione ha sicuramente valore ma l’uomo, ma non si monti la testa, di più. In questa chiacchierata, trovate un Mario Palmisano a cuore aperto. Si parla poco della sua storia sportiva, molto di quella personale. La sconfitta della malattia, l’osteosarcoma alla spalla destra, ma anche il perché del suo trasferimento a Milano, il lavoro e le sue passioni. 

Mario, quando e perché nasce “Beat It”?
“Due anni fa. Pensavo fosse bello organizzare un evento promozionale per lo sport e, allo stesso tempo, di supporto per chi come me si è trovato a lottare in un reparto di ospedale”.

Dammi tre buoni motivi per convincere chi ci legge a esser presente.
“Il primo in assoluto è perché la tua iscrizione va interamente a favore di chi è davvero in una situazione di forte disagio. Secondo, perché per battere qualcosa o qualcuno nella vita e nello sport bisogna saper prima sfidare se stessi. Terzo, perché ti accorgerai che tutta questa serietà e profondità sarà vissuta in un clima amichevole, scherzoso e divertente. Il merito è tutto dello SPORT”. 

Da Napoli, ti sei trasferito a Milano. Perché?
“A Milano per scelta! Totalmente insoddisfatto dei compromessi da accettare e subire a Napoli. Erano anni che cercavo di andare via. Senza farlo apposta,  davvero per caso mentre terminavo gli ultimi cicli di chemio, è capitata un’occasione da non perdere! Attualmente collaboro alla Canottieri San Cristoforo e vendo abiti e camicie sartoriali prodotte a Napoli”. 

Due città completamente differenti oppure ci sono analogie? Cosa ti manca della tua città?
“Milano-Napoli, due mondi agli antipodi! La mentalità la fa da padrone! A Milano tutto ha un metodo, un iter, una logica. Giù molto, quasi tutto, è lasciato all’estro, ai tempi e ai modi delle persone. Ciò ha i suoi lati positivi, soprattutto nell’elasticità e nell’imprevedibilità, ma anche, e soprattutto (per me), i suoi lati negativi che sfociano nella disorganizzazione e nella mancanza del rispetto altrui. Le due cose che mi mancano maggiormente sono la famiglia e la Canottieri Napoli, il mio circolo di sempre”. 

canottaggiomania_Ganino-PalmisanoChi e cosa hai trovato alla Canottieri San Cristoforo?
“Alla San Cristoforo ho ritrovato due amicizie storiche  di Napoli: Luigi Ganino e Raffaele Mautone. Non avrei mai immaginato,  un giorno, di ritrovarci a Milano assieme, in una società di canottaggio (a breve diventerà Canottieri San Gennaro con tutto il rispetto per San Cristoforo). Inoltre, ho trovato una persona generosa ed onesta, sto parlando di Sergio Passetti, con la quale subito si è creato un grande rapporto di fiducia. C’è poi un gruppo di amici eccezionali con i quali ho immediatamente stretto rapporto: tra l’altro milanesi, giusto per sfatare il mito dei milanesi antipatici. E’ un ambiente che si avvicina molto a quello vissuto alla Canottieri Napoli e all’Aniene. Sembra di stare a casa. Infine anche l’amore, quindi praticamente tutto” 

Il nostro sport ti è stato utile/vicino per superare la malattia, la regata più dura da te affrontata? Come l’hai distrutta (beat it!)?
“Mi sono sempre chiesto durante la malattia se la stessi affrontando nella maniera corretta. Si sente sempre dire che l’approccio con il quale la si affronta è determinante. Penso che a livello psico-attitudinale la mia crescita sportiva mi abbia dato tanto. Dopo il grande spavento iniziale, senza fare alcun “piano operativo”, ho semplicemente intrapreso quella che per me era la migliore strada possibile. Abbandonando tutto il resto, mi sono totalmente dedicato con costanza, determinazione e impegno al lavoro da svolgere. Ad esempio, pur di non rimandare le chemio e non perdere tempo, ho trascorso entrambi Natale e Pasqua in ospedale senza farmi alcun problema! E per far capire ulteriormente quanto lo sport sia importante, ti dico che a Natale, con me in ospedale, c’erano Marco Penna e Marco Testoni. Due amicizie nate grazie allo sport”. 

palmisano_marioTu e il Canottaggio. Hai lasciato la Nazionale da qualche anno. Quale è il tuo più bel ricordo in maglia azzurra?
“Il più bello è l’atmosfera. Ora non voglio dire che eravamo un gruppo unico, sarei ipocrita, ma c’era una goliardia e uno spirito in tutto quello che facevamo. Valevano tutto l’impegno che dovevamo sostenere! Lo stare assieme e condividere un unico obiettivo è una cosa che purtroppo nel mondo del lavoro e nella vita comune è difficile trovare. Ognuno con il proprio carattere, ognuno a modo suo, ma tutti determinati per un’unica meta”.

Oggi questo clima, nel Canottaggio, esiste ancora?
“Oggi, almeno personalmente, non vedo la stessa atmosfera. Ad essere sincero, non saprei spiegarti il motivo, però, a pelle, anche perché non vivo molto la Nazionale adesso, non mi sembra come una volta!”. 

Però non puoi astenerti dal fornire qualche consiglio ai giovani che tanto si stanno impegnando in proiezione Rio de Janeiro, dai…
“L’unico consiglio che potrei dare,  so che difficilmente sarà ascoltato perché sono stato anche io “giovane”, è di ascoltare chi ci è già stato passato. La strada è lunga e difficile! Oggi la società moderna e la TV purtroppo abituano al contrario!”. 

Tolti Murray e Bond, sarebbe troppo facile indicare loro, cosa ti sta sorprendendo in campo internazionale in positivo e cosa, invece, in negativo?
“Non mi sorprende nulla. Penso che il canottaggio sia bellissimo proprio perché, nella sua complessità di sport altamente tecnico, è molto semplice. Il lavoro porta sicuramente al risultato, sempre relativamente al punto di partenza, ma è quasi matematico! Casi come quello del due senza NZL, penso siano eccezioni che chiaramente capitano sempre in tutti gli sport!”. 

Finiamo con il tuo futuro… Mario Palmisano si vede meglio allenatore o dirigente?
“Eh, bella domanda! Allenatore è sicuramente più bello, ma è un lavoro molto duro e io ho già dato: adesso vorrei sicuramente collaborare come dirigente”. 

E la prossima Regata delle Repubbliche Marinare: cosa ti senti di promettere ai tuoi soci di Amalfi?
“Amalfi mi è davvero nel cuore! Prometto di essergli sempre d’aiuto nel caso ce ne fosse bisogno! Ma non da atleta…come dicevo prima, ho dato abbastanza e adesso è il momento di lavorare sodo in altra maniera”. 

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