Così ho visto la Conferenza (prima parte)

canottaggiomania_conferenza“Un successo”. Così la Federazione Italiana Canottaggio definisce l’annuale conferenza allenatori tenutasi ieri ed oggi a Terni riportando poi le dichiarazioni del consigliere Mimmo Perna e del responsabile Formazione Valter Molea. CanottaggioMania, come detto, purtroppo non c’era. Quindi, come nel novembre 2013, preferiamo rivederne i contenuti attraverso gli occhi di altri Tecnici. Ecco i primi 4 (occhi): sono quelli del laziale Ernesto Berretti (Can. Civitavecchia) e del lombardo Federico Peluffo (Can. Varese). Seguiranno, probabilmente, anche altri interventi (chi ha piacere di trasmettere un suo punto di vista scriva per favore a callajack@libero.it).  

ERNESTO BERRETTI

Ernesto Berretti
Ernesto Berretti

“Come sempre è la voglia di sapere qualcosa in più e di rivedere gli amici, a far muovere da ogni parte d’Italia centinaia di amanti del canottaggio che, con eccezione dei professionisti (la minoranza), si dedicano per pura passione a seguire i propri canottieri. È stata genuina e spontanea la considerazione d’apertura del nostro Presidente, circa la sorpresa nel vedere una sala così colma in un periodo di grave crisi economica in cui, quasi sicuramente, molti di noi (la maggioranza) avranno auto-sovvenzionato la propria trasferta; ancora una volta, il Presidente, dimostra le proprie qualità umane che lo distinguono da qualsiasi burocrate. Facendo mia la sua considerazione, mi auguro che sia stato SOLAMENTE per un problema di “cassa” il motivo per cui non ho visto in sala parecchi amici allenatori (e non vado oltre per non alimentare inutili pettegolezzi). 
Hanno arricchito la conferenza tantissimi volti nuovi, che vanno a integrarsi e ad abbassare l’età media dell’albo allenatori, dando certamente buone speranze per il futuro del nostro sport. Al loro entusiasmo e alla loro voglia di fare, un bel 9 tondo tondo! (E spero solo che non si inizi con discorsi – filo politici – del tipo “Noi giovani… Voi anziani” o “Noi anziani… Voi giovani”). La nuova vera sfida credo sia, per tutti gli allenatori, cercare l’integrazione e la imparare ad ascoltare con umiltà, senza dovere prevalere in virtù di dogmi o preconcetti: sarebbe un peccato vanificare tutto!
Per quanto riguarda il parterre dei relatori, come sempre, è stato di alto livello: nulla da eccepire! Proprio per la qualità degli interventi non intendo elogiarne uno anziché un altro, per una questione di stile che dovrebbe distinguerci da altri sport di massa che, invece, condizionano le platee di tifosi e di cronisti. Dunque, per i relatori (e per chi li ha scelti), un bell’8 pieno! La nuova sfida? Magari produrre esempi concreti, perché no, coinvolgendo prima gli allenatori a produrre dei contributi che possano completare gli interventi dei relatori (e non farlo a posteriori, perché, in tal caso non servono a nulla…)
Mi spiace però rilevare che, della partecipazione al “Progetto Azzurro”, non tutti tengano in considerazione che la maggioranza degli allenatori si assumono VOLONTARIAMENTE gli ONERI (in larga misura alterando la routine delle proprie famiglie, progettando fughe dal lavoro, richiedendo ferie per le gare – e non per gite fuori porta-), non riconosciuti con un minimo di ONORI (credo dovuti ben oltre le solite parole da dietro il solito pulpito): se i nostri atleti non fanno stretching come dovrebbero, se non fanno completamente quello richiesto, se non tengono alti i lombi, o se non fanno anche tutti i pesi e la corsa, è sicuramente colpa nostra, come negarlo… è colpa di quella maggioranza di “allenatori dilettanti” (quei fortunati che il lavoro ce l’hanno ancora) che fingono malori per allontanarsi dal lavoro, che mandano la moglie a fare la spesa, che trascurano i propri figli e che in ferie vanno per campi di gara (a spese loro); oppure di quelli pensionati (fortunatissimi, loro), liberi da impegni professionali, ma non più propriamente “giovani” per stare SEMPRE al fianco dei loro atleti! La nuova sfida? Programmare l’attività d’elite prevenendo una probabile implosione massiva, dovuta a questa grave crisi economica che, innegabilmente, sta corrodendo il Paese. Ma qualcuno s’è accorto di questo o si è troppo attenti alla performance?
Per questo aspetto sociologico, un bel 4 alla dirigenza che, malgrado non abbia alcuna responsabilità per questa crisi, è rimandata alla nuova conferenza, per avviare nuovi input propositivi (si spera), magari con il supporto dell’ANACC relegata in fondo alla sala (come sempre)! E speriamo che i tanti giovani che si affacciano a questa straordinaria esperienza, non lo facciano solo per ambizioni “economiche”!!! E SPERIAMO CHE CE LA CAVIAMO…”. 

FEDERICO PELUFFO

Federico Peluffo
Federico Peluffo

“Mi è piaciuto che la conferenza, quest’anno, sia partita con il parziale resoconto di questo biennio, non tanto per i risultati ma per capire quello che si sta facendo. Ha iniziato Cattaneo riportando dalla FISA conference l’intervento di Gary Hal, allenatore dei nostri più temuti avversari in questo momento, ovvero New Zealand,  ovviamente senza entrare nel merito di quello che fanno loro: nessuno dice i propri “segreti” per vincere.

Utile la spiegazione del nostro modus operandi  del “Progetto Italia” a partire dal “Progetto Talenti” con il raduno cadetti di Varese e la possibilità di portare potenziali talenti societari a fare il test del VO2 max a Piediluco, per poi entrare più nello specifico con l’intervento dei capi settore Colamonici e Romagnoli, dove hanno spiegato e motivato le loro scelte, forse anche per evitare critiche da parte di chi non fosse a conoscenza della loro visione di insieme nella programmazione a medio/lungo termine.

Utile la spiegazione di Molea sulla nuova organizzazione della formazione dei tecnici. Sono argomenti che ci riguardano in prima persona. In questo senso trovo grave la mancanza di una parte dedicata al nuovo “codice di gara” che ha appena subito profonde modificazioni nella forma e nei contenuti, ed è stato affrontato solo nei corsi allenatori: una veloce esposizione sarebbe stata doverosa visto che è il nostro pane quotidiano.

Altri interventi sono risultati più o meno vicini alla nostra realtà societaria. Una trattazione sulla variabilità del ritmo cardiaco legato all’attività del sistema neurovegetativo (Pagani) forse non ci mette in tasca nulla da riportare a casa per il nostro lavoro in società, o trattazioni sul metodo di sviluppo della forza (Di Mario), dove negli anni ogni esperto evidenzia un aspetto diverso e un modo diverso su cui poter lavorare. Vogliono essere solo spunti di riflessioni per chi poi vuole mettersi ad approfondire gli argomenti, fermo restando che poi il lavoro da fare resta quello indicato dal Dottore nel suo programma di allenamento.

Sempre utili gli spunti per chi lavora a livello giovanile, sia a livello scientifico come può essere la spiegazione dell’evoluzione motoria in un bambino (interventi di Colamonici e Bortoli), sia a livello psicologico dove Villari in un bell’intervento ha sottolineato e ben motivato l’importanza pedagogica dello sport in età giovanile.

Spunti sulla motivazione (Galtarossa) e sull’alimentazione (Melelo), possono sembrare dei riempitivi in quanto argomenti troppo vasti da trattare in mezz’ora, per cui le poche nozioni che passano sono un po’ ripetitive negli anni, ma non dimentichiamo che nella platea c’erano un sacco di giovani e di volti nuovi.

Pensando soprattutto ai giovani sarebbe a mio parere sempre interessante introdurre una parte che riguarda il materiale tecnico che utilizziamo. Barche, remi, accessori, tipi di pale, tipi di scalmiere consigli per la manutenzione… spesso non conosciamo poi così a fondo il mezzo che abbiamo in mano. 

Le lezioni di La Mura al corso allenatori nei giorni passati (sto seguendo il 3 livello) sono state molto chiare e approfondite, con argomenti sempre motivati e supportati da ricerche. Mi ha sorpreso con un’esposizione che sapeva catturare l’attenzione e interessare noi allievi”. 

 

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1 commento su “Così ho visto la Conferenza (prima parte)”

  1. Riprendo in parte quanto detto da Berretti sul progetto azzurro e l’impegno degli allentori societari e le critiche fatte dal Dottor La Mura sul fatto che gli atleti in squadra nazionale non sanno vogare bene e/o non sono allenati correttamente.

    Eppure in queste due stagioni hanno trascorso sicuramente più tempo in raduno che a casa, e tra l’altro circa l’80% di loro sono atleti che nella loro società sono allenati dagli stessi tecnici che poi fanno parte dello staff delle varie squadre nazionali (FF.GG, MM Sabaudia, FF.OO., Savoia, Saturnia, ecc.).

    E’ sempre e solo colpa degli allenatori societari?

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