Rapporti internazionali e strade maestre

Abbagnale (FIC) e Rolland (FISA)
Abbagnale (FIC) e Rolland (FISA)

“Il canottaggio è un duro lavoro”. Così titola WorldRowing dopo la conferenza Allenatori. Siamo d’accordo, anche perché in Italia, dal 6 settembre 1981 (il primo titolo iridato del 2 con), ben ce lo insegna il nostro DT Giuseppe La Mura. Di quest’importante appuntamento d’aggiornamento e formazione,  dei contributi più interessanti, si parlerà sicuramente anche a Terni a fine mese. Dopo Rio de Janeiro, proprio l’evento brasiliano ci offre un altro pezzo del puzzle componente l’ininfluente peso  di cui la nostra Federazione, all’estero, continua a godere. Tutto questo deve continuare a farci riflettere. 

Siamo felici del fatto che Rolland, Oswald e Smith abbiano apprezzato il relax ed il clima familiare di Casa Rowing Italia, un successo di cui ci siamo complimentati con il vicepresidente Davide Tizzano,  ai Mondiali Under 23. Ancor più lieti, davvero, di sederci, grazie allo stesso Tizzano ed al presidente Giuseppe Abbagnale, al tavolo strategico del canottaggio mondiale, a marzo, con Australia, Gran Bretagna, Canada, Germania, Francia, Nuova Zelanda, Spagna e USA.

Ma, nel Canottaggio, il prestigio e l’autorevolezza di una Nazione si misura in altre situazioni. Ad Amsterdam, abbiamo visto riassegnare le corsie poco dopo la finale del doppio Pesi Leggeri maschile. Una beffa atroce per l’Italia di Ruta e Micheletti, primi in semifinale e costretti a veder schizzare via, negli ultimi 500 metri,  l’outsider Sudafrica verso l’alloro iridato nella loro autostrada. La nostra dirigenza, in quella situazione, non è riuscita a farsi valere ed a ottenere la possibilità di far gareggiare i nostri azzurri in un contesto meno esposto alle intemperie.

A Rio de Janeiro, tra i sei allenatori di successo mondiale, la FISA ne sceglie 2 che, dopo aver lavorato (chi più chi meno) in passato in Italia, certamente oggi non beneficiano di alcuna considerazione dall’attuale Federazione.   A mia memoria, nel recente (ma nemmeno troppo) passato, non ricordo un allenatore italiano, ma italiano FIC, protagonista in questi appuntamenti.

Da 13 anni a questa parte, il napoletano Gianni Postiglione non è ricollegabile alla Federazione Italiana Canottaggio e, salvo incredibili sorprese (oggi Mancini torna all’Inter, mai dire mai anche sul più incredibile dei ritorni!), non rimetterà più piede al Centro Tecnico Nazionale sotto la gestione Abbagnale. E che dire, invece, dell’olandese Josy Verdonkschot? Dopo Londra 2012, è stato rispedito in Patria senza alcun rimpianto dalla nuova Federazione e senza il benché minimo approfondimento sul lavoro svolto nel quadriennio. Verrebbe da dire due “reietti”, ma perché allora la FISA li chiama per illuminare, attraverso le loro esperienze, i consessi internazionali?

Meglio passare dal mondo all’Italia, perché dall’Italia al mondo il percorso appare sempre più tortuoso. La strada “Maestra” del canottaggio italiano. E’ il titolo, molto coraggioso, della conferenza di  Terni di sabato 29 e domenica 30 novembre. Alla luce di quanto sopra, ci chiediamo: “Ma Maestra per chi?”.

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