Dall’Anti-Doping a British Rowing. Parkinson è il nuovo CEO

canottaggiomania_ParkinsonSi chiama Parkinson e viene dall’Anti-Doping.  Non sembra proprio il massimo per una Gran Bretagna in piena salute remiera, ma il nuovo “chief executive officer”, il nuovo amministratore delegato di British Rowing, si presenta con ottime credenziali. 
La presidente Annamarie Phelps, a oggi la più potente leader internazionale grazie alle 9 medaglie (4 ori) vinte a Londra 2012,  lo sceglie dopo aver lanciato, l’8 giugno, un bando.  Cosa farà Andy Parkinson dopo aver superato un durissimo processo di selezione per ottenere quest’incarico? Lavorerà a stretto contatto con il board per sviluppare tutte le strategie individuate per far crescere e supportare il canottaggio inglese. Dalla base al settore olimpico. Sarà il vertice di una piramide di 115 impiegati e dovrà stimolarli giornalmente a dare il meglio. Si occuperà delle finanze, ma anche di marketing e comunicazione. Terrà le relazioni con gli sponsor, piccoli e grandi, e in generale con tutti gli stakeholders, i cosiddetti “soggetti influenti” che ruotano attorno a BritishRowing.

“Andy porterà una grande esperienza e capacità di leadership straordinarie, sia a livello nazionale sia internazionale” ne è sicura la Phelps, da due anni alla guida di BritishRowing dopo aver raccolto il testimone da Di Ellis. A Parkinson arriva anche l’in bocca al lupo del Ministro dello Sport Helen Grant. “Uomo di grande rigore, dal 2009 a oggi ha dato un grande contributo alla lotta al doping rafforzando i legami con le forze dell’ordine per combattere chi fornisce trucchi o droghe per ottenere vantaggi nelle competizioni sportive. Ha educato migliaia di atleti sull’importanza dello sport pulito verso Londra 2012 e oltre”.  

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1 commento su “Dall’Anti-Doping a British Rowing. Parkinson è il nuovo CEO”

  1. ecco l’intervento che l’amico Ferruccio Calegari mi prega condividere con voi.

    E’ sempre interessante sapere cosa fanno gli altri. E certamente il canottaggio GBR è cambiato rispetto alle formule del passato, quando – mi sembra – sussistevano due filoni operativi, quello normale e quello finalizzato ai grandissimi eventi (olimpiadi, ecc). Colpisce il numero di impiegati: 115 (allora la FIC lavora alla grande con 4 gatti?) oppure la chiave di lettura è diversa? Forse, anche perché in ogni risvolto del sito britannico si evidenzia le partecipazioni lavorative “in volontariato di 3 anni, a solo rimborso spese”. E forse i 115 sono una massa complessiva di collaboratori, alcuni certamente stipendiati ed altri forse a gettone come i nostri allenatori. E’ molto interessante apprendere come operano gli inglesi, che mettono in evidenza che dopo le Olimpiadi di Londra è aumentato il numero dei tesserati a 32.000, ma se li dividiamo tra le 550 società che vengono riferite (quindi una media di 58-59 tesserati per società), alla fine anche i club italiani sono “pari”, come diceva quel glorioso timoniere di Livorno qualche decennio fa quando nel presentargli l’otto avversario erano tutti “pari d’Inghilterra”, o giù di lì. Resta da capire naturalmente il differenziale operativo e di cassa (addirittura il “c.e.o.”) tra quello che anche da loro è il canottaggio ordinario e il settore stellare in voga “verso Rio”, cercando pure di percepire i termini operativi tra loro e una nostra qualsiasi federazione che opera nelle direttive della cornice finanziaria CONI.

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