La paura di esporsi

Death in the hood conceptDevo tornare indietro di oltre due settimane. Dopo il Mondiale, vedendo crescere a dismisura i commenti, naturalmente molti dei quali senza identità e senza possibilità di riconoscibilità, ho deciso di intervenire a gamba tesa. “Cambiamo le regole di casa…” mi son detto. Troppo facile tirare il sasso e nascondere la mano… Così, per esprimere una propria opinione su CanottaggioMania, dal 2 settembre 2014 occorre essere registrati su Facebook, Twitter o autenticati tramite WordPress. Così facendo, ammetto di non aver alcun tipo di dubbio in merito, gli interventi sul tema del momento sono drasticamente diminuiti.  
A chi, privatamente, mi scrive “vogliamo parlare e non ce lo permetti” rispondo con “è ora che abbiate il coraggio delle vostre azioni”.  Proliferano i silenzi e, in molti casi, non è per motivi di riflessione. Esiste la Paura, la Paura di esprimersi pubblicamente, e, invece di assecondarla, essa va combattuta. In pochi hanno la forza di argomentare, in maniera anche ferma e cruda ma nei limiti dettati dalla continenza e della correttezza, il proprio punto di vista. Arriva l’Olimpiade e allora liberi tutti, prima però si resta sempre abbonati e coperti preoccupandosi di non urtare la suscettibilità di nessuno perché, si sa, tutto può tornare comodo un domani ed allora meglio non esporsi troppo né a favore né contro il potente di turno. Parole? Pensieri? Si, solo se sappiamo che nessuno arriverà a noi. Ma realmente, al di là del proprio orticello (per cui quest’atteggiamento sicuramente conviene), tutto questo sicuramente non aiuta il sistema Canottaggio. Non giovano gli interventi degli anonimi, non giovano i silenzi “ufficiali”, dei Tecnici per esempio, e nemmeno quelli degli addetti ai lavori. Tutto questo, effettivamente,  fa pensare che questo sport, sotto il profilo del confronto, non crescerà mai e anzi andrà incontro a una lenta ma inesorabile involuzione.

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16 pensieri riguardo “La paura di esporsi”

  1. Finchè si parlerà avendo paura di eventuali ritorsioni personali non si andrà da nessuna parte, mai! Anzi il silenzio in questi casi è la peggiore delle risposte, e forse l’ultima che volevamo sentire, perché si sta in silenzio quando i problemi sono evidenti e palesi. Purtroppo

    1. Sono pienamente d’accordo sulla “paura” di aver paura. PAURA DI CHE? Il coraggio fa parte delle virtù proprie di ogni sportivo. Rifugiarsi nell’anonimato è sempre da condannare. Chi occupa posizioni di prestigio dovrebbe rifuggire dai silenzi e dall’anonimato. “Il coraggio chi non l’ha, nessuno glielo può dare” (A. Manzoni)

  2. A volte parlare può non essere facile, immediatamente si passa per partigiani di questo o di quel presunto schieramento. Bene ha fatto Marco a cercare di mettere qualche paletto pretendendo che si scriva a volto scoperto (o quasi, perché in effetti ancora così non è, mi pare). Quello che dispiace è il fatto che, qualunque cosa uno dica o scriva, finisca coll’essere etichettato, a prescindere dal contenuto e dallo spirito del suo intervento e ancor di più se, come me, ha fatto parte di una “squadra”. Una delle malattie infantili più gravi dello sport è il tifo e noi canottieri, un po’ presuntuosamente, ce ne sentiamo indenni, ma non è così. Se c’è il sole o piove non dipende dal tempo, ma da chi l’ha detto, anche a casa nostra.
    La gestione Gandola venne accusata di gestire la comunicazione in modo troppo personalistico, ma almeno le notizie giravano, e tante. Credo che sotto il profilo della comunicazione (e della trasparenza) l’attuale gestione Abbagnale sia una delle peggiori di sempre ed è sotto gli occhi di tutti, basta guardare a cosa si è ridotto il sito federale.
    D’altra parte che avrebbero da dire dirigenti che nemmeno dialogano fra loro? Un Consiglio federale diviso in due, forse anche più schieramenti, sfarinato in tante piccole opinioni personali tenute in tasca per non far vedere che non si conta quasi nulla, che cosa potrebbe dire se non balbettare poche ovvietà senza interesse per poi defilarsi e rimandare qualunque decisione ufficiale a piu di un mese dalla brutta figura di Amsterdam? La verità è che l’attuale Consiglio, in quanto organo collegiale, non esiste. Esistono solo le opinioni di un paio di alti dirigenti e di chi in Consiglio nemmeno siede. Gli altri vengono spesso informati a cose fatte. Tutto resta nelle mani dei tecnici.
    Quando i tecnici prendono il sopravvento (io, almeno in un passato lontano lo sono stato e formalmente lo sono ancora, quindi credo di non poter essere accusato di essere nemico della categoria degli allenatori), quando questo succede, dicevo, l’insuccesso è pressoché certo.
    In un’organizzazione che funzioni ogni organo deve svolgere il suo compito altrimenti si genera solo confusione e velleitarismo, Nella FIC attuale è difficile capire chi fa cosa. Perché il settore tecnico, che ne e un’espressione, dovrebbe essere da meno?

  3. L’ha ribloggato su marcellopescee ha commentato:
    Effettivamente molti, troppi silenzi dopo gli scadenti risultati di Amsterdam2014 . Troppi silenzi degli addetti ai lavori e, in particolare di un importante membro della Preparazione Olimpica CONI: Carlo Mornati. Cosa sa dirci o anche lui fa parte dei “votati” al silenzChi scrive non ha mai nascosto la propria idebtità io?

  4. …a volta la riservatezza dell’identità è solo una garanzia alla libertà di esprimersi. Ben vengano tutti i commenti di chi ha da fare proposte serie, critiche costruttive e riflessioni approfondite. Le idee contano anche più delle facce, purché i destinatari abbiano voglia di ascoltarle. Ma detto questo, concordo con la riflessione di Marco. Vorrei soltanto che tutti coloro che (per diversi e magari legittimi motivi) “non ci mettono la faccia”, abbiano almeno la buona creanza di non nascondersi dietro l’anonimato solo per lanciare sterili invettive. Usiamo bene la nostra libertà.

  5. Argomento molto spinoso,da qualsiasi parte lo prendi..ti pungi. Il tuo discorso non fa una grinza Marco, ma credo che si debba dare la possibilità anche di esprimersi tutelando la propria identità. In qualsiasi gruppo, associazione o altro,esiste il voto palese e quello segreto.
    Ecco, prendendo spunto da questo principio cardine della democrazia partecipativa, dovresti prevedere un commento ‘segreto’ ed uno ‘palese’. Ognuno poi agirà secondo coscienza.
    PS) Una curiosità: i commenti sono calati ma gli accessi ai post sono rimasti numericamente uguali a prima con l’identità nascosta?

  6. giustamente: male non fare, paura non avere. Perchè temere le proprie idee se non ci creano vergogna o auto disistima e non si insulta nessuno?

    … si aggiunga, a proposito, …cosimo970 chi??
    Probabilmente soggetto noto a Marco, ma non ai più.
    🙂

    1. Non mi risulta che alcun giornale serio pubblichi lettere anonime. Vengono pubblicate le cosiddette “lettere firmate” di cui il giornale conosce l’autore ma su sua richiesta, per motivate ragioni, non lo rende noto. Le lettere firmate con uno pseudonimo si chiamano “lettera anonime” e non hanno cittadinanza in nessun paese civile del mondo.

  7. Doverosa risposta al (legittimo) dubbio di Giovanni Miccoli: cosimo970 è persona perfettamente conosciuta dal buon Marco. E’ la stessa persona che ha convenuto con lui -ce lo siamo detti anche telefonicamente- sull’opportunità di mettere un filtro ai post anonimi. Le mie idee non mi creano alcuna vergogna, non mi creano alcuna auto-disistima (anzi) e continuerò a manifestarle senza insultare nessuno per il semplice fatto che non ho alcun bisogno di farlo. Amo pensare al canottaggio come ad un mondo di Amici, e reputo tali anche quelli che non la pensano come me. Ma rivendico le mie legittime ragioni per non pubblicare nome e cognome. Come giustamente osservato anche da Morana, potete considerate le mie (spesso sgangherate) considerazioni come “lettera firmata”. Dico bene, callajack? Un saluto a tutti, e ben vengano le “lettere firmate” !! 😉

    1. Mi hai frainteso caro Cosimo, la vergogna o auto-disistima non era minimamente rivolta a ipotetici sentimenti conseguenti alla lettura del tuo commento, che anzi, condivido nei contenuti.
      Viceversa ho voluto rafforzare quanto da te scritto, scrivendo quel “male non fare, paura non avere”;
      Mi son permesso solo di ironizzare sul fatto che fosse firmato con una pseudonimo, ma evidentemente, se Marco ti ha pubblicato, avrai i tuoi buoni motivi. (… e rimetto lo “smile” che a volte dovrebbe aiutare a percepire il tenore di quanto scritto) 🙂

  8. Il problema più grosso non è la paura di esporre la propria opinione. Il problema è che non si conosca, o si faccia finta di non sapere perchè atleti e allenatori abbiano paura. Sia sotto la presidenza Nicetto che sotto quella Gandola ci sono stati casi di minacce gravi agli atleti. Minacce fatte da allenatori e dirigenti della nazionale. Minacce del tipo “non ti lamentare o il tuo compagno di società potrebbe non fare i mondiali”. Per esperienza da atleta, ciò avveniva in parte per la presenza di rappresentanti atleti in consiglio federale che pensavano solo al proprio orticello, oltre che la mancanza di una forte associazione atleti a cui rivolgersi per rivendicare le ingiustizie subite. Ma la colpa maggiore era di chi sapeva di cosa avevano paura gli atleti e la usava per i suoi scopi.

  9. Non conosco i fatti svoltisi sotto la gestione Nicetto, è certo che sotto la gestione Gandola nessun dirigente si è mai permesso di dire bestialità simili. Men che meno “gravi”.
    Se qualche intervento, in alcuni casi, c’è stato, si è trattato di interventi per sanzionare gravi comportamenti, in alcuni casi “gravissimi” comportamenti di scriteriati in maglia azzurra che avevano rischiato di procurare danni pesanti, fisici o psicologici ai compagni. Le società sanno benissimo qual era il rapporto instaurato con loro dai componenti del CF. Quindi prima di scrivere sciocchezze del genere cercherei di informarmi meglio.
    Quanto al comportamento dei rappresentanti atleti in CF la colpa semmai è di chi li ha eletti, ma non credo si siano poi comportati cosi male visto che uno dei due è stato riletto a pieni voti. O anche lui ha minacciato qualcuno? Ma per favore…!!!!

  10. Provo a rispondere in un colpo solo alle considerazioni degli Amici Miccoli, Borghesi e Morana.
    A Miccoli: chiarissimo, e per sicurezza ti metto un doppio smile! 🙂 🙂
    Per Borghesi: confesso che la semplice idea che un Dirigente od un Allenatore della Nazionale possa “minacciare” un Atleta, facendogli temere di perdere la Maglia Azzurra per qualcosa che non dipenda esclusivamente dalla sua resa in acqua mi mette i brividi: significherebbe portare la politica (con la “p” minuscola) in quella che dovrebbe essere esclusivamente l’Eccellenza nello Sport, il che sarebbe pure auto-lesionistico (vi immaginate un Atleta Nazionale da medaglia lasciato sul pontile per una ripicca della “politica”? Sarebbe un po’ come il famoso marito che, pur di fare dispetto alla moglie…si dette un taglio netto. Sia chiaro, io non escludo che in un lontano (spero lontanissimo e remoto) passato possa essere accaduto, quello che mi ripugna è l’idea che possa accadere ancora.
    Per Morana/Borghesi: per me la rappresentanza degli Atleti in Consiglio Federale è una risorsa, purché la si utilizzi bene. Sono proprio loro la testa di ponte tra la Dirigenza e la Squadra. Proprio a loro va il compito di ricercare e sollecitare il confronto, anche se (come ha già scritto anche Marco), dopo “i fatti di Amsterdam” anche l’Associazione degli Allenatori e quella degli Atleti dovrebbero dire la loro, anziché rinchiudersi in un silenzio che diventa ogni giorno più “assordante”.

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