La Mura smaschera i colpevoli. Sono ancora gli Atleti!

Giuseppe La Mura
Giuseppe La Mura

Dopo gli insuccessi di Atlanta, li definì pescatori. A rileggere quest’articolo del Corriere della Sera del 29 luglio 1996 (clicca qui), dopo aver dato un’occhiata a quanto dichiarato alla Gazzetta dello Sport, si scopre che le differenze sono da Settimana Enigmistica e chissà cosa avrà pensato proprio Carlo Mornati, novello Sampei secondo il DT 18 anni fa ed oggi invece Capo della Preparazione Olimpica, leggendo l’odierna edizione della Rosea. E’ diverso il contesto,  ma il succo non cambia. Per La Mura, quando si perde, non è mai colpa di La Mura. Anzi, il nostro DT passa sempre per genio incompreso. Da chi? Dagli Atleti. 

Per puntare all’oro abbiamo davanti delle difficoltà titaniche. Non sono sicuro che questo messaggio sia stato recepito da tutto l’ambiente”. Sembra che tra lui e gli Atleti (e forse anche i Tecnici?) ci siano problemi di Comunicazione. “Bisogna capire se è possibile farsi seguire sulla strada del lavoro, nella giusta qualità e quantità, ma fatto con generosità e intelligenza, con la consapevolezza che l’impresa è ardua e faticosa, dal punto di vista fisico e mentale”. Cari ragazzi e care ragazze, dovete lavorare di più e meglio!

La Mura fa anche il prezioso. Abbagnale gli conferma piena fiducia ma il DT sembra quasi accettarla con riserva. Deve, sono qui di seguito parole pronunciate alla Rosea, “capire se questo Mondiale ha intaccato la fiducia degli atleti, bisogna fugare ogni dubbio prima di proseguire per affrontare i prossimi due difficilissimi anni“.

Personalmente mi sono sentito realmente  in una botte di ferro sino al Memorial d’Aloja, sicuro di vedere anche quest’anno all’opera una Nazionale in continua crescita. Convinto della bontà del lavoro dei tecnici federali e delle felici, rinnovate, intuizioni del nostro DT. Penso tutti ricorderanno come CanottaggioMania salutò i risultati, anche quelli non positivi, di Chungju. A Piediluco, in aprile, i primi scricchiolii ma nessun problema, ci può stare. Poi a Belgrado, agli Europei, occhi sgranati in quel sabato-shining di eliminazioni ma, via, può capitare… Dopo Lucerna, invece, serie preoccupazione al punto tale da chiedere al DT “Dove ci stai portando?” (clicca qui).

Adesso, dopo Amsterdam, mi aspettavo che il nuovo La Mura (nel 2013 più pacato e riflessivo), non quello di Atlanta 1996 ed Atene 2004, ci spiegasse  cosa non ha funzionato, magari anche con sprazzi di serena autocritica. Ma come già detto, per La Mura, quando si perde, non è mai colpa di La Mura. Al netto delle chiacchiere, però, i fatti e le dichiarazioni del recente passato non si possono cancellare. In base a cosa, dopo la Coppa del Mondo, il Dottore ha affermato di avere “le idee molto più chiare dello scorso anno”? Questo Mondiale è la dimostrazione dell’esatto contrario. Un mese e mezzo fa La Mura, inoltre, fece poi un’altra importante considerazione. Secondo lui, dopo Lucerna, le probabilità per l’Italia di fare buon Mondiale erano “proporzionali alla bontà della preparazione che riusciremo a sviluppare a partire dai prossimi giorni (raduno premondiale n.d.r.)”. Allora la suddetta preparazione, di cui lui è il responsabile in quanto Direttore Tecnico, non era buona?

Rispondo, ora, alla domanda, posta su CanottaggioMania, dal figlio Carmine Robert.  “Adesso che si fa?”. Se La Mura ha realmente intenzione di entrare dentro i problemi della Nazionale e provare a risolverli, accantoni la presunzione di onnipotenza e la cieca fiducia nei suoi sistemi. Guardi dentro di sé, sia pronto anche a metterli in discussione per capire cosa non ha funzionato ad Amsterdam e ritrovare, quindi, la “diritta via smarrita”. Stia più tempo a Piediluco, poco importa se ciò comporterà la discussione delle attuali gerarchie del settore tecnico.  A due anni da Rio de Janeiro, ce la può ancora fare e noi siamo pronti a tornare a correre con lui. Se, invece, intende continuare con quest’atteggiamento, vivono ancora nella memoria di tanti i film di Atlanta 1996 e Atene 2004, allora faccia un passo indietro e lasci totalmente spazio a un giovane e bravo tecnico come Franco Cattaneo.

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28 pensieri riguardo “La Mura smaschera i colpevoli. Sono ancora gli Atleti!”

  1. Ma perché Lui comunica? Conosce forse il verbo comunicare? Sa solo dire” bisogna allenarsi di più “! Poveri atleti, sono sempre il capro espiatorio!

  2. Peccato che già nel 1996 contraddiceva i suoi metodi nell’intervista.
    All’epoca dichiarava che gli atleti dovevano lavorare meglio e non di più. Peccato che i suoi allenamenti prevedevano di lavorare soltanto di più e non meglio. Posso permettermi di esprimere tale opinione in quanto esperienza vissuta sulla mia pelle.
    Non so quali siano gli attuali carichi di lavoro degli atleti della nazionale, ma se tanto mi da tanto…

  3. Sicuramente La Mura può essere accusato di presunzione, ma ricordo a tutti che, nonostante possa essere considerato un vero e proprio genio del canottaggio, anche lui è umano e come tale ha i suoi lati negativi. Rimproverare gli atleti con parole dure non è cosa carina, tuttavia sono certa che il DT, in privato, rivedrà i propri programmi di allenamento per apportarvi le modifiche necessarie.

  4. mio caro Vivix, ho pura che, poichè lui è il primo a considerarsi un genio incompreso, soprattutto dagli atleti, saranno veramente poche le modifiche che riterrà necessarie e gli atleti le pagheranno veramente care….

  5. Gli atleti in questo anno hanno dato tutto, hanno fatto tutto quello che il Dottore ordinava, ha un bel coraggio a rilasciare dichiarazioni tali. Io spero che il nostro Presidente si ricordi il periodo precedente la sua elezione, quando Gandola commise l’errore di NON ASCOLTARE I DISAGI ED I PARERI DEGLI ATLETI, obbedendo solo al Direttore tecnico, se li trovò tutti contro e fu così che perse le elezioni. Io avessi un figlio in squadra vorrei che smettesse, perché le cose non cambiano mai, è sempre la solita zuppa!!!! Il dottore? Prepotente, presuntuoso, radicato al suo pensiero DEL DI PIù, sempre DI PIU’, cosa volete che cambi. alla sua età !!!!!!!! Presidente se mi leggi, FAI QUALCOSA, non fare come la pecora che segue il gregge, sei stato atleta anche tu, nel tuo Consiglio Federale hai atleti che hanno PROVATO LE SOFFERENZE E LE DELUSIONI DEL passata gestione.

  6. I Geni sono Geni nel determinato momento che ottengono i Risultati!!
    30 anni fa sicuramente la Mura lo è stato!!!
    30 anni fa ripeto!!!!

  7. Io ho la massima stima di La Mura ma, ormai, penso abbia fatto il suo tempo. Oggi è un settantenne senza più l’energia di vent’anni fa, senza più il polso della situazione visto che è presente a Piediluco solo nei week end ed i suoi collaboratori gli raccontano quello che vogliono. Una persona che è stato geniale nelle sue intuizioni ma che ormai è viitima della sua stessa immagine, sclerotizzato nei suoi dogmi. All’ultima conferenza allenatori, ha esordito dicendo che il suo programma era vincente e che fino a che qualcuno non gli avesse dimostrato il contrario, lui non avrebbe cambiato idea. Quante disfatte come Amsterdam gli ci vogliono per rendersi conto che il programma è ormai obsoleto? Quante ernie discali bisognerà contare ancora tra gli atleti della nazionale per fargli capire che i suoi programmi con i pesi sono assurdi?
    Per finire, prima della prossima conferenza, qualche giovane nel suo staff tecnico lo aiuti a riportare su pc con un programma decente e comprensibile tutti i suoi appunti fatti da sghiribizzi incomprensibili e fogli unti e bisunti. Anche se non penso che il Presidente ed il DT prenderanno alcun provvedimento del dopo-Amsterdam, il mio consiglio è: ” Presidente si dimetta e svincoli dal suo mandato il DT restituendolo alla sua calma familiare” Io voglio ricordarmelo come un vincente e non come un vecchio allenatore anziano massacrato dalle polemiche.

  8. ciao Franco; come tutte le considerazioni, rispetto anche la Tua , condividendo alcuni rilievi/valutazioni, ma conservando una diversa ” lettura” di quanto dichiarato da Peppe La Mura. Personalmente, ” traduco” …: tra gli Atleti, di spessore tecnico e grandi potenzialità fisiche, probabilmente serpeggia ancora quel senso di ” anarchia” e supponenza che contraddistinsero anche la chiusura della precedente gestione-La Mura…; Tu e Molti ricorderanno…!!!
    Non mi esprimo in merito ad un eventuale cambio-condottiere perchè NON sono addentro ai “fatti” odierni; confermo la mia stima ad un Uomo che non ha più nulla da dimostrare ed un Allenatore che continua ad aggiornarsi ed evolvere le sue competenze: questo lo so per certo !!!
    Peppe La Mura ha sempre costruito nella COERENZA ed alla luce dei RISULTATI : è giusto ed un diritto esprimere considerazioni diverse ma ritengo che occorrerebbe saper evitare di ” giudicarne ” il modus operandi o ” etichettarlo” come un presuntuoso che NON ascolta…
    Ciao Franco, confidando che sappia accettare quanto sopra come il contributo di Uno dei Tanti della Famiglia F.I.C.

  9. Mi dispiace Michele,
    ma sugli atleti ti stai sbagliando e te lo posso dire per certo, hanno fatto tutto quello che era loro chiesto, seppur muovendo qualche critica al tipo di allenamento ma solo a livello personale. Ci vuole rispetto ed educazione, non sono oggetti ma ragazzi ed uomini che hanno un cervello.

  10. …Premesso che per carattere sono portato a cercare sempre la sintesi tra le tesi contrapposte, tenterò di fare una mia personalissima -e certamente opinabile- analisi dell’attuale situazione.
    Inutile girarci intorno: fatte salve alcune brillanti individualità, ad Amsterdam la Squadra nel suo complesso ha espresso un risultato molto di sotto delle aspettative. Evitiamo di auto-consolarci con il rimpianto delle corsie sfavorevoli, ed anzi ringraziamo anche la sorte ingrata che -spietatamente- ci costringe tutti ad un bagno di umiltà di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ma visto che il bagno ci tocca farlo, almeno immergiamoci completamente e vediamo di sfregarci bene anche dietro alle orecchie…
    Trovo che gettare ogni colpa sui “programmi sbagliati” del DT sia troppo semplicistico ed auto-assolutorio, esattamente come lo è affermare che sono i nostri ragazzi a non saper seguire “la strada del lavoro” tracciata dal DT. Magari c’è del vero in entrambe le affermazioni, ma non è questo il punto.
    Evitiamo di “buttare via il bambino con l’acqua sporca”: in questo momento TUTTA LA SQUADRA (a partire dal Presidente, passando per il DT e fino all’ultimo accompagnatore) dovrebbe solo preoccuparsi di capire DOVE si è sbagliato, anziché preoccuparsi soltanto di stabilire CHI ha sbagliato come invece sta accadendo. La ricerca degli errori ci consentirà di evitarli in futuro, mentre la ricerca dei “colpevoli” servirà soltanto ad ottenere poche e sterili “rivincite morali”, che non ci porteranno una sola medaglia in più.
    Se è vero che nel “Progetto Azzurro” la Squadra Nazionale è il perno intorno al quale deve ruotare tutto il Movimento Remiero, è proprio questo il momento di dimostrarlo: che nessuno nella Squadra si arrocchi nella propria idea (giusta o sbagliata che sia), ma che Dirigenza, Atleti e Settore Tecnico parlino tra di loro il più possibile, mettendo da parte ogni preconcetto, accettando di ricevere qualunque critica e liberi di criticare a loro volta. Solo in questo modo si potrà rafforzare quella fiducia che sta alla base del risultato di Squadra.
    Se c’è una cosa che il passato quadriennio Olimpico dovrebbe averci insegnato, è che la Dirigenza, gli Atleti ed il Settore Tecnico devono avere assoluta fiducia l’uno nell’altro, ma perché ci sia fiducia occorre il confronto. E’ da lì che si riparte.

  11. Devo dire che è umiliate essere ancora presi in giro da una persona che con tutto rispetto ha portato risultati 20 anni fa..
    Ci facciamo forza con discorsi dei risultati legati alle corsie sfavorevoli dal vento (e forse in alcuni casi un po’ può aver influito ma certamente non può essere scusa della quantità di secondi presi..)ma ci/si sciacquano la bocca con una medaglia che con tutto l’onore dei due ragazzi possiamo dire con certezza che Eolo in acqua 5 gli ha voluto molto bene…
    Comunque la felicità è solo nel vedere gestioni che si alternano in questo sport ma sempre con la mentalità italiana dello scarica barile e questo Barile guarda strano andrà sempre per arenarsi sulla catena più debole e priva di mezzi di difesa che questo ormai povero sport ha: GLI ATLETI.
    A tutte queste persone vorrei ricordare che la gestione ha riuscito a prendere il timone con 5 soli voti provenienti da disillusi atleti vaganti in un profondo limbo.
    Grazie federazione.

  12. Ok SIMoNE, il tuo discorso sarebbe corretto ‘se’…………………………… Ma siccome la domenica stessa di Amsterdam il Presidente ha detto quello che ha detto, siccome il DT ha già detto quello che ha detto… i tuoi discorsi cadono fragorosamente nel vuoto assoluto di questa amministrazione.
    Se vuoi continuare a cullarti nella utopica idea che ognuno si faccia il bagno di umiltà etc. etc. fai pure. Contento tu. La realtà però, è e sarà diversa.

    1. …no caro rowing, non mi cullo affatto nell’utopia del bagno di umiltà collettivo, anzi, il mio voleva essere un vero e proprio appello affinché ciò avvenga, e che tutti i Settori si mettano da subito al lavoro per capire cosa è successo e come intervenire. Aspettare che qualcuno tra la Dirigenza, il Settore Tecnico o gli Atleti faccia il primo passo ed ammetta di aver commesso “errori” questo sì, lo trovo davvero utopistico e tutto sommato inutile. La Dirigenza non è infallibile, il Settore Tecnico non è il genio della lampada e gli Atleti non sono un gruppo di invincibili. Ma tutti insieme sono una SQUADRA, e tali devono restare, altrimenti anche ai prossimi assoluti ce ne torneremo a casa con le pive nel sacco a domandarci di chi è la colpa, nell’attesa che venga a noi il Nuovo Salvatore della Patria del Remo.
      Al “reddae rationem” abbiamo già assistito all’assemblea elettiva del 2012 e già a quel tempo lo trovai abbastanza triste; personalmente non ci tengo affatto che la storia si ripeta subito dopo -o Dio non voglia, anche prima- l’Olimpiade di Rio, per il semplice fatto che non credo ne deriverebbe alcuna ricaduta positiva in termini di medaglie (alla fine contano solo quelle).
      Ciò che voglio dire è che non credo che le ragioni stiano tutte da una parte ed i torti dall’altra. Prenderne coscienza sarebbe già il primo passo per ripartire dal punto in cui ci siamo arenati. L’Olimpiade di Rio 2016 non è lontana ma neppure vicinissima. C’è abbondante tempo per rimediare, l’importante è non sprecarlo a domandarci di che è la colpa. Tutti, dalla Dirigenza, ai Tecnici agli Atleti, hanno al loro interno la forza, le capacità, le competenze e l’intelligenza per guardarsi dentro e CONFRONTARSI tra di loro SERENAMENTE, per capire qual è la via d’uscita da questo difficile momento. Non credo ci sia il bisogno di vedere teste rotolare nel cesto, credo invece nella necessità che tutti i componenti di questa Squadra si confrontino serenamente ed a viso aperto, altrimenti ognuno di loro andrà avanti per la propria strada convinto delle proprie ragioni. E se ognuno va per la sua strada, tutti insieme andranno davvero poco lontano.

  13. Sono assolutamente d’accordo con rowing.
    Siamo veramente sicuri che che chi continua ad arroccarsi sulle proprie granitiche convinzioni possa fare un esame critico – ed autocritico – per capire dove si possono essere fatti degli errori per evitare di ripeterli?
    L’esperienza di Atene non è servita a niente se più o meno con le stesse persone alla guida del settore tecnico siamo ricaduti negli stessi errori.
    Però è anche troppo semplice dire che ha sbagliato La Mura e quindi deve andarsene.
    Facciamo un’analisi seria delle gare, cerchiamo di capire se gli errori erano nella tecnica di voga, nella preparazione in generale, nella tattica di gara, sentiamo quali erano le percezioni e le sensazioni degli atleti, e forse qualcosa può venirne fuori, purchè gli atleti possano sentirsi liberi di poter dire la loro opinione in maniera oggettiva e i tecnici siano disposti a mettersi in discussione.
    A mio avviso dovrebbe essere un confronto e non uno scontro.
    Siamo maturi per farlo?

  14. D’accordissimo con Gianni.
    E’ una prova di maturità quella che dobbiamo affrontare SUBITO. Se non riusciamo a confrontarci senza scontrarci, tanto vale metterci subito l’animo in pace e incrociare le dita in vista di…Tokyo 2020. E buona catastrofe a tutti.

  15. Egregio direttore, le considerazioni fatte nell’articolo a mio parere sono molto offensive. la mura , o non la mura etc etc…mi sarei aspettato proposte più concrete invece che delle richieste di atti di dolore. Personalmente ho sempre sconsigliato a mio padre visto che mi ha citato come figlio di rimettersi in gioco accantonando delicati problemi familiari. In ogmi caso vorrei ricordare che non sono semplicemente il figlio di …. Ma un ex atleta che ha vinto decine di titoli italiani, gare internazionali oltre che ad aver partecipato a due olimpiadi…e che seppur non blasonato come altri atleti nella sua carrier si è tolto lo sfizio di battere atleti molto più in gamba di me. Inoltre…oggi dedico parte del mio tempo e sacrfico i miei impegni familiari ad espletare compiti di giudici arbitro.
    Considerando che da Atene 2004 ( che per me è stato un successo) in poi sono passati molti anni e che l’ influsso negativo di la mura si possa ridurre ai soli ultimi 2 anni. Potrebbe lei ed altri convincere non ad un ripensamento di una filosofia di un uomo ( la mura dt) ma proporre e negoziare alternative più serie. Il danno di la mura dt sarebbe imputabile a Soli 2 anni e si potrebbe recuperare.
    In qualità di figlio dico invece che mi avete seccato ma non di poco in quanto mio padre con condizioni di salute non buone e gravi problemi familiari si deve sobbarcare ed impegnare in estenuanti fatiche per dimostrare un qualcosa che è superfluo ed inutile dimostrare volgendo il fianco a critiche ciniche e strumentali.

  16. Gentile Roby, non ero a conoscenza né delle condizioni di salute non buone del DT, né dei gravi problemi di famiglia che state attraversando. Sono dispiaciuto di avere, inconsapevolmente, aggiunto dolore al dolore.

    Tornando al tema principale, Le confermo che a mio avviso ad Amsterdam questa Nazionale ha dimostrato di aver bisogno di un Direttore Tecnico a tempo pieno e, quindi, di un leader presente. Come ho scritto nel mio commento, di cui certamente riconosco la durezza respingendo però l’accusa di toni offensivi, ritengo che questo Direttore Tecnico, sino a Rio de Janeiro, debba essere sempre Giuseppe La Mura. Non gli chiedo di rinnegare oltre 45 anni di lavoro ma di fare tutte le verifiche del caso, lasciando per una volta da parte il suo orgoglio e la sua presunzione di grande Tecnico (lo è sempre, ma per ora la sua cura non sta funzionando) per capire se nel suo metodo esistono aspetti migliorabili alla luce dei mancati obiettivi raggiunti ad Amsterdam senza prendersela con chi (gli Atleti) in questi 2 anni ha fatto tutto ciò che gli è stato chiesto (lo hanno più volte detto i capisettore…). Gli chiedo anche lo sforzo di portare avanti questa missione a tempo pieno, quindi sempre sul campo durante tutti i raduni e tutte le gare. Se ciò non è possibile, alla luce di quanto Lei scrive mi sembra quasi impossibile, penso però che la Squadra debba passare sotto la totale direzione di Franco Cattaneo, il suo più stretto collaboratore ed inoltre miglior tecnico azzurro in questi ultimi tre anni. Tutto qui. Altre soluzioni, altri correttivi, a meno di un anno dalle qualificazioni, non mi sembrano percorribili.

    Un cordiale saluto ed un sincero augurio di risoluzione dei problemi.

    Marco Callai

  17. Caro Marco,ma gli atleti che chiedono????Scriviamo in tanti,ma nessuno di noi fatica come loro..
    Si attacca, il DT,come al solito(vedi critiche gestione precedenti),ma mi domanda che deve fare ogni giorno stò programma.Che dice??
    saluti
    Pasquale

  18. gli atleti che hanno fatto vincere gli ori nel passato,sarebbero vincenti anche adesso… 4- Leonardo,Dei Rossi,Molea,Mornati 4x Sartori,Galtarossa,Paradiso,Corona trasportati dal 1994 al 2014 non l’avrebbero fatta una finale per l’oro? e gli equipaggi di ora riportati indietro di 20 anni che avrebbero fatto ad Indianapolis? per cantare “O sole mio” servono i tenori, non basta un direttore d’orchestra.

    1. Come al solito è sempre colpa degli atleti……..
      Allora visto che non abbiamo più tenori (ma chi ha insegnato a cantare a quei tenori?) possiamo chiudere baracca e burattini a dedicarci solo all’attività master…….

      Proviamo invece a pensare ad una analisi del problema.
      Gli atleti sono per la maggior parte professionisti, e molti provengono dalle stesse società di appartenenza dei tecnici della nazionale, quindi in teoria si dovrebbe essere sicuri che seguano con precisione tutte le prescrizioni del programma di allenamento e siano curati adeguatamente nella tecnica di voga. Molti di loro hanno caratteristiche fisiche e antropometriche che li mettono sullo stesso livello, se non a livello superiore (vedi il doppio senior) dei loro avversari; naturalmente per i PL il problema delle caratteristiche fisiche non si pone.
      I responsabili dei vari settori sono già stati collaboratori del dott. La Mura quindi conoscono bene il programma e la sua applicazione.
      Nelle interviste pre-mondiali i responsabili della nazionale hanno dichiarato più volte che gli atleti hanno seguito il programma e gli stessi atleti si dichiaravano fiduciosi del programma svolto.
      Tutto questo fa presagire – il presupposto è appunto che il nostro programma di allenamento ci ponga ai vertici del canottaggio mondiale – che quantomeno confermeremo i risultati dello scorso anno ma sicuramente, visto che abbiamo ancora più atleti, sicuramente ci sarà incetta di medaglie.
      Posso concedere una limitata attenuante sulla assegnazione delle corsie per alcune gare – ma si sapeva fin dall’inizio quali erano le regole – ma in gara abbiamo visto sicuramente equipaggi non all’altezza delle aspettative.
      L’elemento che più mi ha colpito, e l’ho già detto, è che, a parte la tattica di gara a volte suicida, i nostri equipaggi battevano 2 o 3 colpi più degli altri per andare alla stessa velocità, e comunque ad un aumento di colpi, in alcuni casi forsennati, non corrispondeva un proporzionale aumento della velocità.
      Questo da un punto di vista fisico significa che il settore di voga è corto rispetto a quello degli altri, che il movimento tecnico non è corretto e quindi si spreca molta energia, oppure i nostri atleti sono meno forti e quindi a parità di passata in acqua esprimono meno potenza.
      Quindi, da ignorante che non ha vissuto a contatto delle squadre nazionali, convinto che il programma di allenamento sia quello giusto e considerando validi i presupposti di cui sopra, posso pensare che nell’immediata prossimità delle gare:
      – Qualcuno non ha controllato bene l’assetto delle imbarcazioni;
      – Non sono state fornite adeguate istruzioni tattiche prima della gara oppure gli atleti non le hanno seguite;

      Se invece pensiamo che i problemi siano a monte penserei che:
      – Gli atleti non sono stati in grado di recepire adeguatamente gli insegnamenti di tecnica di voga;
      – Sono stati valutati in modo non adeguato gli effetti dell’ allenamen-
      to nei singoli equipaggi;
      – Anche a causa di quanto sopra in qualche caso la composizione degli equipaggi non si è basata su valutazioni oggettive ma su scelte soggettive del singolo tecnico.

      Questi a mio avviso potrebbero essere gli elementi da discutere in un confronto aperto – senza pregiudizi e/o sospetti – tra atleti, tecnici e, naturalmente dirigenti, per capire dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo fare per evitare di ripetere l’esperienza negativa di quest’anno.

      1. non è colpa degli atleti, non ci si possono scegliere i genitori ed il talento è merce rara, ed in questa ottica io farei una bella statistica di quanti campioni hanno smesso nei vari mandati per capire di più ed i danni fatti! chi ha preso la medaglia ha i valori fisiologici ed una tecnica corretta, nel particolare il doppio senior ha caratterisitche antropometriche INFERIORI alla lituania quarta classificata.

  19. Caro Robi La Mura, permettimi un commento al tuo post con stima e amicizia.
    Quando uno accetta un incarico deve sapere se potrà sopportarlo o meno. La solidarietà umana o la pietà cristiana a seconda delle proprie scelte, per le difficoltà altrui nessuno dovrebbe metterle in discussione, ma nessuno dovrebbe mettersi a costruire una casa se non sa di avere i soldi per completarla, e nessuno dovrebbe andare a una guerra se non sa di avere i soldati per combatterla. Quando uno si mette in un “gioco” come il nostro non dovrebbe farlo come un “sacrificio” perchè una federazione sportiva nazionale non può basarsi sui “sacrifici” dei propri tecnici.
    In tale condizione, la critica – e il tuo commento un po’ risentito e offeso all’articolo di Marco ne è la prova – si rischia di confondersi tra una normale critica che ovviamente può scaturire in caso di insuccesso, con l’attacco personale e l’offesa. E’ vero che in alcuni casi si sia effettuato attacchi personali – e forse alcuni di noi li hanno provati sulla propria pelle – ma non è il caso degli articoli di Marco, che per mestiere fa il giornalista, ed oggi è libero da qualsiasi legame con chicchessia e può quindi liberamente fare il proprio lavoro di divulgatore e in qualche caso di opinionista tecnico, senza che alcuno debba sentirsi offeso.

    Se si accetta un incarico bisogna essere nelle condizioni di potere e sapere accettare le critiche che ovviamente giungono nei momenti di difficoltà e non nei momenti di successo. Altrimenti si rischia di cadere nel melodramma.

    Un caro saluto. Giovanni

  20. Giovanni Prendo atto di quanto da te rilevato,, ti invito a rileggere quanto da me dichiarato che riporto per comodità, “In qualità di figlio dico invece che mi avete seccato ma non di poco in quanto mio padre con condizioni di salute non buone e gravi problemi familiari si deve sobbarcare ed impegnare in estenuanti fatiche per dimostrare un qualcosa che è superfluo ed inutile dimostrare volgendo il fianco a critiche ciniche e strumentali” .
    Inoltre, nello sport quando si vince è d’uso il “fair play” che è ad esempio vincere, ma rendere onore all’avversario….non deridendolo.
    PER ME, alcuni degli interventi critici sono privi di fair play ma caricature di carattere diffamatorio.

  21. Probabilmente Roby ha ragione quando rileva che alcuni interventi difettano di fair play ed è più che comprensibile che come figlio ne sia addolorato. Personalmente, auguro di cuore al Dottor Giuseppe La Mura di poter ritrovare al più presto salute e serenità familiare.
    Al suo nipote presidente, invece, vorrei far notare che, nella storia recente della nostra Federazione, niente ha superato in arroganza, cattiveria e protervia la sua compagna elettorale di due anni fa, culminata nella indegna gazzarra orchestrata contro il presidente uscente ed i suoi collaboratori (squadra di cui mi onoro di aver fatto parte) in occasione dell’Assemblea Federale di Pisa, gazzarra peraltro accuratamente censurata dalle riprese pubblicate sul sito.
    Da attuale semplice spettatore dei fatti del canottaggio non posso non ricordare l’antico detto “chi semina vento raccoglie tempesta” e se qualcuno adesso manca un po’ di eleganza non se ne dolga, perché quanto a strumentalità ha avuto degni predecessori in quei giorni di cui, nel leggere i commenti, pare si risentano ancora gli echi.
    Porti pazienza come l’hanno portata i suoi predecessori, e pensi a come ovviare agli inconvenienti evidenziatisi ai Mondiali di Amsterdam, ricordando che un Consiglio Federale è un organo democraticamente eletto e che una gestione seria non può essere autocratica ed autoreferenziale.

  22. Gent. Direttore
    Ho letto attentamente tutti i tuoi articoli e commenti conseguenti e devo ammettere di aver trovato molti di essi adeguati cosi’ come altri poco consoni almeno dal mio punto di vista.
    Mi sono deciso a scrivere questa lettera aperta che spero possa essere pubblicata sul tuo sito come spietato ma penso reale contributo a capire come mai il canottaggio italiano e’ arrivato ad essere quello che e’ ad Amsterdam.
    Chi vi scrive e’ un oramai maturo appassionato di canottaggio con solida esperienza sul campo.
    Innanzitutto trovo assolutamente una grave forma di mancanza di rispetto verso tutto il movimento remiero italiano la latitanza comunicativa del settore tecnico. Come da te scritto Il Dt si e’ fatto sentire attraverso un giornale e il presidente ha lasciato uno scarno e inconcludente comunicato stampa senza possibilita’ di replica e confronto.
    Fino a prima di Amsterdam puntualmente venivano pubblicati sul sito federale, come giusto, i commenti post eventi dell’Head Coach e di tutti i responabili di settori. Commenti sempre pomposi di grandi annunci propagandistici ad oggi giudicabili falsi o comunque irreali. Dopo tre settimane nessun commento e’stato pubblicato dall’Head Coach ne tantomeno dai capisettori.
    Ma dove sono finiti? E il consigliere eletto dai tecnici? E Galtarossa? E i consiglieri atleti? E tutti i rimanenti consiglieri? Tutti scappati sulla scialuppa di salvataggio di Schettino? Scusatemi l’ironia ma i latitanti la stimolano moltissimo.
    Ed inoltre come tu hai gia’ scritto l’ANAC e l’ASNAC? Scomparsi. Tutto tace.
    Capisco che il momento e’ difficile ma non si scappa; si affronta e ci si confronta sottoponendosi a verifiche vere e altamente professionali e non caffe’ presi a Napoli o Piediluco o altrove. Il tutto deve essere documentato e pubblicato senza veli e con grande trasparenza.
    Il silenzio stampa suona offensivo e ridicolo per uno sport “povero” ma sano e puro come il canottaggio.
    A tal proposito vorrei fare un commento/pagella sul Coordinatore Head coach Cattaneo come esempio in punta all’iceberg “tecnico” e che puo’ essere, in linea di massima, trasbordato a tutto il settore tecnico e che e’ l’emblema del sistema FIC inefficiente e impaludato di questi ultimi 10-15 anni.
    Cosi’ come si legge dal suo ruolo l’Head Coach e’ il responsabile capo di tutti gli allenatori. Nonche’ responsabile lui stesso del settore della coppia; e ancor di piu’ responsabile delle fiamme Gialle ed, inoltre, allenatore del doppio. Tutti incarichi (ben quattro) da lui accettati e forse anche remunerati in qualche misura.
    Come allenatore si puo’ dare egregiamente una sufficienza. L’unica medaglia olimpica del 2014 anche se per centesimi e in corsia se non vantaggiosa sicuramente non svantaggiata. Ha un lavoro durissimo per confermare o addirittura migliorare la posizione considerando nei dettagli la competizione che, appunto, ha visto Fossi e Battisti fare una impresa eccezionale utilizzando al meglio la loro certa eccellente preparazione fisica (che non viene misurata solo su parametri quantitativi ma anche e sopratutto qualitativi) coprendo parzialmente le evidenti deficienze tecniche (mezzo carrello e con un paio di colpi in piu’ su tutti come minimo).
    Cattaneo come capo settore della coppia e’ il primo responsabile della prestazione del quattro di coppia che aveva a bordo eccellenti vogatori. La prestazione di Amsterdam e’ tra le peggiori se non la peggiore degli ultimi 30 anni. E vorrei tanto sbagliarmi. Tra l’altro, come qualcun’altro ha gia’ commentato, allenato da un suo tecnico delle fiamme Gialle, Rocco Pecoraro, e con a bordo due o forse tre atleti delle Fiamme Gialle. Quindi penso che il capo settore della coppia meriti una netta insufficienza come responsabile di settore.
    Come responsabile delle Fiamme Gialle ente statale che usa solo fondi derivanti dai contribuenti porta la medaglia d’argento di Fossi e Battisti ma per il resto e’ debacle. Molte risorse dei contribuenti utilizzati per gli innumerevoli raduni a Sabaudia, e qui dovremmo includere anche gli altri enti militari, completamente sprecati considerando il numero dei militari pagati, tra allenatori, tecnici e ammistratori e considerando la debacle. Pochi in medaglia e moltissimi in finali B e C.
    Come coordinatore o Head Coach ha mostrato tutta la sua inadeguatezza e inesperienza. Considerando i risultati, e quindi in base a cio’ che si sa oggettivamente visto la latitanza comunicativa, non ha fatto un buon lavoro. Colui il quale doveva trasmettere la filosofia e metodologia Lamuriana sul campo ha trasmesso solo caos e il NULLA. Se non sbaglio qualcuno lo ha candidato come soluzione al “problema” La Mura proponendolo come il prossimo DT come se il problema fosse La Mura. Ma non scherziamo. Un finto La Mura senza esperienza e preparazione, come Head Coach, Responsabile della Coppia, Responsabile delle Fiamme Gialle, sarebbe una scelta senza fondamento e senza criterio come lo e’ stato appunto la trasformazione silente del suo ruolo da coordinatore del settore uomini a Head Coach delle intere squadre nazionali. E sappiamo tutti che La Mura e’ stato molto poco presente durante questi due anni. Per sua scelta? Scelta imposta dalla politica? Ennesimo patto scellerato tipico del canottaggio italiano degli ultimi 10-15 anni e al di la’ della purezza che il canottaggio stesso rappresenta? Ma i consiglieri hanno approvato questa scelta strategica? E adesso cosa dicono?
    Il ruolo di DT o Head Coach e’ unico e indispensabile per far operare al meglio i tecnici. Sono due ruoli differenti. Jurgen Grobler, il tecnico piu’ medagliato in assoluto, non e’ DT ma capo degli uomini e tecnico di un equipaggio. E basta.
    A questo punto perche’ non fare Giuseppe Polti DT visto che ha vinto due medaglie d’oro olimpiche se e’ quello il criterio?
    Cattaneo DT sarebbe un’altra delle tante decisioni di convenienza politiche scriteriate e indecenti come molte sono state prese negli ultimi 10 – 15 anni riguardante il settore tecnico. Coppola DT nel biennio post De Capua si sceglie Santaniello, Caropreso etc in base a che cosa? A quali criteri oggettivi? Caropreso ottimo vogatore ma come tecnico? Chi era? Quale esperienza possedeva per ottenere un incarico di tecnico olimpico. De Capua vergognosamente come tecnici olimpici si sceglie il pur bravo atleta ma mai allenatore Farina (simile caso Caropreso) , Dezi etc in base a che cosa? A quali criteri? Per quale progetto? E li consiglio approva. E se spulciassimo attentamente ne troveremmo tantissimi di casi simili e forse peggiori.
    Si e’ portato e si porterebbe il canottaggio italiano ancora piu’ verso il baratro raschiando il fondo. Nel caso di Cattaneo si distruggerebbero le qualita’ di tecnico bruciandolo professionalmente per il resto della sua carriera. Scelte di convenienza e non di criterio.
    E questo e’ il mio commento sul professionista che ha coperto il ruolo piu’ influente dopo il DT e dal quale ci si aspetterebbe una assunzione di responsabilita’ cosi’ come ha fatto con i meriti.
    Ho preso l’Head Coach come esempio piu’ alto ma lo stesso mi aspetterei da tutti gli altri capi settore e tecnici a seguito. Inoltre molto simile sarebbe la analisi sulla loro prestazione.
    Abbiamo avuto ultimamente alcuni esempi di coerenza come le dimissioni di Prandelli e del suo Presidente con tutto il consiglio se non sbaglio. Una presa di posizione esemplare e apprezzabile.
    Stessa cosa con la Ferrari. Le cose non vanno e il DS si dimette o e’ stato, comunque, convinto a dimettersi per il bene della Ferrari.
    In ultimo il presidente della federazione australiana di canottaggio si e’ dimesso solo dopo due anni.
    Non sto suggerendo o auspicando le dimissioni del Presidente ma, datemene atto, nel canottaggio italiano non si dimette mai nessuno come mai nessuno dichiara un mea culpa. Nessun consigliere ha un minimo senso di responsabilita’ e si dimette o ammette colpe, decisioni sbagliate. Qualche errore deve essere stato commesso o siamo diventati veramente cio’ che la classifica ha mostrato. Una nazione medio piccola se non mediocre. E se confermato si potrebbe sapere il perche’ e, di conseguenza, come fare per ritornare ad essere una grande nazione al pari di Nuova Zelanda, Gran Bretagna, etc? Progetto Azzurro? Boooo.
    Il presidente insieme al consiglio rifarebbero le stesse scelte? FATECELO SAPERE.
    Il mio personale spietato parere e’ che i tecnici impiegati negli ultimi 10-15 anni non sono stati all’altezza del compito assegnatogli. I criteri utilizzati per decidere posizioni cosi’ difficili e ardui sono stati i tipici criteri del fenomeno chiamato clientelismo. Gli amici del Presidente o DT; tecnici di societa’ che hanno aiutato il nuovo presidente di turno; i tecnici responsabili di societa’, come quelle militari, che hanno promesso fedelta’ e sostegno logistico etc; pensionati, militari e insengnanti che costano poco; etc.
    Quindi il DT e il suo programma di allenamento c’entrano assolutamente poco o niente. Le nazioni che vincono hanno, penso, programmi differenti; e’la scelta dei vari tecnici nei vari ruoli, la loro abilita’ e applicazione, il sistema conseguente al progetto, i loro criteri valutativi etc che fa la grande differenza e che fa grande una piccola nazione come la Nuova Zelanda (12 milioni di abitanti) e piccola una grande paese come l’Italia (60 milioni di abitanti).
    Rivediamoci i progetti federali (se esistenti) degli ultimi 10 15 anni e i nomi dei tecnici collegati e domandiamoci chi sono, da dove provenivano e quali titoli avevano per essere i migliori per quel progetto (sempre se esistesse un progetto).
    Quindi, e concludo, i consiglieri e presidenti degli ultimi 10-15 anni sono il grandissimo problema del canottaggio italiano. I tecnici sono le vittime consenzienti in quanto hanno accettato il ruolo offerto per vanagloria, per fedelta’ a qualcuno o qualcosa, e forse presunzione e, quindi corresponsabili. Gli atleti sono anche loro, a mio parere, vittime si ma consenzienti in quanto anche loro corresponsabili avendo rappresentanti consenzienti nel consiglio e, tra l’altro, anche loro non ancora dimessosi.
    E l’attuale ex puro presidente Abbagnale con il fido e arrogante Tizzano e tutti i consiglieri si sono fatti travolgere dal clientelismo politico spicciolo perdendo quello spirito puro che li ha portati al successo come atleti.
    Soluzione? Una grande dolorosa e professionale presa di coscienza, e tanto coraggio per scelte difficili e sicuramente impopolari da subito senza pensare alle prossime elezioni. Se non capaci le nuove elezioni sarebbero d’obbligo altrimenti siamo tornati ad essere una nazione remiera molto mediocre. Peccato.
    Marco

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