E adesso?

canottaggiomania_Belgrado_Abbagnale_4senzaDomani parlerà, dopo un lungo silenzio, il Presidente. Non sappiamo ancora cosa dirà, ma dovrà spiegare al movimento remiero molte cose. L’ultima, toccata con mano oggi, riguarda lo scarsissimo peso della nostra Federazione in campo internazionale di cui abbiamo avuto prova oggi quando, una gara dopo il doppio PL maschile, si è dovuto mandare giù l’amaro calice dell’inversione delle corsie.  Ma fosse solo quello…
Da Amsterdam, indipendentemente da come andrà a finire il doppio di Fossi e Battisti, l’Italia uscirà molto malconcia. I Tecnici hanno molte colpe ma quella principale, la numero uno, va ricondotta a questa dirigenza.  E’ la sconfitta della presunzione, del “state sereni, adesso ci siamo qui noi che ci sappiamo fare”. Se non sa ancora dove trovare le cause di questo disastro, Giuseppe Abbagnale vada subito alla ricerca di uno specchio. Lui  e l’attuale Vicepresidente  Davide Tizzano, dopo le Olimpiadi di Londra 2012 si sono preoccupati di andare in giro per l’Italia a cantare la disastrosa Olimpiade londinese, legittimo per carità perché in campagna elettorale ci sta tutto, senza però approfondire le cause e senza interrogarsi sul reale motivo degli insuccessi azzurri. Senza voler riflettere, a fondo, su come si era evoluto, in loro assenza, il canottaggio internazionale negli ultimi anni. Così Progetto Azzurro e Squadra Nazionale Vincente sono state le esche del consenso, soprattutto tra gli Atleti. Forse, però, Abbagnale  non ha capito che la fiducia, due anni fa, gli è stata accordata non per vendicarsi della gestione precedente ma per un reale, grande, rilancio e per la costruzione di una Federazione moderna ed al passo con i tempi. Qualcosa che oggi ci appare molto lontano. Ce lo hanno dimostrato anche nell’ultima Assemblea quando il Vicepresidente ha voluto esclusivamente fare un paragone tra quanto vinto in campo internazionale nel 2013 e quanto, invece, nel 2009. L’anno della deludente Poznan, quindi un confronto al ribasso.

Abbagnale ha parlato, più volte, di voler unire un movimento disgregato ma nel momento in cui ha avuto la chance di fornircene prova non è intervenuto per dissociarsi dall’ormai celebre intervista di Tizzano al quotidiano “Il Roma” in cui, citando statistiche sconosciute al nostro mondo, ha voluto stilare una classifica per incoronare la sua Campania quale regione leader del movimento “con la sola Lombardia a starle dietro”.

In tutto l’anno, né dopo Belgrado né dopo Lucerna, il Presidente si è sentito in dovere di intervenire pubblicamente per fare il punto della situazione. Lo farà domani e noi gli chiediamo di essere molto chiaro e di proporre soluzioni concrete. Per ora Abbagnale è il più grande responsabile del fallimento di questo Mondiale e non vogliamo lo diventi anche della prossima Olimpiade. Siamo a metà mandato, c’è ancora modo di dare una reale sterzata ma per farlo bisogna esser disposti a cambiare atteggiamento, analizzare seriamente le cause di Amsterdam, valutare e ponderare i correttivi e, soprattutto, ritrovare grande, grandissima, umiltà.

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14 pensieri riguardo “E adesso?”

  1. I campionati del mondo Senior non sono ne i mondiali yuniores, n’è gli U23;
    I Campionati Mondiali senior non venivano vinti da una barca olimpica Italiana da quanti anni?
    Con quale Compagine sono stati rivinti l’anno scorso?
    Forse sarò ripetitivo, ma il sunto non cambia dalla mia osservazione fatta sull’altro articolo
    “se i geni FISA non scambiavano le corsie, a quest’ora i commenti sarebbero stati leggermente diversi.”
    Michele.

  2. A prescindere dalle corsie e dalla considerazione che possiamo avere dei “geni FISA” sui cambi corsia, questo è un criterio tecnico che mi sembra sia stato accettato da tutti.
    Facciamo in modo che ci sia anche qualche italiano tra questi tecnici, così quando si tratta di prendere delle decisioni possiamo quantomeno tentare di dire la nostra: se continuiamo a pensare che sono dei vecchi soloni che non capiscono niente e con i quali non vogliamo dialogare poi si paga pegno.
    Oppure, visto che sappiamo come funzionano le cose, cerchiamo di ottenere sempre i migliori piazzamenti possibili fin dalle batterie: sicuramente il doppio PL maschile è stato penalizzato, come tra l’altro quello francese, ma il doppio PL femminile non avrebbe comunque avuto una corsia tanto migliore, visti i piazzamenti durante le fasi di qualificazione.
    Invece di dare come al solito la colpa agli altri farei una semplice analisi tecnica: guardando le gare ho riscontrato che quasi tutti i nostri equipaggi, a prescindere dalle corsie, mediamente battevano 2 o 3 colpi di più per fare la stessa velocità delle altre imbarcazioni
    Il 4 senza ed il 2 senza che nel finale di gara “volano” a 43-44 colpi ma aumentano proporzionalmente di molto poco la velocità mi sembra ribadiscano questo principio.
    Da ignorante penso che significa due cose: o facciamo una palata più corta o mettiamo in acqua meno forza; qualcuno dirà che paghiamo la differenza di altezza a peso tra i nostri atleti e quelli delle altre nazioni, e questo forse mi può andare bene per i senior, ma come la mettiamo con i/le PL?
    Quindi, semplice logica – sempre ignorante – o abbiamo sbagliato le leve oppure c’è qualcosa che non va nella nostra preparazione.
    Ma non abbiamo creato un centro studi all’avanguardia che doveva riportare il nostro canottaggio all’avanguardia dopo che era precipitato nell’oscurantismo dei programmi di “scuola Nilsen”?
    Hanno tanto criticato la gestione tecnica precedente e osannato “il nuovo”: non era più semplice dire che ci possono essere opinioni e metodiche diverse e che si voleva provare a cambiare?
    Ora come ci spiegano che tutto il nuovo e avanguardistico sistema non ha funzionato?
    Sarà sempre e di nuovo colpa degli atleti che non hanno saputo recepire le novità?

  3. Buongiorno,

    commento per la prima volta un’articolo, perché sono stanco di veder morire il movimento senza proporre cure.
    Sono un canottiere ma nella vita faccio il manager e per la mia esperienza credo che una speranza ci sia.
    Non bisogna inventare nulla ma DECIDERE di affidarsi a professionisti e apportare le soluzioni VINCENTI degli altri sport.

    Per iniziare una riflessione seria, propongo questa storiella….

    Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canottaggio con equipaggio di 8 uomini. Entrambe le squadre si allenarono con il massimo impegno, ed arrivato l’atteso giorno della gara ciascuna era al meglio della propria forma, ma, i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre 1 chilometro.

    Dopo la sonora sconfitta, il morale della squadra italiana era a pezzi, completamente a terra. Il Top Management prese sul serio la situazione, e durante una riunione decise all’unanimità che l’anno successivo la squadra avrebbe centrato l’obiettivo.

    Fu così istituito un Gruppo di Studio, che con sofisticate tecniche di Problem Solving ed estenuanti sedute di Brain Storming riuscì ad individuare il problema che aveva portato la squadra alla sonora sconfitta.

    La relazione del Gruppo di Studio evidenziò che la concorrenza aveva sette uomini a remare ed uno al comando, mentre la squadra italiana era composta da un uomo a remare e sette che comandavano.

    In siffatta situazione, il Top Management si sentì obbligato a fornire una chiara prova di efficienza gestionale ai propri azionisti, ingaggiando una Società di Consulenza che riorganizzasse la struttura della squadra.

    Dopo alcuni mesi di duro lavoro ed estenuanti sedute di Brain Storming, gli esperti del settore giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e poche a remare.

    Il Top Management decise quindi di mettere in atto una profonda ristrutturazione della squadra, con un organigramma che prevedeva 4 Comandanti, 2 Supervisori, 1 Capo dei Supervisori, 1 persona a remare. Si introdussero inoltre una serie di punti per motivare il rematore, dandogli maggiori responsabilità ampliando il suo ambito lavorativo.

    L’anno successivo i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre 2 chilometri.

    Ciò portò al licenziamento immediato del rematore per scarsa efficienza sul lavoro, mentre il gruppo di comando fu gratificato di un bonus come ringraziamento per il grande impegno dimostrato.

    La società di consulenza produsse quindi una nuova analisi, concludendo che le decisioni aziendali erano giuste, la motivazione del team era buona, ma doveva assolutamente essere migliorato il materiale usato nella competizione per riuscire a raggiungere l’obiettivo.

    AL MOMENTO SI STA PROGETTANDO UNA NUOVA BARCA.

    (tratto da THE INSTABLOG)

  4. Certo che se doveva essere il Mondiale della consacrazione della nuova gestione Abbagnale : e` invece stato il Mondiale di Gandola!!
    Meditate molto e fate un passò indietro fino che il tempo lo permette!!

  5. Alessio, la storiella è vecchia come Noè e girava in fotocopie già da metà degli anni ’90’. Si addice però perfettamente all’attuale gestione FIC. Tu quindi, praticamente, cosa proponi? Non l’ho capito. Giovanni invece ha dato un giudizio molto arguto e tagliente che condivido. Si può ancora fare un passo indietro altrimenti saremo condannati a due anni di polemiche e veleni fino alla catastrofe finale di RIO. Questo futuro i nostri ragazzi non lo meritano perchè ad allenarsi due volte al giorno per non concludere niente ci sono LORO e non noi che stiamo comodamente in poltrona davanti al pc.

  6. Abbagnale, commentando il mondiale, ha dichiarato che presterà attenzione alle critiche ma non a quelle strumentali. Di solito quando qualcuno parla di critiche strumentali, si intende “quelle che non mi vanno a genio”. Marco, sembra proprio una frase su misura per te (e per noi).
    A parte le battute, mi pare chiaro che gli equipaggi italiani abbiano dimostrato una preparazione “inadatta”. Cosa significa inadatta, che non si sono allenati bene? No, tutt’altro. Sono certo che hanno lavorato bene, e tantissimo. Programma sbagliato? Non è detto nemmeno quello. Forse è la strategia generale che non va. Anche il doppio Fossi-Battisti, che ha condotto una gara a ritmo forsennato, ha rischiato di perdere l’argento agguantandolo per un solo centesimo. Siamo sicuri che la tattica di sparare tutto e poi resistere nel finale, quella degli Abbagnale, sia ancora spendibile? Sono passati 30 anni e il due con è stato messo in soffitta. E siamo certi che la tecnica di voga adottata sia ancora remunerativa? Si parla di malanni ripetuti: ma è un caso? Forse anche questi potrebbero essere motivi di riflessione…
    Toccherà ai tecnici ragionare ma ci vorrà moltissima umiltà e la coscienza del fatto che nessuno ha il Vangelo in tasca. E se proprio un Vangelo del remo esiste, è in tasca ad altri. Ai Neozelandesi, o ai Britannici, per esempio.

  7. A proposito di malanni ripetuti, ma se Fossi sta fermo 40 giorni (dichiarazione di Battisti) e arriva secondo e Miani si becca una polmonite – e quindi anche lui è costretto a non allenarsi – ma poi vince il mondiale, allora a cosa serve allenarsi due volte al giorno ogni giorno?

  8. Gianni, questo è quello che hanno pensato tutti infatti. Sul fatto poi che il mondo copii igli allenamenti di La MUra c’è una fonte certa? Chi ha messo in giro questa leggenda metropolitana? Qualche DT straniero ha mai rilasciato una dichiarazione in merito. A me sembra solo aria fritta 😦 😦

  9. E’ molto più di aria fritta o leggenda metropolitana, anche perchè il Dottore non ha mai voluto che i suoi programmi uscissero dal territorio nazionale, e non mi risulta che alcun tecnico italiano sia andato a tenere corsi sulla metodologia di allenamento in Nuova Zelanda o sia mai stato consultato in merito.
    E’ stata solo la massiccia campagna di disinformazione messa in campo durante le Olimpiadi di Londra per valorizzare la medaglia del doppio e mettere in cattiva luce tutti gli altri risultati.

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