Boom Nuova Zelanda, per l’Italia grande crescita di squadra

Il grande salto del 4 senza a Varese
Il grande salto del 4 senza a Varese

Cambiano i rapporti di forza, a livello Under 23, dopo i Mondiali di Varese. Concentriamoci subito sulle due massime potenze, a livello assoluto, del canottaggio internazionale. Se la Gran Bretagna continua a non tenere quest’evento in massima considerazione, portandosi a casa la “miseria” di tre argenti ed un bronzo, diversamente bisogna sottolineare la straordinaria avanzata della Nuova Zelanda. Non tanto per la medaglia in più, 6 oggi e 5 nel 2013, ma per la qualità delle sue finali. Alla riconferma dell’otto maschile, infatti, si aggiungono le affermazioni dello straordinario due senza femminile e del doppio leggero femminile. Così si spiega la vittoria del medagliere, davanti alla corazzata degli Stati Uniti: due vittorie tra le donne, grazie a quattro senza ed otto, ed una tra gli uomini, con il singolista leggero. 

Gli obiettivi del Mondiale, indicati da La Mura (almeno sette medaglie) e da CanottaggioMania (superare la Germania) sono stati entrambi raggiunti da un’ottima squadra, quella appunto presentata da Spartaco Barbo (uomini) e Claudio Romagnoli (donne). Chiaramente, l’esplosione di Nuova Zelanda e Stati Uniti, unitamente all’aumento del numero delle nazioni vincitrici di almeno un titolo mondiale (da 11 a 13), ci costringe a un arretramento. Da secondi a terzi, da quattro a due medaglie d’oro. Ma sotto questo profilo, decisamente più “gamberi” di noi, sono Germania (quarta nel medagliere) e Romania, che dopo il poker di Linz deve accontentarsi del successo del doppio femminile. Va rimarcata la crescita di alcune importanti realtà: la Francia (da tre a cinque medaglie con due ori), la Lituania (da una a tre medaglie) di Postiglione, il Canada (da un solo argento a tre medaglie con un oro), ma anche la Repubblica Ceca, capace di vincere due titoli mondiali a Varese.

Tutto questo riguarda esclusivamente il medagliere in termini di rapporti di forza e Varese resta, senz’altro, il miglior Mondiale degli azzurri negli ultimi nove anni. Intanto siamo la prima nazione per numero di medaglie. Nessuno è, a braccetto con noi, a quota sette. Diciotto azzurri medagliati a Linz 2013, venti quest’anno. Dieci finali (già buonissimo traguardo) a Linz 2013, tredici quest’anno. Pur tenendo ben presente l’incremento del tasso di qualità (gli ori, in particolare) della concorrenza internazionale, dobbiamo osservare che questi segnali di crescita dei nostri giovani, nell’anello di congiunzione Junior-Senior, sono importanti. Questo più ci interessa.

Non v’è dubbio che, in campo maschile, questi risultati nascano dalla collaborazione tra i settori e per Spartaco Barbo poter quest’anno, a differenza del 2013, disporre dei “pezzi da novanta”, ovvero Under 23 allenatisi o, nella maggioranza dei casi, titolari nella squadra assoluta, sia stata la migliore delle armi. Punta e coppia Under 23 sono lo specchio di quanto succede tra i Senior. Se nella punta siamo, a Varese, i migliori al mondo con 2 ori ed un quinto posto (in finale l’otto dopo otto anni) ed un sesto posto, abbiamo invece maggiori difficoltà nella coppia dove il miglior risultato è il quarto posto del quattro di coppia. Ancora, qui,  non si riesce a realizzare quella ricercata, fruttuosa, integrazione con i veterani e c’è, quindi, la necessità di insistere richiamando in raduno i nostri migliori talenti e facendoli remare assieme ai più esperti. Non so se già in vista di Amsterdam ma sicuramente subito dopo.  Le donne, buona parte delle quali giovanissime, raddoppiano: le barche lunghe Senior non sono ancora competitive, d’accordo, ma quattro finali e due medaglie sono un bilancio da tenere nel dovuto riguardo. I Pesi Leggeri non sono brillanti come a Linz (tre ori) ma mantengono lo stesso numero di medaglie (un argento e due bronzi).

Nelle 4 parole scambiate dopo la finale dell’otto maschile, pur mantenendo il solito basso profilo che lo porta a non abbattersi quando non arrivano i risultati auspicati ed a non esaltarsi nelle giornate dei trionfi,  il nostro primo dirigente strizzava l’occhio soprattutto alla crescita delle barche olimpiche invitandoci probabilmente a fare altrettanto. Non si preoccupi, il nostro Presidente Abbagnale, perché chi scrive lo fa dal 2007 quando l’allora DT Andrea Coppola, anch’egli scuola Castellammare come lui, lo invitava, invece, a fare il contrario ed a non fare alcuna distinzione tra ciò che, a livello Under 23, è olimpico e non olimpico.

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