Voglia di volare

L'otto dopo l'arrivo del recupero (foto Perna)
L’otto dopo l’arrivo del recupero (foto Perna)

Per capire quanto accaduto a Varese oggi, devo per forza tornare indietro di cinque anni. Uguali emozioni che allora pensavo fossero irripetibili ma non è stato così. Brive la Gaillarde 2009. Francesco Schisano, Marco Di Costanzo, Alessandro Addabbo, Marco Andreucci , Luca Parlato, Vincenzo Abbagnale, Roberto Bianco, Giuseppe Vicino, il timoniere Enrico D’Aniello. Non è possibile dimenticare quell’avventura del Mondiale Junior. Avaro, in termini di quantità, di gioie con solo due bronzi: il 4 con e, appunto, l’otto. Ma che medaglia quella centrata dalla nostra Ammiraglia! Ancora negli occhi la sabbiosa zona d’arrivo, dove fremente è l’attesa degli equipaggi. Ultimi 500 metri di una finale thrilling. La Germania prende per i capelli la Gran Bretagna e va a cucirsi l’iride. L’Italia, stabilmente terza, soffre il ritorno degli Stati Uniti, capace di mettere la propria punta avanti a noi a 150 metri dal traguardo ma poi la reazione, veemente e prepotente, che ci permette di scalzare l’ammiraglia a stelle e strisce e salire sul podio. Un’impresa centrata per soli 13 centesimi. 

Altro periodo, altra Ammiraglia, ma ancora storia emozionante di giovani canottieri. Anzi di giovani eroi. Si chiamano Nicholas Brezzi, Andrea Guanziroli, Filippo Mondelli, Matteo Borsini, Guglielmo Carcano, Pietro Zileri Dal Verme, Luca Lovisolo, Alessandro Mansutti ed Andrea Kiraz. Dopo otto anni, seguiti da Gaetano Iannuzzi e sotto le direttive del caposettore Spartaco Barbo, hanno riportato l’otto Under 23 in finale al Mondiale. Dopo una batteria da cancellare, dopo un recupero che a metà gara li vedeva ancora relegati al quarto posto dietro le corazzate Gran Bretagna, Polonia e Olanda.

Ero sul catamarano del Comitato Organizzatore, di questo ringrazio Luca Broggini e Luigi Manzo per l’opportunità concessami in questo Mondiale, per il commento, in italiano, della gara. Al mio fianco l’amico Michiel Jonkman, voce inglese ma cuore olandese, rideva simpaticamente della sofferenza provata nel momento in cui la rimonta era ancora sogno o miracolo. Quanto successo nella seconda metà del percorso è difficile da raccontare o semplicemente riassumere.

Vedere quest’otto azzurro calpestare l’Olanda (ahi, Michiel, ahi…), inghiottire la Polonia (4 secondi succhiati via in 500 metri…) ed insidiare anche la Gran Bretagna, leadership salva al traguardo per 48 centesimi,  è stato incredibile ma fine a un certo punto. In barca avevamo ragazzi di grande valore, 5 campioni mondiali Junior ai remi (più un timoniere oro nel 4 con Under 23), con una cattiveria agonistica difficilmente eguagliabile, una sensazione voglia di rivincita ed una strepitosa fame di successo.

Hanno potuto perché hanno fortemente voluto e, soprattutto, riscoperto, in mezza a quella disumana fatica, il piacere di correre. L’abbraccio dei loro genitori, in particolare, è stato il premio migliore ma una simile impresa, fosse capitata in uno stadio di calcio, sarebbe stata accompagnata, come minimo, da una “ola”.

Non importa. E’ stato fondamentale superare la vertigine di giovedì che oggi, parafrasando Jovanotti, abbiamo capito che non era paura di cadere ma voglia di volare.

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