Alle porte di Henley

canottaggiomania_henleyHenley, una delle migliori vetrine del canottaggio. Qui la regata è, non a caso, royal. Campo di regata olimpico nel 1908 e nel 1948, anno del trionfo del quattro senza Moto Guzzi, non è solo teatro di affascinanti “testa a testa”, sfide tra due equipaggi sulla distanza di 2112 metri, ma è anche sfoggio eleganza nei party organizzati tra atleti in giacca e cravatta e atlete in abito lungo e cappellino. Sembra di essere un jet set e per qualche giorno, quest’anno da mercoledì 2 a domenica 6 luglio, i calli alle mani finiscono in secondo piano. 

Sono 494 gli equipaggi iscritti quest’anno, 24 in più rispetto al 2013. 107 in arrivo da 20 paesi, purtroppo non dall’Italia, ed è un peccato perché a Henley si riunisce, ogni anno, l’élite del canottaggio. La Stewards Cup vedrà protagonista il quattro senza inglese neocampione d’Europa. Nel 175° anniversario della Regata, ci saranno anche il neozelandese Mahe Drysdale (tre volte vincitore della Diamonds Scull), la ceca Knapkova (a difesa dell’ultimo successo nella  Princess Royal Cup). Equipaggi in arrivo da Australia, Francia ed Olanda contrasteranno la Gran Bretagna, bronzo agli Europei, nel quattro di coppia (Queen Mother Cup). Otto inglese e francese a confronto.

Mercoledì 2 luglio, con inizio alle 8:30, sono previste 88 regate per le batterie. Il giorno successivo 80, poi venerdì 4 luglio sarà il momento dei quarti di finale (67 gare) e sabato 5 luglio le semifinali (44 gare). I venti trofei della Henley Royal Regatta verranno consegnati domenica 6 luglio dopo le 16, al termine delle cinque e ore e mezza di finali.

Vincere a Henley è sempre stato considerato uno dei più grandi successi nella carriera di un atleta, anche tra coloro che sono diventati campioni del mondo oppure olimpici. In effetti, c’è chi sempre sostiene “La vita di un canottiere non è completa se non ha mai gareggiato a Henley”. A vedere video e fotografie, ma soprattutto a sentire i racconti dei partecipanti, risulta difficile dargli torto.

4 pensieri riguardo “Alle porte di Henley”

  1. Caro Marco, prendo spunto dalle tue riflessioni circa l’atmosfera da jet set o vip,chiamala come vuoi, dele regate di Henley. In effetti, chi ha avuto la fortuna di calcare i campi di regata internazionali non può fare a meno di essersi sentito “importante” nel vivere certi momenti in “quei” luoghi. Insomma, c’è poco da fare, quando sei lì, spettatore o altro..ti senti un figo 🙂 Varrebbe la pena forse, recuperare un pò di quello spirito di esclusività, prettamente anglosassone, che ha sempre contraddistinto il nostro sport. Se non altro per valorizzarne l’immagine; si sa infatti che le persone cercano costantemente qualcosa di irrangiungibile nella loro vita. Da un lato, questa esclusività genetica del canottaggio ci ha sempre creato problemi, dall’altro invece ci ha dipinto come i vip dello sport.. nobile. Chissà, potrebbe essere un valore aggiunto per la promozione del canottaggio in Italia; insomma..qualcosa per vendere meglio il nostro prodotto (detta brutalmente).
    Scusate le considerazioni poco professionali; chiamatele pure ‘pensieri in libertà’ 🙂
    Ciao a tutti e buon week end remiero.

  2. “Henley, una delle migliori vetrine del canottaggio.”
    Tutto da sottoscrivere, ma ….
    Esattamente cent’anni fa, il 4 luglio Giuseppe Sinigaglia vinceva la “Diamond Sculls” ed era premiato dalla Regina d’Inghilterra. Il riferimento alle Olimpiadi per la Henley Royal Regatta è un po’ fuorviante, perché per farci stare tre equipaggi fu fatto ricorso anche a qualche escamotage, che nulla toglie ai meriti di chi ha vinto e fa rimpiangere i mancati successi olimpici per chi non ha avuto opportunità di esprimersi come su altri campi di regata. Della tradizionale gara andrebbero ricordati anche altri risultati, con vari equipaggi italiani a farsi onore, ma il risultato di maggiore spicco fu quello conquistato un secolo fa da Giuseppe Sinigaglia, il campione della Lario, che poi ferito a morte sul San Michele del Carso decedeva il 10 agosto 1916, proprio lo stesso giorno in cui a Pola gli austriaci impiccavano Nazario Sauro. E venerdì 4 luglio alla sede della Lario, con inaugurazione di una mostra storica, partiranno le iniziative a ricordo che culmineranno a settembre anche con regate sul Lario.

    Ferry

  3. Ecco qui un Michele che vi scrive dal carso, ho partecipato due volte alla HRR da “inglese”, campeggiando tra i conigli in riva al campo di regata nello spazio riservato al nostro club. Una grande esperienza, tuttavia anche in quella occasione ho imparato che il mio spirito mal si adegua alla ricerca di rendere elitari gli spazi di questo sport. Io credo che nella competizione chinque debba potersi presentare con pari dignità e possibilità alla partenza. Purtroppo spesso non è così, alcuni atleti vengono esclusi o messi in condizioni non eque da persone che decidono a tavolino la loro adeguatezza. Scusate la mia scarsezza di nobiltà.

  4. Beh, intanto renidiamo onore al grandissimo Giuseppe Sinigaglia che il buon Ferry ha giustamente citato. Per quanto riguarda il mio discorso invece, il concetto era un pò diverso: io intendevo infatti rimarcare quella incredibile atmosfera che si crea su certi campi di regata. Non necessariamente su quello di Henley che peraltro non ho mai avuto il piacere di visitare. 🙂

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