Belgrado tra dubbi e certezze

canottaggiomania_Belgrado_medagliaDalle Europee agli Europei. Dopo i primi 500 metri di Laura e Betta, anche qui il Maalox era già sui nostri tavoli. Pronto da mandar giù, con il tappo già aperto. La grande rimonta del nostro doppio leggero ci ha permesso di chiuderlo e poi, a rimetterlo nel cassetto, ci ha pensato il quattro senza maschile. Tre medaglie, due olimpiche più l’argento di Marcello Miani, sono la cifra di un appuntamento internazionale dai risultati complessivamente non in linea con i buoni traguardi centrati negli appuntamenti internazionali del 2013.  Non c’è stato, in sintesi, il proseguimento di quel trend di crescita registrato nelle regate della passata stagione e ciò stupisce un po’ alla luce del grande impegno, autunnale, invernale e primaverile, profuso da parte di tutti gli atleti, più volte riconosciuto dagli stessi tecnici federali, nello svolgere quanto richiesto dai programmi d’allenamento. Senza se e senza ma. 
Va certamente tenuto in considerazione lo stato di salute della squadra, condizionato dal dilagare del virus influenzale, ma è corretto ricondurre le prestazioni più incolori soltanto ai malanni? E’ possibile che anche alcuni dei nostri avversari non fossero in forma ottimale. Non possiamo saperlo. Il quattro senza, cambiato per metà (Gabbia e Abagnale per Lodo e Paonessa) e con il capovoga Vicino sotto antibiotici, rappresenta poi una controprova di come, in questo caso, le difficoltà sono state comunque ben assorbite. D’accordo con il nostro head coach, sul fatto che l’attività svolta nei raduni ci ha qui permesso di effettuare i cambiamenti senza compromettere nulla. Ma, alla luce della grande mole di lavoro sviluppata durante l’anno, ciò doveva accadere anche nella coppia e non solo nella punta.

Belgrado non è da buttare. In tema olimpico, i due doppi leggeri, il due ed il quattro senza (tutti già protagonisti negli ultimi Mondiali) hanno disputato ottime finali. Poco o nulla da appuntare. Una citazione di merito va a Ruta e Micheletti che, praticamente, hanno “rigiocato” l’ultima prova dei Mondiali con, in più, la rediviva Francia di Delayre e Azou. Andrea e Pietro sono arrivati a un soffio dall’argento (45 centesimi) e dal bronzo (38 centesimi). Se a Chungju, però, ci piacque la corale espressione di squadra, sei barche olimpiche in finale e due settimi posti, qui, invece, è accaduto qualcosa di diverso. Si è creato un significativo gap tra chi è entrato in finale e chi non ce l’ha fatta. In finale B, solo il quattro di coppia femminile ha dimostrato di aver smaltito l’eliminazione mentre ad esempio, le due ammiraglie,  quattro senza Pesi Leggeri e quattro di coppia maschile, ok anche qui da tenere in conto il peso dell’influenza, hanno proseguito la loro via crucis nelle gare di consolazione. Averne la certezza oggi di questo gap, per poterci lavorare già da domani, è un bene.

Gli Europei, la seconda gara più importante dopo la stagione. Più importante perché assegnano un titolo ma meno complessa, ad esempio, della prossima tappa: Lucerna. Cattaneo dice che ormai non c’è più differenza tra Europei, Coppa del Mondo e Mondiale, e lo stesso mi conferma un caposettore al telefono. E’ vero che la nuova collocazione ha stimolato nuovi appetiti, vedi Germania e Gran Bretagna, ma Franco mi consentirà di non condividere questo pensiero. Basta tornare in Corea del Sud per osservare che ben quattordici delle quarantadue medaglie olimpiche (quindi un terzo) sono andate a paesi non europei. Ed a Lucerna, dove le migliori nazioni potranno sperimentare la loro forza iscrivendo due o anche tre equipaggi di ottimo livello? La differenza nel valore delle sfide ci sarà senz’altro e sta ora alla Nazionale, con le imminenti riflessioni (anticipate da Cattaneo) dei tecnici sui progetti intrapresi e successivamente mettendo a frutto i successivi correttivi di rotta (laddove serviranno), sentirla  il meno possibile. Dobbiamo rimetterci a correre  sui binari della crescita, non possiamo permetterci il lusso di camminare.

1 commento su “Belgrado tra dubbi e certezze”

  1. mi sembra che Cattaneo dica di tutto per non dire niente.
    se sapevano che “questo europeo sarebbe stato più difficile di quello dello scorso anno” perchè hanno portato equipaggi menomati da vai malanni fisci?
    se leggiamo con attenzione il testo del commento sembra che tutto il lavoro fatto in questi mesi abbia permesso in realtà solo di poter cambiare il 50% di un equipaggio senza grandi problemi: e il resto degli equipaggi sono andati in gita premio?
    ne conoscevano il valore o speravano che qualcosa cambiasse sul campo di gara?
    alla luce anche delle tue riflessioni sulla statistica delle medaglie olimpiche, se questa è la strada giusta quanta ne dovremmo fare per avere a conquistare qualcuna di quelle medaglie ??????

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