Un po’ di Vuja in tutti loro

Vujadin Boskov
Vujadin Boskov

“Noi siamo noi  e loro sono loro”. Questa frase, apparentemente banale ma effettivamente degna di opportuna riflessione, la pronunciò Vujadin Boskov, affettuosamente ribattezzato lo “zingaro del calcio”.  E’ di questa sera la notizia della sua scomparsa. I suoi aforismi, certamente, hanno lasciato il segno. Pur essendo inimitabile ed unico, in alcuni dei nostri tecnici vedo qualcosa di lui. 
La stessa frase sopra virgolettata, lo ricordo bene, me la disse Andrea Coppola a Piediluco, a un mese da Pechino 2008, quando a tavola, mi pare ci fossero anche Franco Cattaneo e Valter Molea, ci confrontavamo su come vedevamo l’Olimpiade e, soprattutto, la concorrenza delle altre nazioni. E il pensiero di Andrea “Se devi perdere perdi, se devi vincere puoi anche perdere”? Per Vuja, dopo una sconfitta bruciante a Lecce, si traduce così. “Ragazzi, mister vi dice che se non vincete questo Scudetto siamo delle Merde…”. Tutto, naturalmente, con alla base un sorriso sornione.

Ricordo anche di aver sentito Boskov dire a un giornalista napoletano “io penso che tua testa buona solo per portare cappello” e, allo stesso modo, mi vengono le diversità di vedute tra Giuseppe La Mura ed alcuni giornalisti post Atlanta 1996. Tutti e due, per esempio, hanno battibeccato con Giampiero Galeazzi.  Ma, “dopo pioggia viene sole”, avrebbe commentato il grande cuore prima jugoslavo e poi serbo osservando le medaglie azzurre di Sidney 2000. 

Trovo boskoviani anche Giovanni Postiglione, Josy Verdonkschot e Giuseppe De Capua. Con Vuja,  Gianni e Beppe hanno in comune la Spagna. Loro in Nazionale, lui alla guida del Real Madrid. Josy, invece, la madre Olanda, terreno del primo successo del “labbro di Novi di Sad” alla guida del Den Haag. Tutti e quattro giramondo.

Certo nessun tecnico del remo azzurro avrà mai detto “Un canottiere con due occhi deve controllare la sua barca e con altri due quella avversaria” ma sicuramente avrà pensato “Grande canottiere vede autostrade dove altri solo sentieri”. E con il grande Vuja condiviso, sospirando, che “Allenatori sono come gonne: un anno vanno di moda le mini, l’anno dopo le metti nell’armadio”. 

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