Il grande salto di Andrea Micheletti

Andrea Micheletti
Andrea Micheletti



A Rio de Janeiro, in un ambiente sicuramente ostile con tanti avversari pronti a tutto per metterci in difficoltà, potrebbe effettivamente servirci un buon Avvocato. Andrea Micheletti è sulla buona strada per diventarlo e, allo stesso tempo, punta anche a “esercitare”, almeno per una settimana, in Brasile. Quarto anno di Giurisprudenza, ragazzo di quasi 23 anni con la testa sulle spalle e grande attenzione alla programmazione di ogni attimo della sua vita quotidiana. Andrea è l’emergente della coppia leggera, un nuovo asso saltato fuori nella passata stagione culminata in un argento in Coppa del Mondo e due quarti posti a Europei e Mondiali.  Feeling, ma soprattutto grande rispetto reciproco con Pietro Ruta. Leggerete più avanti quanto è importante per Andrea l’esperienza di chi, senza paura e con alle spalle solo due Mondiali in barca non olimpica, ha preso il coraggio a due mani affrontando la sua prima, bollente, Olimpiade con un “preavviso” di un paio di settimane. Micheletti parla anche di Giovanni Calabrese, suo mentore, ed Antonio La Padula, sua guida nel settore Pesi Leggeri azzurro.  E poi, nell’ultima domanda, una stoccata “off topic”. 

Con Peppo Ruta dopo l'argento di Lucerna
Con Peppo Ruta dopo l’argento di Lucerna

Andrea, evidentemente mi sono perso qualcosa tra il 2012 ed il 2013. Cosa, secondo te, ti ha portato dall’ottavo posto in singolo ai Mondiali Under 23 al quarto posto in doppio ai Mondiali Assoluti?
“In realtà non lo so nemmeno io perché negli ultimi mesi del 2012 ero addirittura combattuto. Non sapevo se continuare seriamente o esclusivamente per avere un momento di svago e per deviare dalla routine quotidiana. Forse la svolta è arrivata a inizio 2013 quando mi sono detto che per procedere in maniera impegnativa dovevo pormi degli obbiettivi precisi e concreti. L’idea fare una cosa tanto per farla non mi è mai piaciuta. La cosa forse bizzarra è che non sono riuscito a realizzare nessuno di quegli obbiettivi”.

In che senso?
“Ad esempio mi ero prefissato come obbiettivo la partecipazione alle Universiadi e, in quel periodo, ero dell’idea di voler ritentare il mondiale U23 in singolo, ma invece mi sono ritrovato a gareggiare in una specialità olimpica tra Siviglia e Chungju, passando per Mersin e Lucerna. Non dico di non aver mai pensato di poter gareggiare in una specialità olimpica, ma la vedevo come una cosa ancora molto lontana. Chi lo sa, forse è vero che per avere una cosa basta volerla“.

In tenuta Canottieri Gavirate
In tenuta Canottieri Gavirate

L’anno scorso, cosa ha fatto la differenza a Lucerna e cosa, invece, è mancato a Chungju?
“Io credo che non sia stata la preparazione. Fissati gli obbiettivi stagionali, la preparazione viene calibrata proprio per quegli obbiettivi e personalmente penso di essere arrivato con una buona forma fisica e mentale ad entrambi gli appuntamenti. Quello che forse pochi sanno è che nei due eventi, io e Pietro, abbiamo gareggiato con due barche molto diverse e la lontananza con la Corea non ci ha permesso di usare la stessa barca di Lucerna. Quella  con cui ci siamo trovati meglio, quella che probabilmente ci ha permesso di esprimere al meglio le nostre potenzialità. Questo, però, lo posso dire solo ora perché al tempo non avevamo avuto modo di verificare effettivamente quale fosse la barca migliore per noi visto che quando è stato deciso di spedire una barca piuttosto che l’altra non eravamo ancora certi di essere noi il doppio che avrebbe rappresentato l’Italia al Mondiale. Inoltre, si trattava di un equipaggio formato da poche settimane. Quindi io credo che il fattore “barca” abbia influito sul risultato finale, ma sicuramente non è stato l’unico. Potrebbe essere mancata un po’ di “esperienza” ma comunque quello che ho potuto imparare è che ogni gara è a sé ed è inutile fare calcoli su quello che può essere il risultato finale di una gara, sulla quale ricadono molti fattori. Uno su tutti: il livello di preparazione degli avversari. In generale, credo che gli errori, se così li vogliamo chiamare, possono essere costruttivi per il futuro se si ha la capacità di imparare da questi, attraverso un’analisi soggettivi ma anche e soprattutto oggettiva”.

Cosa ha Andrea Micheletti che Pietro Ruta non ha?
“Domanda difficile. Credo che forse questa domanda dovresti farla a Pietro”.

Il doppio leggero Micheletti-Luini a Mersin
Il doppio leggero Micheletti-Luini a Mersin

E allora, se ti rigiro la domanda…
“Preferisco dire che Pietro ha molte qualità da cui non solo io ma un po’ tutti dovremmo trarne spunto. Sportivamente parlando, devo riconoscergli una grande professionalità e dedizione in quello che fa, mi piace la serietà, la determinazione e l’umiltà con cui affronta le sfide quotidiane di questo sport. Dai raduni alle gare: più in generale è una persona sicuramente molto disponibile, generosa e modesta. Soprattutto quest’ultima qualità, che manca a molti, lo rende una persona aperta al dialogo e sicuramente più predisposta ad accettare le critiche, da cui credo sia molto bravo ad estrarre i punti principali che gli permettono di “crescere”. Ecco forse dovrei imparare da lui ad accettare maggiormente le critiche per farle diventare un qualcosa di vantaggioso e costruttivo per me”.

E quindi, a tuo avviso, Ruta e Micheletti stanno bene assieme?
“Direi che stanno bene assieme perché c’è di mezzo un obbiettivo comune. Lo vogliamo entrambi, in quanto sin dall’inizio siamo stati costretti a farci strada tra una spallata e l’altra. Ci vengono richieste continue conferme, quindi non possiamo permetterci di rilassarci troppo. Sicuramente la struttura regge perché ci aiutiamo l’un l’altro nelle varie difficoltà che si possono presentare”.

La domenica d'oro del Memorial d'Aloja
La domenica d’oro del Memorial d’Aloja

Memorial d’Aloja: si può essere così diversi, così brutti sabato e così belli domenica, nel giro di due finali?
“Evidentemente si, visto che siamo riusciti a fare anche questo. Sicuramente, per quanto riguarda la gara del sabato, abbiamo accusato maggiormente le fatiche della Trio ed anche il primo vero “peso” della stagione.  A mio avviso, però, la situazione, all’indomani, è stata ribaltata più per un fattore mentale, per la forte determinazione e la forte voglia di fare che ci distingue. Direi un diverso approccio psicologico alla gara e siamo così ritornati ai nostri passi riuscendo a fare nulla di più rispetto a quello che siamo in grado di fare. Chiaramente la condizione fisica , visto che non siamo delle macchine, non può cambiare cosi di netto dalla sera alla mattina”.

Gradino dopo gradino, quindi passando per Europei e Coppa del Mondo verso i Mondiali, ti sei posto degli obiettivi intermedi?
“Penso sicuramente ai principali, ovvero gli Europei, la Coppa del Mondo e i Mondiali ed è proprio su questi che deve essere finalizzata la preparazione. Non credo che per il mio modo di pensare esistano degli obbiettivi intermedi, ma piuttosto delle tappe per arrivare a quelli che sono i veri e propri obbiettivi. In quest’ottica potrei accennare ai vari raduni e sicuramente alla Trio, una gara, forse l’unica in Italia, che permette di avere un vero e proprio banco di prova per testare il reale valore degli equipaggi in grado di rappresentare i colori azzurri ai vari eventi internazionali”.

Giovanni Calabrese alla Canottieri Gavirate e Antonio La Padula in Nazionale: cosa prendi dal primo e cosa dal secondo per crescere nel migliore dei modi?
“Due personalità molto diverse. Da diversi anni, Giovanni mi dà consigli di un certo spessore su come affrontare al meglio la quotidianità di questo sport. Sicuramente il suo trascorso da atleta di vertice rappresenta oggi un punto di riferimento per me e, perché no, un obbiettivo da raggiungere. Antonio invece è una conoscenza più recente, sicuramente da lui sto cercando di apprendere quella “cattiveria” che ben contraddistingue gli atleti partenopei quando affrontano le loro gare. Sicuramente si tratta di due personalità molto forti da cui cerco di trarre ispirazione ogni giorno. Oggi mi servirà per lo sport, ma la speranza è che un domani siano utili anche nella vita quotidiana per avere un’opportunità in più”.

Durante questi raduni, lunghi e duri da affrontare, riesci a trovare il tempo per studiare? A che punto è la tua carriera universitaria?
“Ecco appunto ogni tanto devo ricordarmi anche dell’università. No, scherzi a parte … Diciamo che, come hai detto bene, i raduni oltre ad essere molto lunghi richiedono uno sforzo non indifferente e, quindi, ritagliarsi del tempo per lo studio è tutt’altro che facile. Va fatto anche quello. Ormai sono al quarto anno di Giurisprudenza e, con un po’ di buona volontà, si riesce a fare entrambe le cose. Non credete a chi vi dice che è impossibile: difficile, si, ma non impossibile”.

Concedimi una domanda “off topic”. L’ultima di questa chiacchierata. Cosa pensi del gesto di Icardi rivolto ai tifosi della Sampdoria e, soprattutto, della querelle Icardi-Maxi Lopez-Wanda? Potrebbe mai succedere una roba del genere nel nostro sport?
Premesso che il calcio lo seguo veramente poco e, quindi, ho dovuto fare una breve ricerca per sapere di cosa stiamo parlando, dico che ormai siamo abituati a sentire di tutto e non passa giorno che su riviste, quotidiani o telegiornale vi sia qualche notizia-scoop su calciatori. Che dire? E’ la normalità lo fanno per farsi notare anche fuori dai campi. Per pubblicità, per essere ricordati nel bene e nel male. Ecco, forse dovrebbero essere un po’ più rispettosi nei confronti degli altri e sicuramente spesso esagerano anche, ma a giudicare siamo tutti bravi. Per quanto riguarda il canottaggio, atteggiamenti simili a quelli che si verificano in campo, che possono essere etichettati come mancanza di sportività, possono verificarsi ma sicuramente in numero minore. Gli interessi in gioco sono molto diversi, a cominciare da quello economico. La storia Maxi-Wanda-Icardi? Ci sono ovunque e, spesso, meno si sa meglio è. Off topic per off topic, allora, fammi dire che in Italia squadre più forti della Juve non ne esistono. Anche per quest’anno non c’è niente da fare, sappiamo già chi vincerà l’ennesimo scudetto”.

Foto Artegiani, Cecchin e Perna

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