I piccoli passi

La Mura premiato al Memorial d'Aloja dal COL
Il DT La Mura premiato al Memorial d’Aloja dal COL

Riflessione post Memorial d’Aloja. La nostra Italia, così come è adesso, non può ancora permettersi di porsi obiettivi a lungo termine. Obiettivi ambiziosi, intendiamo, e se le principali potenze remiere, leggi ad esempio Australia, Gran Bretagna o Nuova Zelanda, già hanno espresso (e noi, qui, ripreso) quanto auspicano raccogliere alle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro noi dobbiamo registrare il pensiero esternato in TV dal nostro Presidente. “Qualificare il maggior numero di barche ad Aiguebelette (Mondiale 2015 n.d.r.)”.  Un mantra anche nicettiano e gandoliano, sembra un’occasione per prendere tempo. E’ un paradosso, ma se guardiamo, ad esempio, il percorso lamuriano ai Giochi Olimpici si nota che dieci barche ad Atlanta 1996 ci hanno portato una sola medaglia (l’oro di Agostino Abbagnale e Davide Tizzano), otto a Sidney 2000 ben quattro e le nove di Atene 2004 tre.  Più barche più speranze di medaglia? Solo sulla carta, sicuramente vuol dire più investimenti necessari a rendere altamente competitiva un’ampia rosa di azzurrabili nell’anno cruciale.

Con questo, naturalmente, pieno rispetto della sua prudenza e del senso della misura di Giuseppe Abbagnale. Dopo un buon Mondiale come Chungju, si disse “moderatamente soddisfatto” e prima ancora, dopo la vendemmiata di Lucerna, tenne i piedi saldamente ancorati a terra.

Siamo a inizio stagione e questa squadra ha tutti i connotati di un cantiere. Non è possibile vedere la data di “fine lavori”. Si va avanti adagio, alla ricerca delle più efficaci combinazioni e di una graduale forma. Certezze, non è poco, in almeno tre barche corte, con ancora molte prove da effettuare per costruire le migliori lunghe. L’Italia ha guadagnato terreno, rispetto al precedente quadriennio culminato nella triste Olimpiade londinese, dopo Chungju. Sei barche olimpiche finaliste, con il primo oro dopo dieci anni di digiuno. Per diventare grandi, il Memorial d’Aloja lo insegna, la strada è ancora lunga e popolata anche di guastafeste delle nazioni medio-piccole. Il doppio o il quattro di coppia della Lituania, il doppio leggero della Grecia, l’otto della Russia, il due senza femminile dell’Irlanda, per fare qualche esempio.  Ci vuole pazienza e, per ora, accontentarsi dei piccoli passi.

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