Brave, ma tutte fuori dalle stanze decisionali

canottaggiomania_mimosaNel nostro ambiente abbiamo donne che sono:

– organizzatrici di eventi;
– giudici nazionali ed anche internazionali;
– presidenti di Società;
– tecnici di ottimo livello.

La Festa della Donna porta, però, a una doverosa riflessione. Nessuna di loro si trova in prima linea nella nostra Federazione. Nessuna di loro occupa ruoli di importanza strategica o decisionale. Nessuna di loro è responsabile di un settore chiave della vita federale. All’estero è così? Non mi pare proprio… In Gran Bretagna, la responsabilità politica ed organizzativa della Federazione è passata da Diana Ellis ad Annamarie Phelps. Nella FISA, la canadese Tricia Smith è vicepresidente e le commissioni sono guidate da  5 donne.

Se da un lato il canottaggio femminile italiano, quello vogato, sta attraversando un periodo davvero molto importante per qualità e quantità diversamente sul fronte tecnico e dirigenziale siamo ancora molto indietro. Su questo, occorre senz’altro lavorarci. Ma è questione di mancato coinvolgimento (nessuna donna presente nelle squadre di Abbagnale e Gandola, ad esempio, nell’ultima tornata elettorale) oppure di volontà stessa da parte delle donne? Da segnalare che nel passato quadriennio Enrico Gandola ha scelto una donna, la signora Monica De Luca, come Segretario Generale e, quindi, motore della struttura operativa al servizio delle Società e dei Comitati. Da qualche mese, Giuseppe Abbagnale le ha affiancato un uomo, il Direttore Generale Maurizio Leone, di cui ancora oggi, marzo 2014, non conosciamo le funzioni in quanto non risulta inserito nell’organigramma federale.

Nel Consiglio Federale, abbiamo 1 donna (Sara Bertolasi), espressione della volontà degli Atleti e non delle Società. Con lei, anche Lucilla Aglioti nella Commissione Atleti che è guidata, però, da Antonio Prezioso. Meno male che il Coni ne ha indicata una, la signora Angela Salvini, all’interno del Collegio dei Revisori dei Conti “naturalmente” presieduto da un uomo: Sergio Rossi.  Negli organi di giustizia, ce ne sono ben 3, ma nessuna di loro li presiede: Emilia Lodigiani è sostituto procuratore (Antonio Cascone), Barbara Icardi (presidente Simone Colla) e Valentina Minelli (presidente Stefano Scovazzo) fanno rispettivamente parte delle commissioni Giustizia-Disciplina e Appello.

Le Commissioni nominate dal Consiglio Federale, Finanziaria-Carte Federali-Dismissione Beni Federali-Aggiudicazione Gare-Benemerenze-Sviluppo Centri Periferici, comprendono, in totale, 0 donne appartenenti alle Società della nostra FederazioneNessuna traccia anche nella Commissione Direttiva Arbitrale, ma tra gli Internazionali abbiamo l’esperta Manola Marinai, ed in quella Tecnica Nazionale. 

Vogliamo vedere i Comitati Regionali? Nessuna donna è stata eletta Presidente (nessuna si è proposta ma nessuno glielo ha mai chiesto…) o nominata Delegato. Su 84 dirigenti periferici, le quota rosa sono pari a, udite udite, 5.

Infine, nell’area tecnica, sono 35 gli allenatori suddivisi in capi-settore, coadiutori e collaboratori.  Soltanto 1 donna, Cristina Ansaldi (coadiutore Para-Rowing), è stata ritenuta all’altezza di far parte di questo organigramma.  Prima, alla guida di questo settore, c’era una donna: Paola Grizzetti. Lei oggi è componente di Commissione nella FISA e responsabile dello sviluppo dell’attività degli intellettivi-relazionali ma, al suo stato posto, il DT La Mura ha preferito recuperare un allenatore da 10 anni fuori dall’ambiente federale ma esperto di “postura e biomeccanica del movimento umano” dei disabili. 

6 pensieri riguardo “Brave, ma tutte fuori dalle stanze decisionali”

  1. Giuste osservazioni, ma forse anche le donne dovrebbero cercare di farsi un po’ piu avanti, ancora troppo timorose di assumersi incarichi importanti pur con alcune eccezioni davvero . eccellenti. Insomma, in queste cose è necessario…sgomitare un po’!

  2. Io farei una distinzione fra persone capaci e non. Uomo o donna non cambia nulla (almeno per me). Se a ciò si aggiunge una buona dose di cultura maschilista mediterranea…ecco le risposte caro Marco.

  3. Alla luce delle ultime votazioni politiche sulle “quote rosa”, i due commenti sopracitati mi sembrano veramente profetici. Certo però che se per avere parità di diritto bisogna metterlo scritto su una legge…… Che tristezza. Io cmq rimango dell’idea che le persone, indipendentemente dal sesso sono capaci o meno.

  4. Perfettamente d’accordo, proprio per questo credo che il percorso per arrivare ad una effettiva parità debba per forza partire dalle donne. Se vale in politica tanto di più vale per il nostro piccolo mondo di canottieri, sonnacchioso, conformista e conservatore. Ai tempi di CanottaggioVero scrissi più volte del gap culturale che ci contraddistingue. Se le donne del nostro mondo, dirigenti, tecnici, atlete, non faranno sentire forte la loro voce, certamente non saranno i maschi ad aprire loro la strada. Non dimentichiamo che solo pochi anni fa l’attuale DT, summa della modernità, secondo l’attuale gestione, ebbe a dirmi testualmente: “quando parli di otto rosa fai il male del canottaggio italiano”. Perché dovremmo aspettarci innovazione da un’impostazione culturale così “mediterranea”?

  5. Grazie per i tuoi pensieri, Andrea. Sergio, d’accordo sul fatto che il percorso debba partire dalle Donne e mi dispiace che nessuna di loro abbia espresso un parere su quest’articolo. Sull’innovazione e l’impostazione culturale, mi auguro che tu venga presto sorpreso, a cominciare dalla risposta trasmessa dal Consiglio Federale alla Nazionale Femminile in merito alla richiesta di maggiore attenzione…

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