Ve la do io l’America: Elmo Carcano

Guglielmo "Elmo" Carcano
Guglielmo “Elmo” Carcano

“Elmo, si vede chiaramente dalla foto: sei sempre il primo a mollare il remo ed esultare in maniera pazza, a Plovdiv un po’ meno…”. Stuzzichiamo così il nostro interlocutore. Ci separano migliaia e migliaia di chilometri. La lontana Seattle diventa più vicina grazie a Facebook ed allora, in questa chiacchierata quasi tra vecchi amici (quasi, perché tra i due il vecchio non è lui…) si parla di bei ricordi e di qualche inedito dell’ultimo triennio che non troverete in questa dialogo. Eton e Plovdiv. I suoi due successi iridati, come prodiere dell’otto. Il secondo, quello della riconferma, sicuramente più difficile dal punto di vista mentale. Meno esuberanza, più freddezza. Allora, proprio in Bulgaria, venne spontaneo al buon Guglielmo Carcano gridare “Noi italiani vinciamo perché remiamo con il cuore”, dedicare l’oro a un amico prematuramente scomparso e lanciare un messaggio, molto diretto, ai Gufi. Di chi stiamo parlando? Di coloro che comodamente sistemati sul proprio albero bacchettavano il successo dell’anno prima, nella Cattedrale del Remo, Eton. “Non si ripeterà, non si ripeterà. In Gran Bretagna non c’erano avversari”. Detto e fatto. Otto azzurro in festa e Gufi in volo verso il santuario di Sant’Egidia, la guaritrice dell’Invidia. 

Ma guardiamo avanti, non indietro. Elmo, ma questo Paese è davvero ridotto così inospitale da spingerti, senza pensarci troppo, a lasciarlo per correre a Seattle a studiare e fare sport ad alto livello oppure era semplicemente l’occasione della vita non da non perdere?
“E’ stata letteralmente l’occasione della vita o forse la giusta ricompensa per tutti i sacrifici. In ogni caso non ci ho pensato due volte e l’ho presa al volo. Contatti, esami, e-mail si sono susseguiti per quasi un anno e mezzo, da quel pomeriggio del 6 agosto 2011. E ora sono qui. Ogni tanto penso di aver preso troppo al volo questa scelta senza valutare troppo i contro. Ma poi rifletto subito sui pro e quello che sto costruendo per il mio futuro, remiero e accademico, e sono certo che non avrei potuto desiderare altro. Anzi, mi sarebbe piaciuto avere la stessa occasione Italia ma il nostro paese è ancora molto lontano da questa mentalità”.

L'abbraccio con il grande amico Pietro Zileri
L’abbraccio con il grande amico Pietro Zileri

L’organizzazione del canottaggio ad alto livello? Remare negli Stati Uniti oppure in Italia è come scegliere se andare a cena con Scarlett Johansson oppure con Sandra Milo?
“Eh si,  l’organizzazione e le strutture ti fanno partire già ai 500. La sinergia tra studio e canottaggio, meglio dire lo sport in generale, è fantastica. L’allenatore è sempre in contatto con i nostri professori tramite un Academic Advisor. In poche parole, vai male a scuola o salti lezioni? Ricevi punizioni in allenamento. Hai un’ottima media, superiore al 3.5/4.0? L’ allenatore ti offre una cena nel miglior ristorante della città. Questa è la competitività negli Stati Uniti. Si fa tutto per un obiettivo.  Pretendono molto, è vero, ma danno anche molto: a partire da un servizio di fisioterapia con Tecars (il plurale è d’obbligo), vasche di acqua fredda e calda per le riabilitazioni, oltre a altri numerosi macchinari che sfortunatamente in Italia non ho mai visto. Passi poi a nutrizionisti, psicologi e palestre super attrezzate”.

Tu ed il Conte. Difficoltà d’ambientamento o tutto è filato liscio da subito?
“Difficoltà di ambientamento a 1000. Certo, a casa si va fieri di tutto. ‘L’America è fantastica’, ma quando sei qui a 10.000 km di distanza da casa e Canottieri Moltrasio, famiglia, amici, ragazza..  Non è tutto così’ facile. Il problema non è tanto la lingua, noi italiani siamo famosi nel mondo per come ci esprimiamo gesticolando, ma è proprio l’essere in un contesto nuovo. In più la competizione: è funzionale, ma porta ad un notevole stress. Ogni allenamento è come un test e l’impegno richiesto a scuola è molto. Arriviamo al week-end davvero stanchi. C’è però un notevole vantaggio ed è la squadra che abbiamo al nostro fianco. Siamo un gruppo di 30 ragazzi che si aiutano in ogni occasione e fanno di tutto per essere a proprio agio.  Ricordo come per il Thanksgiving facessero a gara per avere come ospiti a casa noi stranieri. Sono piccole cose ma ti fanno sentire accolto. Il gruppo è diventato ormai come una nostra famiglia”.

Eton: titolo numero uno!
Eton: titolo numero uno!

Quante ore vi prende lo studio e quante il canottaggio in una giornata?
“Troppe. La nostra giornata inizia alle 7.30 con sveglia e colazione per andare a lezione. Si inizia alle 8.30, ma la nostra abilità nel riuscire ad arrivare in ritardo nonostante ci separino solo 3 minuti a piedi dalla classe è degna davvero di nota. Gli italiani si fanno sempre riconoscere.  Le lezioni finiscono verso mezzogiorno e abbiamo circa due ore prima dell’allenamento che inizia esattamente alle 14.40, cambiati e avendo già fatto allungamento. Nella pausa pranzo, di solito, o si studia o si dorme o si ritaglia un po’ di tempo per uno Skype transoceanico. Devo ammettere che la prima opzione è piuttosto rara. Finito l’allenamento, mangiamo direttamente nella sede remiera. Sopra la palestra c’è infatti il ‘training table’, ovvero una mensa a buffet riservata solo agli atleti di tutti gli sport. Il messaggio è molto chiaro: ‘Sappiamo che mangereste schifezze in giro, quindi le cene ve le organizziamo noi’. E’ doveroso ammettere che lo sanno fare molto bene, sono sempre delle super cene con 3 scelte di pasta, 2 di carne e 2 pesce con almeno 10 diversi verdure e frutta, già’ tagliata e così anche la mancanza di mamma che sbuccia la mela si sente di meno. Quindi vien chiaro che il tempo dedicato a mangiare è notevole. Finita la cena poi ci mettiamo a studiare per almeno 2 ore prima di crollare letteralmente a letto. In settimana poi abbiamo alcuni allenamenti alla mattina, con sveglia verso le 5.30 e quindi lo studio serale viene meno. Il week end, poi, è davvero dedicato gran parte allo studio e al riposo. Studiare in un’altra lingua è faticoso e richiede ancora tanto tempo”.

Plovdiv titolo numero 2 (copertina di CanottaggioMania, non per caso...)
Plovdiv titolo numero 2 (copertina di CanottaggioMania, non per caso…)

Quali sono le cose più “pazze” che avete fatto in questi mesi?
“Diciamo che trovare i biglietti per andare al concerto Macklemore un’ora prima dell’inizio del concerto e decidere di andarci non curanti dell’esame che ci attendeva il mattino dopo è stata una mossa parecchio azzardata. La scorsa settimana c’è stata poi la finale del SuperBowl, vinto dai Seattle Seahwaks. E’ stata una notte di pazzia e festeggiamenti, con fuochi d’artificio, falò in mezzo alle strade, polizia e pompieri. Difficilmente la dimenticherò. Sembrava un po‘ di rivivere quel 9 luglio del 2006 in cui la Nazionale di calcio vinse i Mondiali… Anche se devo ammettere che il Football, per me, è uno solo e si gioca e giocherà sempre con la palla rotonda.. Altre cose pazze? Caro Marco, verba volant, scripta manent”.

In famiglia ed in Canottieri Moltrasio, come ti fanno sentire la loro vicinanza?
“Sento tutti molto spesso su Skype. Mi raccontano come vanno le loro giornate e i loro allenamenti. Mi fanno sempre sentire parte del gruppo. Poi, alla cena societaria di fine novembre, abbiamo creato un contatto Skype ed è stato davvero fantastico. Mi hanno proprio fatto sentire parte di quella che famiglia che non ho mai abbandonato  e che raggiungerò a giugno per andare alla caccia di quel tricolore che ancora manca”.

canottaggiomania_carcano_AmericaNaturalmente ti aspettiamo anche per i Mondiali Under 23. Sei pronto a dare nuovamente il tuo contributo?Quest’anno si corre in casa, ci teniamo…
“Assolutamente si! Qui ci alleniamo forte! Sicuramente la tecnica è un po differente, ma a livello fisiologico sto migliorando davvero tanto e sarò pronti a dimostrarlo al ritorno a giugno! Per ora mi tengo aggiornato leggendo CanottaggioMania. Continua cosi’ Marco! Leggo sempre con grande interesse i tuoi articoli che spaziano dall’Italia a tutto il mondo. Keep going!”. 

Foto Detlev Seyb

1 commento su “Ve la do io l’America: Elmo Carcano”

  1. Ciao Marco, complimenti per lo spledido pezzo su Guglielmo.
    Dai contenuti della tua intervista si evince chiaramente che lo sport universitario, in Italia scarsamente considerato, nel nord America è ritenuto prioritario, tanto da “rubarci” gli elementi migliori. Le sinergie tra università e mondo sportivo nascono, in altre nazioni, da un “sistema” che funziona perfettamente e che porta a vivere il sacrificio sportivo e scolastico di alto livello con molta serenità.
    Sarebbe bello riuscire ad accompagnare passo passo il percorso di crescita dei nostri ragazzi, vederli vincere, vederli perdere mentre diventano grandi. E quando di fronte a nuove opportunità sai che è giusto accompagnarli ancora, l’orgoglio si unisce a un pizzico di amarezza, perchè le risorse a disposizione spesso sono inadeguate al potenziale atletico.
    Il modello nord-americano è in questo senso di grande esempio.
    Alessandro Donegana

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