La Mura un anno dopo

canottaggiomania_LaMura_1annoChe coincidenza! Con la fine del primo raduno di Sabaudia, naturalmente proiettato nella stagione 2014, si conclude anche il primo anno della gestione La Mura. 22 dicembre 2012: giorno dell’investitura del DT e dell’head coach (inizialmente coordinatore maschile con successivo ampliamento del raggio d’azione anche alla squadra femminile) da parte del Consiglio Federale, insieme alla scelta dei responsabili di settore a cura del DT.  
Passato, presente e futuro. La Mura affronta presente e futuro in maniera diversa da chi, fortemente, lo ha voluto nuovamente alla guida dell’area tecnica. “Siccome Monti non parla male di Berlusconi, io non dirò male di chi ha guidato la Nazionale dal 2004 in poi” disse alla Gazzetta. Vero. A parte un’intervista rilasciata a Il Messaggero, in cui non sì è astenuto dal rispondere a una precisa domanda, pubblicamente o volontariamente il DT non ha mai acceso alcuna miccia, parlando dei suoi precedessori, diversamente da Abbagnale e Tizzano che, anche se in maniera analitica e non strumentale, hanno impostato la loro relazione programmatica tenendo come unico punto di riferimento il 2009 ed arrivando a indicare pure il differente costo-medaglia di oggi rispetto a quattro anni fa su basi differenti.

 La Mura crede fortemente nel suo lavoro e nel suo metodo e fa bene perché se dal 1993 al 2004 ha portato 76 medaglie (28 oro – 21 argento – 27 bronzo) tra Giochi Olimpici, competizioni mondiali e continentali vuol dire che è un sistema vincente. Certamente non l’unico utilizzabile nel canottaggio internazionale per salire sul podio, ma vincente. Precisamente, il sistema di chi ha sperimentato sul campo, come tecnico e medico, nonché profondo conoscitore della biomeccanica e della fisiologia.

Lo chef è tornato, proponendo i buoni menù di un tempo con qualche condimento diverso frutto degli studi degli ultimi 8 anni, ma è diverso il ristorante in cui ci troviamo. Se prima potevamo permetterci gli affreschi, oggi ci accontentiamo delle pareti bianche senza buchi. Già, consultando il Bilancio, ci ricordiamo che nel 2004 investivamo tre milioni nella Preparazione Olimpica ed oltre mezzo milione di euro nelle attività delle altre rappresentative nazionali. Erano già, tra l’altro, cifre piuttosto ridimensionate rispetto agli anni Novanta. Oggi, considerando anche l’aumento del costo della vita e tutto ciò che ne consegue, la spesa complessiva della nostra Federazione per l’attività di tutta la Nazionale è inferiore di circa un altro milione di euro. Un titolo mondiale in barca Olimpica viene ricompensato dalla Federazione con premi pari a circa un terzo della somma di dieci anni fa.

 La Mura ha le spalle larghe, ci mancherebbe, ma non può permettersi di pensare solo ai nostri avversari, alcuni dei quali come Nuova Zelanda e Australia ragionano su programmazioni ed investimenti ben più elevati, ma anche ai fattori sopra citati. Insieme all’head coach Cattaneo, si trova di fronte a decisioni importanti da prendere ed a una strada davvero molto stretta per soddisfare a pieno il Progetto Azzurro di Giuseppe Abbagnale: una squadra nazionale protagonista alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e per far ciò, nel confronto con il panorama internazionale, serve vincere tre medaglie ed una di queste deve avere il colore più pregiato.  Il resto apparterrà poi alle chiacchiere da bar.

 Come ricorda lo stesso DT, il canottaggio è uno sport costoso tra raduni, materiali e trasferte. Il piano operativo per affrontarli non è paragonabile a quelli del passato. E quindi occorre farsi domande, per esempio, se ha senso rincorrere un titolo “platonico”, come la vittoria del medagliere per Nazioni dove sono gli ori e le medaglie non olimpiche a far la differenza, oppure se restringere l’attenzione su ciò che realmente conta (i medaglieri olimpico e paralimpico) dando così l’idea di non essere una Nazionale che si accontenta. Così, a ottobre inoltrato, non ci accorgeremo che, per esigenze di budget, il primo raduno scatterà solo a dicembre oppure a novembre, magari, non ci troveremo di fronte al malcontento degli Atleti (ma anche degli stessi Tecnici), alla cui grande applicazione non corrisponde adeguato riconoscimento economico. 

Avanti, perché il bilancio dei risultati (e non solo, visto il ringiovanimento e la motivazione della squadra) della prima stagione del quadriennio è senz’altro molto positivo, ma attenzione alle scelte cruciali del 2014. Quel che è certo è che percepisco, infatti, un uomo decisamente più riflessivo rispetto alla sua prima avventura. Mi dà l’idea di sentirsi parte e non il centro del Progetto. Nel 2004, pur trovando un punto di equilibrio tra chi riteneva che il bicchiere-Atene fosse pieno e chi in mille pezzi, pensai ma non scrissi che La Mura, invitato a un matrimonio, si sarebbe trovato bene solo se avesse potuto celebrare la Messa. Oggi, ne sono certo, si collocherebbe tra le ultime file. Magari in piedi o comunque lontano dai riflettori della navata centrale.

Foto Mimmo Perna

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5 pensieri riguardo “La Mura un anno dopo”

  1. Complimenti Marco per la tua nuova attività. Ti seguo dai tempi di canottaggiovero e trovo sempre nei tuoi articoli un misto di obiettività, passione, competenza ed ironia. Non era semplice ripartire dopo la tua inspiegabile mancata riconferma in Federazione nonostante l’ottimo lavoro svolto. Ce l’hai fatta. Sei ancora giovane. Continua così su questa strada ed un giorno ti rivedremo nuovamente lavorare per la cura dell’immagine del nostro sport.

  2. per me La Mura è un grande, anzi il più grande allenatore della nostra storia azzurra. Non lo si discute, si ama e basta. Detto questo, apprezzo sempre molto il tono misurato e senza bizantinismi con cui affronti ogni argomento, compresa l’area tecnica. Mi unisco agli auspici di RenzO e spero che anche nel 2014 ci terrai giornalmente compagnia con spunti sempre più interessanti e le storie dei nostri canottieri azzurri. Auguri

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