Bentornato, Edo Margheri!

Edoardo Margheri
Edoardo Margheri

Non passa inosservata una delle tre integrazioni del Direttore Tecnico Giuseppe La Mura e dell’head coach Franco Cattaneo per il maxi-raduno (83 atleti: 58 uomini, 25 donne) che da questa sera a domenica 22 dicembre si terrà a Sabaudia. Insieme a Damiano Sibillo (Ilva Bagnoli) e Ludovica Lucidi (Tevere Remo), c’è Edoardo Margheri, a disposizione del caposettore PL Antonio La Padula. Toscano, tesserato Baldesio, ritorna a sognare l’azzurro dopo diciotto mesi difficili. Due finali ai Mondiali Junior (bronzo nel doppio) e Under 23 (quinto nel quattro di coppia PL), poi un periodo buio sul quale, in quest’intervista, facciamo luce. 
Piccola nota a margine. Come nel caso di Elena Coletti, ci piace raccontare storie che siano, soprattutto, esempi positivi per le nuove generazioni. Storie in cui  Contrastare l’abbandono giovanile è uno degli obiettivi della nuova gestione Abbagnale. CanottaggioMania lo sposa in pieno cercando, attraverso i nostri atleti e le nostre atlete, di proporre nuove motivazioni per i più giovani legate all’impegno ed alla volontà nel superare anche i momenti più difficili per coronare il personale grande sogno azzurro. Ora torniamo a Edo!

Edo, complimenti per la convocazione in azzurro. Arriva sicuramente dopo oltre un anno difficile. Puoi raccontarci cosa è successo?
“Tutto è iniziato durante il raduno premondiale nel 2012. Durante un allenamento, senza nessun preavviso, avvertii una fitta alla schiena. Non riuscivo a muovermi e gli esami rivelarono due discopatie in zona lombosacrale. Niente Mondiale. Con la rabbia addosso per il mio forfait, ripresi a giugno l’attività per partecipare ai Campionati Italiani: con la vittoria in quattro di coppia, pensavo di essere tornato definitivamente in carreggiata, ma il riacutizzarsi del problema nel mese di dicembre (con ricovero ospedaliero annesso n.d.r.) mi fece capire che dovevo curarmi nel migliore dei modi lasciando perdere per un po’ il canottaggio agonistico”.

Cosa ti ha spinto ad andare avanti ed a gettare il cuore oltre l’ostacolo per continuare a inseguire il sogno azzurro?
“Pur non gareggiando, quest’anno ho comunque girato i campi di gara per tifare compagni e amici. Non mi sento affatto appagato dei risultati che ho ottenuto fin qui. Non ho mai pensato all’infortunio come episodio determinante per l’interruzione definitiva della mia carriera di atleta”.

canottaggiomania_margheri_FerraiuoloMi fai tornare alla mente una “mission impossible”: tre anni fa a Racice, uno straordinario bronzo in doppio ai Mondiali Junior con Ferraiuolo grazie un serrate eccezionale in rimonta. Eravate quinti a poche centinaia di metri dal traguardo…
“Ricordo il diluvio durante i turni preliminari, ricordo la Germania supersonica e ricordo la faccia dei rumeni, medagliati l’anno prima, a cui ho ‘sottratto’ il bronzo sul serrate finale. Ricordo anche le lacrime di mia mamma che era in tribuna ed il contacolpi che mi è stato rubato durante i festeggiamenti!!”.

canottaggiomania_margheri_edoardo_4coppiaPLMa per diventare grandi canottieri bisogna anche smaltire le delusioni come, ad esempio, quella finale Under 23 ad Amsterdam in cui negli ultimi 500 metri sfuggì il bronzo. E’ così?
“Il Mondiale di Amsterdam è stato caratterizzato dal vento non omogeneo tra le corsie. In finale, partendo sfavoriti, abbiamo provato a fare la gara della vita. Negli ultimi 500, purtroppo, abbiamo dovuto cedere agli attacchi degli elvetici. Certo che un po’ di amaro resta, perché eravamo una barca potenzialmente da medaglia”.

Calcinaia-Cremona: un viaggio che molte volte hai fatto per raggiungere il tuo amico Michelino Manzoli ed il coach Giancarlo Romagnoli. Cosa ti senti di aver imparato alla Baldesio?
“Giancarlo e la Canottieri Baldesio mi hanno dato molto, sia dal lato umano che da quello atletico. Hanno cambiato il mio modo di vedere il canottaggio, l’importanza della coesione del gruppo ma, soprattutto, la ricerca spasmodica del gesto tecnico”.

Hai guardato in TV i Mondiali Assoluti? Cosa ti ha impressionato?
“Mi hanno impressionato i giovani con i quali, prima del mio stop, passavo le giornate in raduno. Hanno combattuto alla pari contro mostri sacri del Remo mondiale”.

Il tuo sogno, immagino, lo terrai ben nascosto nel tuo personale cassetto. Ti chiedo, infine, un messaggio da trasmettere a canottieri indecisi sul loro futuro agonistico?
“Sicuramente è uno sport di grande sacrificio. Quando sei in attività spesso viene da chiedersi il motivo per il quale lo si pratica. Quando però, come nel mio caso, forzatamente devi prendere le distanze da barche e remi, capisci veramente che, dopo diversi anni, il canottaggio è diventato parte di te e non puoi davvero farne a meno”.

Foto Detlev Seyb

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