Remando con la psicologia: Sara Magnaghi

Sara Magnaghi
Sara Magnaghi

Giovanissima, me la ricordo abbracciata a Massimo Casula dopo la vittoria della finale B del quattro di coppia Junior ai Mondiali di Racice. E’ tra le piacevoli sorprese di questa stagione. Brava a inserirsi nel gruppo di vertice del canottaggio femminile dopo il secondo posto agli Europei, a bordo dell’Ammiraglia, a Varese 2012. Vent’anni compiuti lo scorso 30 ottobre, Sara Magnaghi sta portando avanti un intenso programma: rema per la Canottieri Moltrasio (a proposito, appuntamento in sede giovedì prossimo 28 novembre per l’Happy Hour pro Pontile Spezzato, non mancate!) e, da un anno, è iscritta alla Facoltà di Psicologia. Programmi di allenamento e studi da incrociare, una carriera sportiva e professionale da costruire calibrando con attenzione tutte le proprie energie. Dialoghiamo con Sara dopo il secondo posto alla regata nazionale di Varese, dietro a un’altra Sara (Bertolasi), per scoprire i suoi piani futuri ed anche… il suo passato sportivo. Dopo sei anni di nuoto, il canottaggio.

Sara, dì la verità. Bronzo agli Europei, quarto posto in Coppa del Mondo e finale ai Mondiali. Era tutto previsto?
“No, all’inizio della stagione non era affatto previsto: gli importanti carichi di lavoro negli allenamenti me lo hanno fatto desiderare e ho fatto il possibile per farmi trovare pronta”. 

Quale gara ricordi con più piacere in questo 2013?
“La gara che senz’altro mi ha dato più soddisfazione è il recupero per accedere alla finale dei Mondiali Assoluti. Sapevamo che non sarebbe stato facile e mi sento di dire che questa gara è stata vinta con il cuore e con la voglia di dimostrare che anche noi potevamo dire la nostra”.

 Le tue compagne di barca in che misura stanno contribuendo alla tua crescita e sotto quale profilo ti senti, invece, migliorata da sola?
“Le mie compagne di barca, ma direi anche di tutta la squadra, mi hanno fatto maturare molto, dal punto di vista sportivo, con la loro esperienza. Ritengo anche molto utile la “competizione” che si instaura tra di noi negli allenamenti. E’ uno stimolo per dare quotidianamente il meglio. Da sola posso dire di aver acquistato maggior indipendenza e maggiore fiducia in me stessa”. 

La tua prima avventura, la tua prima medaglia agli Europei, risale al settembre 2012. Che esperienza è stata remare a bordo di un otto rosa che, tra il suo pubblico, diventa vicecampione d’Europa?
“È stata un’emozione grandissima: innanzitutto per il risultato, che era inaspettato. Un onore, poi, poter formare un equipaggio con gran parte delle “big” del canottaggio italiano e poter vedere la felicità e l’entusiasmo di chi ci ha tifato fino all’ultima palata. Un pubblico tutto italiano che ha creduto in noi nonostante fossimo rimaste un po’ indietro nella parte iniziale della gara”. 

Eppure il Mondiale Under 23 continua a esser una maledizione. Sempre in finale nel quattro di coppia, ma mai sul podio. Ti sei data una spiegazione di ciò?
“Effettivamente, a me, le facili conquiste non hanno mai dato grandi soddisfazioni…”. 

Josy e Claudio: scova le differenze e, se ci sono, indicaci anche le analogie.
“Claudio-Josy: due grandi allenatori, con metodi e caratteri diversi, entrambi importanti per me e per la mia crescita sportiva. Josy è stato il primo allenatore con cui ho indossato la maglia azzurra; con Claudio stiamo cercando di conseguire risultati ambiziosi e ho molta fiducia in lui”

Con il fratello Mattia
Con il fratello Mattia

Sei molto impegnata con lo studio: ci racconti come procede la carriera universitaria?
“È vero, sono molto impegnata perché purtroppo il tempo a disposizione è veramente poco e sono costretta a razionalizzarlo per cercare di rispettare il piano di studi del mio corso di Psicologia. Sto cercando di sfruttare al massimo questo periodo in cui non ci sono raduni per dare più esami possibili, trovando un giusto equilibrio tra allenamenti e studio. Posso dire, con serenità, che a un anno dalla mia iscrizione alla facoltà il bilancio è positivo”.

Mettiamo che il canottaggio non esista: in quale sport Sara Magnaghi avrebbe provato a primeggiare?
“…se non avessi potuto fare buchi nell’acqua, sarei comunque rimasta nello stesso “ambiente” con il nuoto, sport che ho praticato per circa 6 anni”. 

Il 2014, per te, che anno sarà?
“Un anno di grande impegno e, ovviamente, spero anche di grandi soddisfazioni”.

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