Jacopo Mancini: “College? Obiettivo a lunghissimo termine”

Jacopo "Mancio" Mancini
Jacopo “Mancio” Mancini

Effervescenza e maturità, entrambe sullo stesso binario. Jacopo Mancini non ha paura di guardare lontano e, del resto, come potrebbe averne chi, senza particolari problemi, a 15 anni riesce a staccarsi dalla propria casa e dalla propria famiglia, comunque sempre vicina con preziosi consigli, per realizzare un progetto sportivo d’alto livello partendo quasi da zero? Allo stesso tempo, il giovane vogatore della Canottieri Firenze tiene i piedi saldamente ancorati a terra. Non si sente arrivato, dopo aver coronato un triennio di grande impegno al College di Piediluco con la vittoria del titolo mondiale Junior nel quattro con. Tutti i giorni, insieme a coach Agostino Abbagnale, prepara il terreno delle future sfide. Quelle dei Grandi, a cui si avvicina gradualmente. Ora lo attendono la categoria Under 23 e, sempre nella stagione 2013-2014, l’esame di maturità.  Due obiettivi, il prossimo Mondiale ed il diploma, da raggiungere senza strafare. 

Mancio, hai conosciuto tutti gli stati d’animo possibili da Junior: l’attesa a Eton 2011, la rabbia a Plovdiv 2012 e la gioia a Trakai 2013. Cosa hai imparato dalle prime due esperienze in funzione del grande risultato ottenuto nella terza?
“Sicuramente Eton è stata la prima grande esperienza. Anche se solo come “turista” è stata la mia prima trasferta con la Nazionale e, quindi, tutto era ben accetto. Capire come funzionava il raduno, cosa voleva dire allenarsi ad alto livello con i migliori atleti in Italia. Tutto è stato fondamentale per dare una base a quello che poi ho costruito e sto continuando a costruire adesso. Plovdiv è stata una fase di transizione. Credo che il risultato ottenuto rispecchiasse a pieno il nostro valore al tempo. Potevamo fare quello e lo abbiamo fatto, senza rimorsi. Per me, è stato il passaggio da riserva a titolare e, soprattutto, un ottimo spunto per preparare meglio l’anno successivo. Trakai è stato il coronamento dei tre anni passati nella Tana delle Tigri. Al College, l’obiettivo è a lunghissimo termine. Non possiamo fermarci ai “piccoli” risultati che possiamo ottenere da Junior. Dobbiamo guardare sempre lontano, senza mai fermarci troppo a ricordare i risultati del momento. Quelli rimangono, come ottimi punti di partenza verso altri obiettivi”.

La P
La premiazione

Sono passati più di due mesi ma certe emozioni fanno bene ai nostri cuori. Ci fai rivivere la finale del quattro con, per favore?
“Con lucida chiarezza, ho in testa solo pochi momenti. La partenza. Qui abbiamo perso terreno rispetto agli altri. La leadership, conquistata non appena siamo scesi sul passo. L’attacco ai mille metri, necessario per guadagnare qualche metro in più. Gli ultimi 250 metri, in cui la Bielorussia sfodera un serrate micidiale ed improvviso arrivando attaccatissima ai secondi. E poi l’emozione più grande: vedere così tanta gente esplodere di gioia, per noi, all’arrivo. Momenti unici”.

Il 4 con Junior in azione
Il 4 con Junior in azione

I tuoi quattro compagni: aiutaci a conoscerli meglio inquadrandone, per ciascuno, pregio e difetto più grandi.
“Ah, i miei quattro compagni. Sicuramente un gruppo ben assortito. C’era Davide Gerosa. Dopo Plovdiv, volevamo entrambi la nostra rivincita. Un grande capovoga, oltre che amico. C’era Niccolò Pagani. Lui era l’uomo più forte della squadra ed era un grande piacere averlo in barca insieme, per di più sulla stessa bordata. Forti della presenza del timoniere, sapevamo di poter tirare quanto volevamo. Senza pensieri. C’era Antonio Vicino. Si è inserito sulla barca come ultimo elemento ma è riuscito a farlo in modo perfetto, insieme a noi ed in pochissimo tempo. E poi il piccolo timoniere Niccolò Mancusi. Alla prima esperienza con la Nazionale ha fatto subito il colpaccio, ma ha pagato con il sangue (remo di Vicino, bloccato in acqua, ‘sbloccato’ inavvertitamente sulla testa del Timo a fine gara n.d.r.) la vittoria”.

Nel 2010, appena quindicenne, entrasti al College. Oggi sei maggiorenne. Tre anni a Piediluco, lontano dalla famiglia, cosa ti hanno insegnato a livello tecnico ma anche a livello personale?
“Il College è stato il punto di svolta. Senza questo progetto, non avrei fatto niente, perché a casa non sarei riuscito ad allenarmi come si deve, a causa della distanza dalla società. A livello tecnico, ho praticamente cominciato a capire come ci si allena e come si voga, ma sono ancora ben lontano dal riuscire a vogare come vorrebbe Agostino! A casa avevo già maturato una buona base con il mio allenatore Giorgio Bani ma qui, dove si fa SOLO canottaggio, è tutta un’altra cosa. Il passaggio alla Canottieri Firenze, insieme alla permanenza al College, è stata la ciliegina sulla torta”.

Mancio giovanissimo collegiale
Mancio giovanissimo collegiale

Quali sono le difficoltà più grandi che un collegiale deve superare nei suoi primi mesi e come si superano?
“In molti mi hanno chiesto come si faccia a rimanere per così tanto tempo a Piediluco senza intaccare la propria sanità mentale. Io credo che la dedizione sia stato il motivo principale per cui, anche davanti alle difficoltà,  non ho mai lasciato questo posto dimenticato da Dio per cercare di migliorare sempre di più. E non credo di essere diventato più pazzo rispetto al giorno in cui ho deciso di venire qui. La lontananza dalla famiglia è sicuramente il problema che affligge quasi tutti quelli che frequentano il College. Quello che ho capito è che il problema pende più dalla parte dei genitori.  I miei mi hanno sempre appoggiato in tutte le mie scelte, spingendomi sempre a rischiare per evitare che un giorno possa trovarmi col rimorso di non aver provato. Credo che uno stacco dai propri genitori, prima o poi, sia inevitabile. Nessun problema, quindi, se accade a 15 anni, tanto più se poi ti trasferisci in una struttura dove fai solo ciò che ti piace”.

Tanti campioni della nostra Nazionale, del passato, sono passati dal College. Di chi di loro vorresti ripercorrere le orme e perché?
“Vero, da questo posto ne sono passati molti. Io non mi sento di voler seguire un cammino in particolare, non voglio emulare nessuno. Seguendo i consigli degli allenatori sono sicuro che traccerò un percorso tutto mio. Sono molti i fattori che influenzano la vita di un atleta ed è quindi impossibile cercare a tutti i costi di imitare la vita di qualcun’altro, rischiando poi di deludere le proprie aspettative”.

L’anno prossimo Nazionale Under 23 e maturità: hai venduto l’anima al Diavolo oppure sai già bene come incastrare le due cose?
“Quest’anno la sfida più grossa è la maturità. Non sono una cima a scuola, quindi credo che sarà un mio chiodo fisso per la prima metà del prossimo anno. Entrare in Nazionale è ovviamente un altro obiettivo che mi sono posto e il pensiero di gareggiare in casa ai Mondiali Under 23 di Varese è un incentivo in più a voler dare il massimo”.

Olimpiadi: se fossi stato a Londra, ti sarebbe piaciuto esser di più sul due senza Nuova Zelanda, sul quattro senza della Gran Bretagna o sull’otto della Germania?
“Odio questi giochetti del “se fossi…”, Marco. Sono domande terribili! Sicuramente sono state 3 gare bellissime con equipaggi eccezionali. Quindi non saprei proprio cosa rispondere e passo parola tranquillamente”.

Agostino ha vinto tre Olimpiadi, sicuramente gli avrai fatto molte domande in merito. Cosa non gli hai ancora chiesto? Puoi sfruttare le colonne di CanottaggioMania per fargli una domanda secca e diretta sul suo passato da atleta.
“Agostino, da quando sono a Piediluco ed ho imparato a conoscerlo, è diventato sempre più importante per me. Oltre ad essere unico per i suoi risultati come atleta, credo sia unico anche come allenatore, perché riesce a trasmettere quei valori e quei concetti che solo un grande atleta percepisce in barca, rivestendo però, in questo caso, il ruolo di allenatore. Lo rispetto moltissimo e l’impegno che mette nel seguirci è ammirevole. Molti avrebbero già perso la pazienza con noi. Non gli ho mai chiesto direttamente niente perché credo che se una persona vuole raccontarti una vicenda, un aneddoto, lo fa spontaneamente. Così fa lui. Comunque sia, ogni volta che ci dice qualcosa, un complimento o un rimprovero, è come se ci raccontasse qualcosa di sé, perché ci mette sempre quel pizzico di storia che lui ha scritto”.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...