Il canottaggio femminile vince ancora

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Quando una donna si batte per un’altra donna, meno fortunata di lei ed alle prese con problemi seri come la violenza subita da miserabili farabutti, proviamo sentimenti di condivisione e rispetto. Se a battersi è il canottaggio femminile, con 21 otto rosa nelle acque del Tevere, allora possiamo dire di essere anche estremamente orgogliosi. Una missione nobile. Una ferma lotta contro una piaga sociale. Una volontà comune, tutte unite per contrastare un fenomeno che negli ultimi anni, statistiche alla mano, sta raggiungendo soglie inaccettabili. Oggi, a Roma, non hanno vinto soltanto le ragazze della Nazionale. Giada Colombo (Tritium), Sabrina Noseda e Sara Bertolasi (Lario), Giulia Pollini (Cernobbio), Sara Magnaghi (Moltrasio), Enrica Marasca (Marina Militare), Alessandra Patelli (Sile), Elena Coletti (Fiamme Gialle) e il timoniere Greta Masserano (CUS Torino). Sapevamo già di poter contare su ragazze che, oltre a bravura ed intelligenza, coltivano la dote, rara, della sensibilità insieme alla disponibilità a farsi portatrici di un grande messaggio di solidarietà. Non hanno vinto soltanto loro, dicevamo. La medaglia d’oro più importante, quella  della responsabilità, l’hanno conquistata anche altre 160 donne, scese in acqua per sostenere chi deve, giornalmente, fare i conti con pusillanimi di varia natura.

“Uomini senza qualità”, un eufemismo preso in prestito da una nota opera dello scrittore austriaco Musil. Negli ultimi 40 giorni, “Via le Mani”, in una grande città come Roma, ha tenuto viva l’attenzione ed acceso la fiamma della riflessione sul dramma. Un dramma non risolto ma affrontato grazie allo sport. La speranza è che molte donne, oggetto di violenza, trovino la forza di denunciare i loro aggressori e che qualcuno di questi ultimi, venendo a conoscenza di questa lodevole iniziativa promossa dalla nostra Federazione, abbia provato tanta vergogna, importante sentimento di autovalutazione che aiuta a non ripetere i più grandi errori della propria vita.

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